Da martedì 10 ottobre comincerà alla Camera dei deputati il percorso verso l'approvazione della nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum bis. È arrivato, non senza polemiche, il via libera della Commissioni Affari Costituzionali di Montecitorio, che ha fissato anche per lunedì il termine ultimo per depositare gli emendamenti da discutere in Aula. Il Governo ha deciso, su richiesta della maggioranza, di porre la questione di fiducia. Il via libera della Camera dovrebbe richiedere qualche giorno, dopodiché il testo tornerà alla Commissione Affari Costituzionali del Senato e infine nell'Aula di Palazzo Madama: l'obiettivo della maggioranza è di giungere a una approvazione entro la fine dell'anno, in modo da avere ancora tempo a sufficienza per gli ulteriori passaggi tecnici determinanti per l'entrata in vigore del Rosatellum bis. Si tratta di un testo su cui in Commissione sembra essersi trovata un'ampia convergenza, ma che allo stesso tempo vede il MoVimento 5 Stelle sul piede di guerra: per i grillini, che si sono rivolti al Presidente della Repubblica, il meccanismo ha forti profili di incostituzionalità ed è pensato proprio per sfavorire chi rinuncia alle ammucchiate in coalizione.

Come funziona il Rosatellum bis.

La legge prevede l'assegnazione dei seggi tramite un sistema misto, proporzionale per circa i due terzi e maggioritario per un terzo. Alla Camera i seggi che saranno assegnati con il maggioritario saranno 231, al Senato 109. Gli elettori avranno a disposizione un'unica scheda in cui troveranno il candidato del collegio con tutti i simboli dei partiti che lo sostengono. Si potrà votare tracciando un unico segno (sul candidato o sul partito). Qualora un elettorale votasse per uno dei partiti della coalizione, il voto sarebbe attribuito anche al candidato al collegio uninominale; se il voto fosse assegnato solo al candidato, non scatterebbe alcuna preferenza ai singoli partiti, ma il voto sarebbe attribuito proporzionalmente ai partiti che lo sostengono. Non sarà possibile effettuare il voto disgiunto, ovvero votare per un partito e un candidato di differenti schieramenti. Non sarà possibile indicare preferenze nella scelta dei candidati nel listino proporzionale.

Dalle prossime politiche, potrebbe essere in vigore una speciale scheda "anti frode", fornita di un tagliando rimovibile con numero progressivo che verrebbe staccato solo al momento dell'inserimento nell'urna: lo scopo è quello di evitare le "schede ballerine", alla base del voto di scambio.

La soglia di sbarramento è fissata al 3% per le liste e al 10% per le coalizione e varrà sia alla Camera che al Senato, sempre su base nazionale. Non varranno, ai fini del raggiungimento della soglia del 10%, i voti delle liste civetta, ovvero di quelle liste che non raggiungeranno almeno l'1% dei consensi.

Ognuno potrà candidarsi in un collegio uninominale e fino a 5 collegi plurinominali, nei listini bloccati che accederanno ai seggi assegnati su base proporzionale. Se eletti in più collegi si sceglierà successivamente quale seggio accettare, lasciando che il posto passi al secondo in lista.