La disperazione di un padre davanti ai suoi tre figli uccisi nel bombardamento a Maaret al–Numan (Gettyimages)
in foto: La disperazione di un padre davanti ai suoi tre figli uccisi nel bombardamento a Maaret al–Numan (Gettyimages)

Negli scantinati dell’ospedale di Maaret al-Numan, un padre piange davanti ai corpi senza vita di tre dei suoi figli e del loro cuginetto. Sono gli ultimi morti dell’escalation di violenza sulla provincia nord-occidentale di Idlib, da mesi obiettivo dell’offensiva dell’esercito siriano e degli aerei russi. Nella giornata di ieri, un bombardamento su un quartiere del centro di Maaret al-Numan ha causato 13 vittime, tra cui sei bambini e due donne. Ma non c’è giorno in cui dei genitori non debbano disperarsi per la morte di un loro figlio: in 17 giorni, infatti, sono stati uccisi 17 minori. Il tragico bilancio, pubblicato da Save the Children, arriva fino al 22 agosto e non tiene conto dei massacri degli ultimi giorni. Una carneficina quotidiana che né le Nazioni Unite né le principali potenze riescono a fermare.

“Siamo profondamente preoccupati – ha dichiarato Sonia Khush, direttrice nazionale di Save the Children in Siria – per i crescenti rischi per i bambini ad Idlib. Essi sono particolarmente esposti alle armi esplosive e sono stati coinvolti nelle violenze in corso nelle ultime settimane”. “Secondo i rapporti dei nostri partner – ha continuato Krush – ad Idlib in 17 giorni, è stato ucciso almeno un bambino ogni giorno. Circa 40.000 bambini sono stati costretti a spostarsi, spesso non per la prima volta, nelle ultime tre settimane. Le scuole sono chiuse e le strutture sanitarie corrono enormi rischi nel continuare a operare. Il conflitto in Siria non è finito e i bambini di Idlib continuano a soffrire”.

La devastazione a Maaret al–Numan dopo l’attacco aereo di mercoledì 28 agosto (Gettyimages)
in foto: La devastazione a Maaret al–Numan dopo l’attacco aereo di mercoledì 28 agosto (Gettyimages)

I combattimenti nella provincia di Idlib, nel nord di Hama e Aleppo proseguono senza sosta dalla fine di aprile. Centinaia di civili, molti dei quali donne e bambini, hanno perso la vita, mentre innumerevoli altri hanno subito gravi lesioni. L'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha documentato la morte di oltre 500 civili, mentre le informazioni fornite da fonti locali indicano che le vittime potrebbero essere più di 870 civili, tra cui 180 bambini e 145 donne.

Le intenzioni del presidente siriano Bashar al Assad sono chiare: risolvere per la via militare il conflitto che dal marzo 2011 sconvolge il Paese. Riconquistare ogni centimetro di territorio finito sotto il controllo delle forze ribelli, tra cui spiccano le milizie jihadiste di Hay’at Tahrir al-Sham, costola di Al Qaeda in Siria. Un’offensiva che, nonostante gli innumerevoli avvertimenti delle principali organizzazioni internazionali, sta provocando l’ennesimo bagno di sangue. Per aprire la strada alle truppe di terra, l'aviazione di Damasco e della Russia sua alleata non esitano a colpire centri abitati, uccidendo civili innocenti e provocando il terrore negli abitanti sopravvissuti ai raid. Feroci combattimenti sono in corso anche a Khan Shaikhoun, città chiave lungo l’autostrada M5 che collega Damasco ad Aleppo, finita sotto il controllo dell’esercito siriano la settimana scorsa.

Le immagini satellitari mostrano che almeno 17 villaggi sono stati quasi completamente rasi al suolo, comprese le aree residenziali e commerciali, abitate da civili. In questi quattro mesi, inoltre, a finire sotto le bombe sono state anche scuole, ospedali e altre strutture vitali. “Almeno 43 attacchi che hanno colpito le strutture sanitarie o il personale medico nel nord-ovest della Siria sono stati confermati dall'Organizzazione mondiale della sanità”, scrivono le Nazioni Unite nell'ultimo report sulla situazione nel Paese medio-orientale. Nello stesso periodo, Unicef ha documentato un totale di 87 incidenti che hanno danneggiato o distrutto scuole e centri educativi. Infine, diverse stazioni idriche sono state messe fuori uso da attacchi aerei o bombardamenti, interrompendo l'accesso all'acqua pulita per centinaia di migliaia di persone. Per l'Onu, le conseguenze sono disastrose per circa tre milioni di persone, di cui il 76% è rappresentato da donne e bambini.

Solo nel mese di agosto sono oltre 72mila le persone in fuga dalle province nord–occidentali della Siria
in foto: Solo nel mese di agosto sono oltre 72mila le persone in fuga dalle province nord–occidentali della Siria

Di fronte ad una guerra che continua da oltre otto anni, alla popolazione civile non resta che scappare. Il governo siriano ha annunciato l’apertura di corridoi umanitari per consentire ai civili di lasciare le aree controllate dai ribelli. Solo nel mese di agosto le persone in fuga dalla violenza sono state oltre 72mila, con famiglie sfollate tre o quattro volte nel giro di pochi mesi. La stragrande maggioranza si sta trasferendo in aree densamente popolate vicino al confine turco, dove l'assistenza umanitaria è già al limite delle capacità. Stephane Dujarric, il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, ha chiesto un immediato cessate il fuoco sulle province nord-occidentali della Siria. Un appello che, alla vista degli ultimi massacri, è destinato a cadere nel vuoto.