Ci risiamo. Come si suol dire "il lupo perde il pelo ma non il vizio". Così, a due anni di distanza dall'approvazione dell'Italicum a colpi di fiducia, anche il Rosatellum sembra seguirà la stessa sorte, nonostante le roboanti dichiarazioni di Renzi e Gentiloni risalenti rispettivamente al gennaio del 2014 e al dicembre del 2016. Entrambi gli esponenti del Partito Democratico, infatti, solo pochi mesi fa sostenevano che la legge elettorale dovesse essere frutto di un accordo trasversale tra le varie forze parlamentari e non avrebbe potuto né dovuto essere approvata a "colpi di maggioranza". Peccato che, come sempre, "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare", come recita un antico proverbio sempre valido. Nonostante le nobili intenzioni, infatti, sia per l'Italicum sia per il Rosatellum, è stata posta la questione di fiducia dal governo, una mossa che di fatto serve a neutralizzare la discussione parlamentare e ad accelerare l'approvazione della legge elettorale senza sostanziali modifiche. In poche parole, un vero e proprio ricatto.

"Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza è un stile che abbiamo sempre contestato", twittava Matteo Renzi qualche settimana prima di diventare presidente del Consiglio, nel gennaio del 2014. Un anno e qualche mese dopo, nel maggio del 2015, l'Italicum- la legge elettorale rigettata all'inizio di quest'anno dalla Consulta – è stato approvato proprio a colpi di fiducia. Nonostante le incessanti polemiche che si scatenarono già all'epoca, il Pd a poco più di due anni di distanza ricasca nel tranello dell'incoerenza e cerca di approvare anche il Rosatellum a colpi di fiducia, a poco meno di 6 mesi dalla scadenza della legislatura.

"Prenderà corpo il confronto tra le forze parlamentari e la necessaria armonizzazione delle norme tra Camera e Senato. Un confronto nel quale il governo, ci tengo a ribadirlo, non sarà l'attore protagonista. Spetta a voi, onorevoli colleghi, la responsabilità di promuovere e trovare intese efficaci", dichiarava il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni l'11 dicembre scorso durante l'intervento per l'insediamento ufficiale del suo governo, rigettando dunque un'approvazione della nuova legge elettorale a colpi di fiducia. Anche in questo caso, però, nonostante le promesse, il governo ha infine deciso di porre la questione di fiducia sul Rosatellum nel tentativo di farla passare in tempi brevi senza modifiche, di fatto esautorando il Parlamento.

Niente da fare, dunque, anche questa volta, nonostante le belle parole, si assisterà all'approvazione a colpi di fiducia della legge che stabilisce le regole della competizione elettorale, rigettando completamente le varie istanze mosse dalle opposizioni e dalle varie minoranze presenti in Parlamento, sbeffeggiando dunque quelle che dovrebbero essere invece ritenute le basilari regole del confronto democratico da un Partito che, ironicamente, ha l'ardire di chiamarsi proprio "democratico". Nientemeno che un ricatto, a sei mesi dalla naturale cessazione della legislatura, esattamente lo stesso tipo di ricatto mosso da Renzi nel 2015: o si approva così com'è, così come abbiamo deciso noi, oppure cade il governo e vi assumerete la responsabilità di averlo fatto cadere davanti agli italiani.