Il volto del piccolo Omran, ferito e immobile in un'ambulanza ad Aleppo dopo un bombardamento, ha fatto il giro del mondo scatenando rabbia e dolore, ma dietro quel volto ci sono migliaia di bambini siriani che hanno avuto una sorte ancora peggiore trovando la morte sotto le bombe. Tra questi anche il fratello di Omran, il piccolo Alì, un bambino di dieci anni che è morto nelle scorse ore a seguito delle ferite riportate nello stesso raid. A rivelarlo su twitter è Caroline Anning, portavoce di Save the Children, riportando quanto comunicato dal fotografo autore dello scatto, Mahmoud Raslan, che ha aggiunto che il piccolo è deceduto nello stesso ospedale di Aleppo dove era stato ricoverato Omran.

La notizia del tragica scomparsa arriva nello stesso giorno in cui nuovo raid e bombardamenti sulla martoriata Aleppo hanno fatto altri morti tra i civili e i bambini. Fonti dei ribelli siriani infatti hanno raccontato che un'intera famiglia composta da sette membri, di cui ben sei bambini, è stata completamente distrutta in un bombardamento aereo attribuito ancora una volta al regime di Assad e agli alleati russi. Le sette vittime erano la moglie e i figli di un attivista locale dell’opposizione e si trovavano nella loro casa nella parte vecchia della città.

"Aleppo rischia di morire!", è il grido di allarme lanciato anche dall'inviato speciale dell'Onu per la Siria, Staffan De Mistura, che auspica per la città la tregua umanitaria di 48 ore promessa dai russi allo scopo di distribuire cibo e medicine alla popolazione. "Il simbolo dell'orrore di questa interminabile guerra di 5 anni è una città che, prima dello scoppio del conflitto, era assolutamente meravigliosa, ricca di moschee e chiese di tutte le confessioni presenti nella regione. Oggi, invece, a parlare laggiù sono le bombe, i razzi, le bombe a gas, i cecchini e i mortai", ha proseguito De Mistura, aggiungendo: "Mi auguro che i primi convogli possano partire durante quelle 48 ore. Il tempo preme. La città da giorni è assediata e la gente è stremata". "Le pause possono dare un momento di respiro a chi è in una spirale continua di violenza e a volte possono rompere il ciclo di morte per dare una possibilità per cominciare a negoziare" ha sottolineato l'inviato Onu dopo che la tregua promessa non è mai iniziata.