Il ministero dell’Economia cerca consulenti iper-qualificati e con competenze altamente specializzate. Ma non ha intenzione di retribuirli. La quarta direzione del dipartimento del Tesoro ha pubblicato un bando di concorso per trovare consulenti esperti in materia di diritto bancario, societario e dei mercati finanziari. Chi si farà avanti, però, deve sapere che l’incarico non prevede nessuna retribuzione, ma sarà a titolo gratuito. Il bando è stato pubblicato sul sito del ministero dell’Economia e delle Finanze lo scorso 27 febbraio. Il titolo è: “Avviso pubblico di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di consulenza a titolo gratuito sul diritto – nazionale ed europeo – societario, bancario, dei mercati e intermediari finanziari”.

Il bando riporta questo appello: “La direzione generale ’Sistema bancario e finanziario-affari legali’ del dipartimento del Tesoro intende avvalersi per un supporto tecnico a elevato contenuto specialistico nelle materie di competenza della consulenza a titolo gratuito di professionalità altamente qualificate”. Non si fa, quindi, nessun mistero, della gratuità della collaborazione. Anzi, si specifica che oltre alla elevata professionalità serve un’esperienza accademica “non rinvenibile all’interno della struttura”. Per un incarico biennale che “non potrà essere automaticamente rinnovato o prorogato alla scadenza”. L’avviso scade a dieci giorni di distanza dalla sua pubblicazione.

Nel bando vengono specificati anche i requisiti richiesti ai potenziali consulenti per poter partecipare al bando: “Consolidata e qualificata esperienza accademica e/o professionale documentabile (di almeno cinque anni), anche in ambito europeo o internazionale, negli ambiti tematici del diritto societario, bancario, pubblico dell’economia o dei mercati finanziari o dei principi contabili e bilanci societari; Lingua inglese fluente”. Non mancano le proteste, come quelle della presidente del Colap, Emiliana Alessandrucci: “Se anche le istituzioni non rispettano la dignità dei professionisti giustificando il lavoro gratuito, non sappiamo davvero più a chi rivolgerci”.