Alle scuole del Sud non servono i soldi, ma l’impegno. Questa la linea del ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, finito al centro della polemica politica per le sue parole sulla scuola nel Mezzogiorno. In una dichiarazione rilasciata all’emittente di Caivano, Nano Tv, Bussetti ha risposto al cronista che gli chiedeva come possano fare le scuole del Sud a recuperare il gap con quelle del Nord. Per il ministro “ci vuole l’impegno del Sud, vi dovete impegnare forte. Più fondi? No, più impegno: lavoro, sacrificio, impegno, lavoro e sacrificio”. Bussetti ha spiegato su Facebook le motivazioni della sua visita in Campania: “Come ministero vogliamo far sentire la nostra presenza, essere vicini ai territori, in tutta Italia, al Nord come al Sud. Senza distinzioni. Ma al Sud dico: non vi servono solo più fondi, che non mancheranno, dovete anche credere di più in voi stessi. Nelle vostre eccellenze. Gli istituti che ho visitato oggi ad Afragola e Caivano dimostrano come l'impegno delle comunità, di dirigenti scolastici, docenti, studenti e famiglie insieme, possa produrre risultati straordinari. Saremo vicini alle istituzioni scolastiche e alle realtà formative del Sud. Ma occorre che tutte le istituzioni del territorio facciano la loro parte. Ci vogliono impegno, lavoro, sacrificio e bisogna credere molto in quello che si fa”.

Anche il Movimento 5 Stelle attacca Bussetti: “Un ministro dell'Istruzione non può permettersi di bacchettare le comunità scolastiche del Sud operando una anacronistica e illegittima divisione fra le scuole italiane, basata solo su dati non esaustivi”. A dirlo è la deputata del M5s e componente della commissione Cultura, Virginia Villani. Parla di dichiarazioni offensive il M5s Campania, mentre la senatrice Paola Nugnes commenta: “Un ministro dell’Istruzione non dovrebbe parlare così in spregio della storia, della legge e della verità”. Intervengono anche i sottosegretari all’Istruzione Lorenzo Fioramonti e Salvatore Giuliano: “Vogliamo credere che il ministro Bussetti nell'auspicare maggior impegno da parte del Sud, sottintendesse quanto siano stati finora straordinari proprio l'impegno, il lavoro e il sacrificio di tutti gli operatori della filiera scolastica e universitaria del meridione, autentici eroi civili, altissimi rappresentanti di uno Stato che non sempre ha saputo tutelare adeguatamente queste zone dalla criminalità e dal disagio sociale”.

Contro le parole del Ministro anche un suo collega nel governo, il vicepremier e Ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio. "Se un Ministro dice una fesseria sulla scuola, chiede scusa. Punto. Venire in una delle aree più in difficoltà d'Italia a dire – usando il "voi" – che per ridurre il gap nelle scuole del sud "vi dovete impegnare di più" farebbe girare le scatole anche ad un asceta. Figurarsi gli insegnanti!" ha scritto il leader del M5s su Facebook, aggiungendo: "Caro Marco, siamo noi al Governo che evidentemente dobbiamo impegnarci sempre di più. Soprattutto sulla scuola, che richiede interventi storici per le condizioni veramente indegne in cui versano tante strutture. Ci sono genitori preoccupatissimi per lo stato degli edifici scolastici e ci sono studenti che fanno lezione in condizioni imbarazzanti. Siamo noi che dobbiamo fare di più e ogni cosa che faremo non sarà mai abbastanza. Bisogna iniziare a eliminare le “classi pollaio”, quelle dove alunni e insegnanti sono costretti a fare lezione in 30 – a volte anche di più – in un'aula, una piaga in particolare del sud. Questo è un modo anche per valorizzare le competenze degli insegnanti, oltre a fare stare meglio i ragazzi. Ed è solo il primo dei disegni di legge che dobbiamo portare a casa nei prossimi mesi. I miliardi di euro che abbiamo stanziato nel 2019 per l’edilizia scolastica devono essere solo l’inizio. I fondi per nuovi laboratori devono almeno raddoppiare. Quindi impegniamoci di più come Governo. Tutto il Governo e tutto il Parlamento hanno solo da imparare da insegnanti, alunni, famiglie e tutto il mondo della scuola per come hanno resistito in questi anni a tutti i tagli e a tutti gli attacchi che hanno subito da parte dei vecchi Governi. Ci sono insegnanti che si svegliano alle 5 del mattino per preparare la lezione, per studiare e aggiornarsi, per conciliare i tempi del lavoro con quelli per la famiglia"

Loro sì che hanno diritto di dirci “impegnatevi di più”. Noi no!

Piovono critiche anche dall’opposizione. Mara Carfagna, di Forza Italia: “Le dichiarazioni del ministro sono offensive per l’intero Sud e, pertanto, irricevibili. Non le accetteremmo da nessuno, men che meno dall’esponente di un governo che col suo progetto – sbagliato, scritto male – di autonomia per le Regioni del Nord impoverirà ulteriormente di servizi quelle aree del Paese, come la Campania, dove già ce ne sono meno. Ci aspettiamo immediatamente le sue scuse e una decisa presa di distanza da parte dei due partiti che compongono la maggioranza”. Dal Pd, Simona Malpezzi parla di parole “gravi, inqualificabili e offensive”. Nicola Fratoianni, di Sinistra italiana, definisce le dichiarazioni di Bussetti come “il solito, vecchio e stanco pregiudizio antimeridionalista”.

La replica di Bussetti: ‘Non guardo con disprezzo al Sud'

Bussetti si difende dagli attacchi ricevuti attraverso un post su Facebook: “Tutto si può dire tranne che io sia un ministro che guarda con disprezzo al Sud. Credo che i fatti parlino da soli”. Il ministro parla di parole “decontestualizzate”, usate “per rappresentare un ministro ostile al Mezzogiorno, alle sue donne e ai suoi uomini. E io non lo sono. Sarebbe ridicolo pensarlo”. Bussetti parla anche dell’impegno di docenti, presidi e genitori del Sud e dei sacrifici che fanno, spiegando che i fondi servono anche al Sud, ma che “da soli non bastano”. “Il Sud è pieno di eccellenze. Dobbiamo puntarci e valorizzarle – prosegue -. Il Sud è sempre stato al centro della mia azione”.