In un'intervista a tutto tondo concessa al Corriere della Sera, Pier Luigi Bersani torna ad attaccare il Partito Democratico e il segretario nazionale Matteo Renzi. L'ultimo casus belli, che ha portato Mdp – partito fondato da Bersani, Speranza e D'Alema all'indomani della scissione dal Pd – a lasciare la maggioranza di governo è stata l'approvazione del Rosatellum bis mediante voto di fiducia, posto sia alla Camera che al Senato. Ma non è certo stata l'approvazione della legge elettorale l'unica motivazione che ha indotto Mdp e i suoi esponenti a prendere le distanze dal governo Gentiloni, già da tempo le fondamenta di questa stramba "alleanza di governo" scricchiolavano. "L’alternanza alla scuola lavoro? È una barzelletta in tutta Italia. L’accesso alla salute? È in crisi. Noi abbiamo chiesto due- tre cose, ci hanno detto di no e siamo usciti dalla maggioranza. Neanche con Mussolini abbiamo avuto una doppia fiducia in tutte e due le Camere. Loro realizzano il capolavoro dell’antiparlamentarismo", ha spiegato Bersani.

Riguardo la presunta incostituzionalità del Rosatellum Bis, l'ex segretario del Pd commenta: "Non sono un costituzionalista, ma se c’è un meccanismo dove la rete a strascico la butto nei collegi per tirare su i voti, con liste civetta, pluricandidature, finte coalizioni, etc., poi, salvo per quello che vince, tutti gli altri voti vanno da un’altra parte, anche in posti dove non vorrei andare, con gente che non vorrei sapere. Se è costituzionale questo, mi arrendo».

Nonostante la rottura, comunque, Bersani fa sapere che qualora il governo dovesse decidere di porre la fiducia sullo Ius Soli, Mdp voterebbe a favore: "Se mettono la fiducia sullo Ius soli noi la votiamo". Anche con Denis Verdini? "Ah fatti suoi non è da un po’ che lo diciamo. Verdini rappresenta il rischio di un Paese, il fatto che non si percepisca più che è l’azionista principale di questa nuova maggioranza. Io chiedo ai deputati del Pd com’è successo, dove ho sbagliato se siete entrati con Bersani e ora uscite con Verdini? Se serve un passaggio al Quirinale, valuti il Colle su cosa fare, quello che è certo è che c’è nella maggioranza una novità grossa. Ormai siamo a un governo di minoranza…A me non l’hanno fatto fare", attacca Bersani, ricordando la crisi del 2013 che portò l'allora capo dello Stato a conferire l'incarico di governo a Enrico Letta.

"Renzi è scappato con il programma. A furia di inseguire la modernità è arrivato a Verdini. La vera novità di Renzi è che ha mostrato all’establishment che poteva avere a Palazzo Chigi uno con il guinzaglio corto. Questo è lo spirito del renzismo", sostiene l'ex segretario dem.

E per quanto riguarda eventuali future alleanze elettorali in vista del voto del 2018? Bersani è netto: "Mdp cercherà di lavorare, allestire una forza progressista. In queste condizioni non vedo possibilità di allearsi col Pd, se non quelle di discutere dopo. Noi con la destra non ci andiamo. Il macigno lo hanno messo loro, se si faceva un altro discorso si poteva arrivare ad un’altra cosa. Se negli ultimi mesi della legislatura fai una legge elettorale con Tizio Caio e Sempronio, allora immagini un futuro con loro. Pensano di allearsi con la destra? Questa legislatura è partita con l’illusione di assorbire la destra e stremare i 5 stelle con un populismo a bassa intensità. Ora ci ritroviamo con la destra in auge e i 5 stelle in spolvero".

Concludendo, Bersani ha attaccato Pd e governo sulla questione banche, in particolare sulla mozione di sfiducia presentata dal partito di maggioranza contro l'attuale governatore di Bankitalia Ignazio Visco: "Il capo del maggior partito del Paese ha creato una ferita che ora rimarginare non sarà facile: diamo l’idea di un’Italia un po’ sbragata. Il capo del primo partito italiano non si può permettere un giudizio: un Parlamento non può contraddire se stesso", sostiene l'ex ministro attaccando Renzi. 

Dietro la mossa del Pd di presentare la mozione contro Visco c’era la voglia di togliere il caso Etruria dal mazzo? "Non c’è solo l’Etruria, ci sono anche le Banche venete. Sicuramente sono stati dati crediti facili a quelli a cui si voleva darli e questa cosa è stata pagata dai risparmiatori, è una cosa su cui indagare. Siccome esiste il regolatore ed esiste la magistratura, abbiamo un problema di norme: parliamoci chiaro, negli anni i colletti bianchi sono sempre intonsi. Se uno ruba la mela in un supermercato, va in commissariato; se uno distrae fondi a discapito dei risparmiatori, la passa liscia. Se io fossi ministro, anche solo per 15 giorni picchierei con una lenzuolata. Tra banche, compagnie telefoniche, stanno facendo di tutto, si vendono i numeri di telefonini, ci sono call center che fanno violenza sui consumatori, non abbiamo una legislazione adeguata".