Continua l'emergenza umanitaria in Siria, in particolare nella zona orientale del Ghouta, roccaforte dei ribelli e abitata da circa 400mila persone. Dopo il fallimento della tregua approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per permettere di evacuare i feriti e portare aiuti alla popolazione, pare che il regime di Bashar al Assad, sostenuto da russi e iraniani, sia tornato a utilizzare armi chimiche per gli attacchi contro civili e ribelli.  Secondo l'Associazione medica siriano-americana, che sostiene alcune strutture sanitarie nel quartiere devastato, e l’Osservatorio siriano per i diritti umani sarebbero stati rilevati segnali di intossicamento per gas al cloro in ameno 18 persone e un bambino sarebbe deceduto per soffocamento. Ma le stesse organizzazioni ripetono che sono notizie che devono ancora essere confermate. Tuttavia alcuni testimoni hanno raccontato di una forte esplosione dopo la quale si sarebbe diffusa in tutta l'area un "forte odore di cloro".

L'esercito siriano non ha reagito a quest'informazione, mentre da Mosca arriva la secca smentita della notizia relativa agli attacchi chimici in Siria. "Ci sono già false informazioni nei media, sull'uso di cloro ieri e questa mattina nel Ghouta orientale", ha dichiarato in conferenza stampa il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, parlando di "provocazione" dopo che sono emerse informazioni di un presunto attacco chimico nell'enclave ribelle, dove un'ong ha denunciato casi di asfissiamento a seguito di raid del regime di Damasco. "I responsabili russi avevano già avvertito ieri che tali provocazioni erano in preparazione. Ci saranno anche, probabilmente, altre false informazioni", ha aggiunto.

Il regime di Damasco, dal canto suo, ha sempre negato l'uso di armi chimiche nella guerra con i ribelli, dal momento che non è la prima volta che si verifica una situazione del genere. Già nel 2013 l'Onu aveva confermato l’uso di armi non convenzionali da parte del regime ad Aleppo e nella stessa Ghouta. Oltre al cloro in quei casi sarebbe stato usato anche gas Sarin, come è successo nel 2017 durante il massacro di Idlib, ma anche in quel caso non ci furono conferme. Intanto, la situazione nel Paese mediorientale diventa sempre più esplosiva. Fallito il cessate il fuoco, che l'Onu aveva approvato per i prossimi 30 giorni, in seguito ai bombardamenti del regime di Assad, continua ad aumentare il numero delle vittime degli attacchi.

In una settimana soltanto nel Ghouta sarebbero deceduti circa 530 civili, tra cui 130 bambini. In queste ore sono diminuiti i bombardamenti convenzionali, ma sono in corso offensive di terra contro i gruppi jihadisti asserragliati nel quartiere. Da Teheran i comandi militari chiariscono che non ci sarà tregua in questa battaglia. Anche da Ankara si specifica che la risoluzione Onu non si applica nel caso dell’enclave curda di Afrin nel Nord del Paese, dove le forze speciali turche continuano le loro operazioni militari nell'ambito dell'operazione "Ramo d'Ulivo", con l'appoggio dell'Esercito libero siriano (Fsa), gruppo che si oppone al governo di Damasco, per evitare la formazione di "un corridoio del terrore" al confine tra i due paesi.