Nel pieno della campagna elettorale, da settimane ormai tutte le coalizioni e i partiti in campo continuano ad avanzare le molteplici e svariate proposte di riforma che intendono far approvare una volta al governo. Dall'abolizione del Canone Rai proposta dal PD passando per l'abolizione della tasse universitarie avanzata da Pietro Grasso di LeU fino all'introduzione del reddito di cittadinanza e l'aumento delle pensioni minime a 1000 euro proposti rispettivamente da M5S e centrodestra, in campo da ieri sera è stata formalmente lanciata un'ulteriore proposta di riforma, che toccherebbe il sistema pensionistico italiano. Con l'ufficializzazione della coalizione di centrodestra formata da Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e la cosiddetta "quarta gamba", nella serata di ieri i leader dei partiti di centrodestra hanno dichiarato di aver trovato un accordo riguardo alcuni punti del programma, uno su tutti la riforma della "legge Fornero".

In sostanza, nel corso della serata di domenica 8 gennaio, il centrodestra ha annunciato che una volta al governo si prodigherà per l'abolizione della legge Fornero, tema da sempre caro al leader leghista Matteo Salvini. Ma questa proposta, al pari della tante altre avanzata nel corso delle settimane dal centrodestra, non è realmente realizzabile. Insomma, stando ai conti della Ragioneria di Stato, l'abolizione della Legge Fornero costerebbe 350 miliardi circa, oltre 23 miliardi nel solo primo anno di applicazione.

La riforma pensionistica varata nel 2011 dall'allora governo Monti, infatti, allungando l'età contributiva e allontanando per molti lavoratori l'età della pensione, permise di risparmiare centinaia di miliardi di euro e di rimettere in sesto i conti dell'Inps e del bilancio italiano (il 52% circa delle pensioni erogate viene infatti sostenuto attraverso la fiscalità generale e non è frutto di versamenti contributivi). Con l'abolizione della Legge Fornero, dunque, l'Italia si troverebbe a rinunciare proprio a quei 350 miliardi di risparmi cumulati fino al prossimo 2060. Il grosso del buco di bilancio, però, sempre stando a quanto rilevato dalla Ragioneria di Stato, si realizzerebbe nel medio termine, ovvero nel decennio 2020-2030: in questo lasso di tempo l'abolizione della legge Fornero costerebbe un punto di Pil all'anno, cioè 17 miliardi di euro, con un massimo di 1,4 punti nel 2020, ovvero 23,8 miliardi fra due anni.