In Sardegna potrebbero placarsi le proteste dei pastori per il prezzo del latte. Dopo oltre 10 giorni di presidi nei caseifici e rallentamenti del traffico, intensificati anche per l'approssimarsi delle elezioni regionali di domenica prossima, gli allevatori avevano minacciato anche di bloccare porti e aeroporti. È stata approvata all'unanimità, per alzata di mano, la bozza di accordo sul prezzo del latte di pecora presentata all'assemblea degli allevatori dal Movimento dei pastori sardi. Presenti circa 1000 persone, arrivate da zone diverse dell'isola. I punti salienti prevedono da subito un aumento del prezzo a 80 centesimi al litro, contro i 72 proposti dal tavolo di sabato scorso con il ministro dell'Agricoltura Centinaio, e una griglia con garanzie stringenti per arrivare a un euro (e forse più) a fine stagione.

Per ritirare 67 quintali di eccedenze il ministro leghista Centinaio aveva promesso in tutto lo stanziamento di 44 milioni di euro, dei quali 14 sarebbero stati messi dal Viminale e 10 dal dicastero dell'Agricoltura. Il resto diviso tra banche e Regione Sardegna. Ma il braccio di ferro con gli allevatori non si era fermato, perché i pastori avevano chiesto che questi 44 milioni fossero stati impiegati per migliorare anche il loro lavoro, non solo gli industriali. "Abbiamo avuto l'ok dell'Europa al nostro piano e questo renderà più disteso l'incontro di giovedì tra le parti", ha annunciato Gian Marco Centinaio.

"Non ci stiamo abbassando i pantaloni: abbiamo iniziato la trattativa parlando di un'euro al litro e all'euro dobbiamo arrivare a fine campagna". È quanto spiegato dal palco dell'assemblea a Tramatza dai pastori che hanno studiato la controproposta insieme a un gruppo di tecnici. Una sottolineatura per risponde alle perplessità espresse da alcuni allevatori. "Il prezzo del Pecorino Romano – hanno detto – è salito in pochi giorni di 1,50 euro. E ora anche la grande distribuzione ci potrebbe dare una mano: questo aiuterebbe il prezzo a salire". Questa è la proposta che verrà portata al tavolo di filiera del 21, alla presenza del vicepremier Luigi Di Maio e della Coldiretti. La Regione e le banche garantiranno subito fino a 18 milioni di euro messi dalle banche, per il ritiro di 30mila quintali di eccedenze delle forme pecorino romano, a cui si aggiungeranno

La richiesta di dimissioni "volontarie e irrevocabili" di tutti i membri dei consigli di amministrazione dei Consorzi di tutela del Pecorino Romano Dop, del Pecorino Sardo Dop e del Fiore Sardo Dop faceva parte della controproposta dei pastori. Il presidente del consorzio del pecorino romano Dop, Salvatore Palitta, ha quindi dato le dimissioni: "Dopo aver creato il mostro, individuato la fragilità di una filiera frammentata, la debolezza contrattuale del pastore, la debolezza contrattuale dei trasformatori nel mercato, chi è il vero dominus che nessuno ha il coraggio di pronunciare? La grande distribuzione organizzata con il suo strapotere contrattuale, con le aste al ribasso. Eppure durante la negoziazione con i fornitori devono garantire un'equa ripartizione del reddito in tutta la filiera", ha scritto su Facebook.