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Prezzo di benzina e diesel scende dopo la riapertura di Hormuz, ma il 1° maggio scade il taglio delle accise

I prezzi di benzina e diesel non ‘crollano’ subito dopo la riapertura temporanea dello Stretto di Hormuz, ma continua la flessione: la benzina è tornata ai livelli di inizio aprile, il gasolio resta sopra i 2,10 euro al litro. Il 1° maggio, però, potrebbe esserci un nuovo picco perché scadrà il taglio delle accise. Una misura che gli esperti hanno criticato.
A cura di Luca Pons
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La notizia che lo Stretto di Hormuz sia tornato aperto non fa crollare i prezzi di benzina e gasolio al distributore. Il mercato del petrolio ha decisamente registrato la novità – ci sono stati cali di oltre il 10% sul costo al barile negli indici Wti e Brent – ma come sempre ci andrà del tempo per vedere gli effetti alla pompa.

La buona notizia è che, tuttavia, continua il lento calo di benzina e diesel che si è visto negli ultimi dieci giorni circa. Quella cattiva, potenzialmente, è che il 1° maggio scadrà il taglio delle accise deciso dal governo Meloni. Molte cose possono cambiare da oggi ad allora, ma è probabile che la fine della misura porti a un nuovo incremento del prezzo alla pompa.

Quanto costano oggi benzina e gasolio al distributore

Questa mattina gli italiani non si sono trovati con un prezzo improvvisamente sceso del 10% alla pompa, come è avvenuto sui mercati del petrolio. Resta in atto, però, la lenta discesa che è partita all'incirca dieci giorni fa. Il picco dei prezzi si è registrato il 9 aprile: quel giorno, secondo i dati del ministero delle Imprese che monitora i distributori, la benzina al self service costava in media 1,792 euro al litro (1,82 in autostrada). Per il diesel si arrivava a 2,184 euro al litro (2,20 in autostrada).

Poi, appunto, è partito un calo. In parte forse per il rinnovato taglio delle accise, in parte anche per l'annuncio del primo cessate il fuoco con l'Iran, che ha allentato le tensioni sul mercato del petrolio e non solo. Fatto sta che, nei giorni successivi, lentamente, le tariffe si sono abbassate. Ieri, 17 aprile, la benzina costava 1,769 euro al litro (1,80 in autostrada) e il gasolio 2,124 euro al litro (2,16 in autostrada). Una discesa di circa due centesimi e mezzo per la verde e di ben sei centesimi per il diesel.

Oggi i prezzi non sono poi molto diversi. La media regionale diffusa dal ministero delle Imprese mostra che il gasolio oscilla tra il 2,133 nella provincia autonoma di Bolzano e il 2,097 nelle Marche, la media nazionale è di 2,112 euro al litro (2,146 in autostrada). La benzina nella maggior parte delle Regioni è tra i 1,75 e 1,76 euro al litro, la media è di 1,763 euro al litro (1,796 in autostrada). Si conferma, come detto, che c'è un abbassamento in atto, senza scatti.

Perché con lo stretto di Hormuz riaperto i prezzi non sono scesi di più

Ci sono molti motivi per cui la riapertura di Hormuz non ha causato un calo immediato del prezzo. Il principale è che il prezzo del petrolio non è l'unica cosa che determina quello dei carburanti: ci sono molti altri passaggi intermedi. La benzina e il gasolio che si mettono oggi nel serbatoio sono realizzati con petrolio acquistato molto prima dalle compagnie.

In più, naturalmente, c'è l'instabilità. Con una spinta degli Stati Uniti si è arrivati a una temporanea riapertura dello Stretto, a precise condizioni. Ma gli ultimi mesi ci hanno dimostrato che le dichiarazioni provenienti da Donald Trump, in particolare, vanno sempre prese con le pinze e possono essere contraddette il giorno dopo. Senza contare che il governo israeliano di Benjamin Netanyahu scalpita per tornare ad attaccare il Libano, mentre il cessate il fuoco in quella zona è fondamentale per mantenere l'accordo con l'Iran. Insomma, oggi le navi petroliere possono passare, domani non è garantito che la situazione sia la stessa.

Dal 1° maggio niente più taglio delle accise, possibili rincari alla pompa

Il problema è che la situazione potrebbe cambiare ancora nei prossimi giorni. Non solo perché la situazione internazionale è instabile, ma perché una delle misure varate dal governo Meloni andrà in scadenza. Il taglio delle accise da 25 centesimi al litro dura solo fino al 1° maggio. A quel punto l'esecutivo dovrà decidere se rinnovarlo o meno.

Se la discesa continuasse e ci fossero ulteriori segnali di distensione tra Iran, Israele e Stati Uniti, il governo potrebbe anche decidere di rinunciare al taglio delle accise. È un provvedimento estremamente costoso e che è stato criticato da molti esperti (incluso il Fondo monetario internazionale) perché tendenzialmente aiuta in misura maggiore le famiglie più ricche, che ne hanno meno bisogno. Usando gli stessi soldi per aiutare solo chi è più in difficoltà si otterrebbero risultati migliori, sulla carta. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha commentato queste valutazioni dicendo che "la politica deve fare anche un altro tipo di valutazioni". Dunque, la porta resta aperta.

Finora il taglio delle accise non ha causato davvero un calo di 25 centesimi dei prezzi alla pompa. Come più di un analista aveva previsto, il ribasso più alto che è stato raggiunto è stato di 15 centesimi. Poi, la corsa dei prezzi si è ‘mangiata' quasi del tutto lo sconto sulle tasse. In ogni caso, se le accise dovessero tornare le stesse è probabile che si vedrebbe un nuovo rialzo improvviso, almeno di qualche centesimo. Per questo il governo dovrà valutare molto attentamente come muoversi, per evitare di scontentare i cittadini in un momento già delicato politicamente.

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