Di attacchi alla magistratura e di politica arrembante Gian Carlo Caselli ne è esperto. In tutta la carriera, in primis con il processo contro Giulio Andreotti, l'ex Procuratore Capo di Torino ha dovuto subire gli attacchi di chi preferisce difendersi dai processi piuttosto che nei processi ed è a lui che abbiamo chiesto un parere sugli eventi di questi ultimi giorni: le parole del sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone e il prossimo incontro di Salvini con il presidente Mattarella.

"Se posso permettermi un inciso come sottosegretario neo nominato, tutti quanti sapete che appartengo alla Lega, mi auguro che ci sia una forte imparzialità e che anche in magistratura siano sempre meno presenti le correnti in particolare le correnti di sinistra e ci sia, invece, da parte vostra imparzialità“. Sono le parole del leghista Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia che poi, provando ad aggiustare il tiro, ha aggiunto: “Ho parlato così prima perché come voi sapete il mio partito ha una questione aperta con questi magistrati”. Come giudica queste affermazioni?

Soffia un vento maligno in alcuni ministeri: la tendenza a farne macchine di conflitto e propaganda per fini personali, mentre unico obiettivo dovrebbero essere gli interessi generali. E’ successo al Viminale e ora capita al Ministero della Giustizia con la stupefacente performance del sottosegretario Jacopo Morrone. Sostenere che le correnti di sinistra della Magistratura vanno abolite “perché il mio partito (Lega) ha una questione aperta con questi magistrati” (riferendosi ad una sentenza della Cassazione concernente il sequestro di somme da restituire allo Stato), è di un “candore” istituzionale così spregiudicato da risultare incredibile. Oltre ad essere un esercizio di “allegro” ribaltamento della realtà, posto che attribuire ad una corrente piuttosto che ad un’altra una decisione della corte Suprema è roba da teatro dell’assurdo.

Anche Salvini ha parlato di “sentenza politica” a proposito del sequestro dei conti della Lega, aggiungendo che si tratta di un attacco alla democrazia. Come giudica l’irrituale richiesta di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica? C’è un ritorno agli sconsiderati attacchi come ai tempi di Berlusconi?

Ci risiamo. Se una sentenza si occupa doverosamente (ricorrendone i presupposti in fatto e in diritto) di un politico, ecco che per una specie di gioco delle tre carte la giustizia diventa “politica”. Il problema non è piĂą se il politico abbia rubato o sia colluso con la mafia. Il problema diventa il colore presunto della toga. Aggredire la Magistratura per sottrarre i propri interessi al controllo di legalitĂ  purtroppo è una tecnica collaudata. Non solo ai tempi del berlusconismo imperante. Anche prima. Ricordo questa frase di Piero Calamandrei: “sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria “. Calamadrei si riferiva ad Aurelio Sansoni, un giudice che “qualcuno nei primi tempi del fascismo chiamava anche il ‘pretore rossoì, e non era in realtĂ  nĂ© rosso nĂ© bigio: era soltanto una coscienza tranquillamente fiera, non disposta a rinnegare la giustizia per fare la volontĂ  degli squadristi”. Quanto poi al Presidente della Repubblica ecco un’altra discutibile tendenza: tirarlo per la giacchetta, ora con la minaccia di un impeachment fasullo, ora con la richiesta di un colloquio presentato come “qualunque” nonostante sia stato inserito in un contesto che investe l’indipendenza della magistratura.

Come giudica la minimizzazione dell'attacco alla magistratura da parte degli esponenti di governo?

Il Governo si è limitato a qualche intervento impacciato, circoscritto al “minimo sindacale”. Se la degenerazione delle correnti è un problema reale, guai a dimenticare che non sono le idee né la loro espressione, ma casomai le “appartenenze”, in particolare se occulte, a ridurre l’imparzialità del magistrato. L’indifferenza alle idee e ai valori è assai pericolosa in chi deve giudicare.

Esiste il rischio di un indebolimento della magistratura in questo clima?

Stando alle cronache l’intervento del sottosegretario è stato “salutato” con fischi, proteste e magistrati che hanno lasciato l’aula. Ma il “grosso” della Magistratura come reagirà ? C’è il rischio che più o meno consapevolmente, fra le varie opzioni che sempre (sempre!) si presentano a chi deve giudicare, si finisca per scegliere quelle che presentano meno rischi di essere attaccati dalle forze che non rinunciano a nulla per far valere i loro interessi. Se non è indebolimento della magistratura è qualcosa che può assomigliarli.