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Opinioni
7 Marzo 2017
10:17

Rifugiati, messicani, europei: è l’epoca dell’odio contro gli immigrati

Cresce l’odio contro gli immigrati, le aggressioni, le politiche dei governi per colpire gli stranieri. E se negli USA sono messicani e musulmani, nel Regno Unito i più colpiti sono i cittadini europei.
A cura di Michele Azzu
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Musulmani, messicani, asiatici. Europei, polacchi, italiani. Non importa da dove vieni: se sei un immigrato oggi vivi nella paura. Che il paese che ti ospita ti renda la vita impossibile, che il governo decida di fermarti negli aeroporti per controlli interminabili, o di chiederti quanto guadagni per potere vivere in quel paese. Hai paura che quelle forze dell’ordine che fino a ieri pagavi con le tue tasse, ora, possano venire a casa tua per deportarti.

Dagli Stati Uniti di Donald Trump al Regno Unito di Theresa May, la risposta dei nuovi governi che si trovano ad affrontare i sentimenti anti establishment si concentra in una certezza: “è colpa degli immigrati”. E se in America l’odio si è concentrato in queste settimane del “muslim ban” contro i musulmani, in Inghilterra il governo se la prende con i cittadini europei. Con polacchi, tedeschi ed italiani, ora che il paese ha deciso di lasciare l’Unione Europea.

Se Donald Trump pochi mesi fa definiva gli immigrati illegali nel paese, e in particolare i messicani: “Criminali, trafficanti e stupratori”, in Gran Bretagna il primo ministro conservatore May ha spiegato negli scorsi mesi che il governo potrà licenziare i medici europei – molto presenti nel sistema sanitario del paese – per assumere medici britannici, e ha avanzato l’ipotesi che le aziende possano compilare dei registri per identificare i propri dipendenti immigrati.

Un’idea che ricorda il registro dei musulmani pensato da Trump. E proprio in queste ore indiscrezioni emerse sul Telegraph – giornale vicino ad alcuni esponenti del governo della Brexit – hanno lasciato intendere che in pochi giorni May potrebbe annunciare la fine, senza preavviso, del diritto di residenza nel paese per i cittadini europei che decidono ora di trasferirsi nel Regno Unito. Un provvedimento smentito dal governo, anche perché sarebbe illegale finché il paese si trova nell’UE (e dunque fino al 2019).

I recenti provvedimenti, gli annunci di leggi future, le dichiarazioni di premier e governi americani e britannici negli ultimi mesi hanno reso chiara l’intenzione di punire gli immigrati, di incolpare gli stranieri di tutti i mali che vive la società: la disoccupazione, la crisi degli alloggi, la crisi della sanità e dei servizi, la criminalità, il terrorismo. E se negli USA si parla soprattutto di musulmani e messicani, nel Regno unito della Brexit questi sentimenti e queste politiche riguardano in misura quasi identica i cittadini europei.

Non importa se vieni da un paese musulmano – uno dei sette colpiti dal ban di Trump – o sei un immigrato illegale messicano, un italiano che cerca lavoro in Inghilterra, un medico tedesco, o un lavoratore agricolo polacco. Se sei un immigrato, oggi, il governo ti perseguirà. E senza tante scuse. “Gli immigrati sono sempre stati incolpati quando qualcosa va storto nel paese. Ma la sanità non sopravvivrebbe senza di noi”, dice al Guardian Ake Achi, immigrato dalla Costa D’Avorio in Inghilterra e fondatore del gruppo “Diritto al lavoro nel Regno Unito”.

Queste politiche razziste si accompagnano a una crescita di aggressioni e violenze contro gli immigrati, e non si tratta solo di America e Regno Unito. I dati diffusi in questi giorni dal Ministero dell’Interno tedesco hanno messo in luce il numero preoccupante di aggressioni contro gli immigrati e rifugiati avvenute nel paese nell’ultimo anno: una media di 10 aggressioni al giorno, 560 persone colpite tra cui 43 bambini, 3.533 attacchi ad asili per rifugiati e migranti, 2.545 aggressioni individuali. Numeri simili a quelli del Regno Unito, dove a seguito del referendum per la Brexit c’è stata una crescita delle aggressioni razziste del 49%, secondo i dati diffusi dal Consiglio Nazionale della Polizia Britannica.

Mentre in Francia le forze di frontiera del paese cacciano in maniera illegale i rifugiati dai treni provenienti dall’Italia – come ha riportato Fanpage.it. Sembra arrivata l’epoca dell’odio contro gli immigrati, senza scuse, né distinzioni: se sei immigrato devi essere punito. E mentre la politica si scopre ogni giorno più debole, mentre gli xenofobi e l’estrema destra approfittano di un momento difficile per fare breccia nel consenso popolare, l’asticella viene spostata un po’ più in là, oltre il confine della legalità, verso la violenza.

Poco importa se tutti i numeri dicono che non sono i rifugiati a fare gli attentati terroristici, che non sono gli immigrati europei ad avere indebolito la sanità britannica ma piuttosto i tagli adottati dai governi conservatori, e non importa se i rapporti dicono che senza queste persone le casse dello Stato, la crescita, la sanità verranno messe in ginocchio. “Il dibattito sugli immigrati non può essere vinto con numeri e statistiche”, scrive l’editorialista Owen Jones sul Guardian, “Gli immigrati sono assenti dal dibattito e se la loro voce venisse ascoltata la discussione potrebbe cambiare”.

In America, ad esempio il “muslim ban” di Trump, ora bloccato, ancora oggi continua a creare alle frontiere negli aeroporti numerosi problemi ai cittadini di origine o religione musulmana. Solo negli ultimi giorni, ad esempio, è stato fermato Muhammad Alì Jr., figlio del celebre pugile di recente scomparso, Muhammad Alì. E anche lo storico francese Henry Rousso, di origine egiziana, in visita in Texas per una lezione è stato trattenuto per oltre 10 ore all’aeroporto di Houston ed è stato necessario l’intervento della Texas Law of School perché venisse rilasciato.

Secondo le ultime indiscrezioni la Casa Bianca avrebbe addirittura pensato di mobilitare la Guardia Nazionale per effettuare retate contro gli immigrati irregolari. Nel frattempo, Trump ha già dato poteri speciali all’ICE, la polizia di frontiera americana, che ha introdotto nuovi controlli negli aeroporti del paese ed ha avuto carta bianca per gli “arresti collaterali”, e cioè la detenzione di immigrati irregolari “non criminali”, coloro che pur risiedendo illegalmente nel paese non si sono macchiati di altri reati.

In diverse parti degli USA, infatti, come succede in California, la presenza di immigrati irregolari viene tollerata: basti pensare che qui su 5 milioni e mezzo di immigrati circa 3 milioni sono irregolari. “Prima ci dicevano che non potevamo arrestare quelle persone”, ha spiegato un veterano dell’agenzia di frontiera al New York Times, “Ora queste persone sono di nuovo la priorità. E sono tantissime”. L’amministrazione californiana ha chiesto spiegazioni di questi provvedimenti e delle retate degli ultimi giorni al governo Trump. L’ICE, infatti, ha effettuato retate nelle chiese, nelle scuole e perfino nei tribunali per arrestare gli immigrati irregolari. “Anziché arrestare i criminali pericolosi questi ordini esecutivi colpiscono praticamente ogni persona priva di documenti in regola in California”, ha spiegato il presidente del senato californiano, Kevin De Leon.

Ma le deportazioni di immigrati stanno avvenendo in misura sempre maggiore anche nel vicino Regno Unito. Una studentessa di 20 anni, Shiromini Satkunarajah, proveniente dallo Sri Lanka e al suo terzo anno di laurea, è stata arrestata la scorsa settimana in attesa di essere deportata quando grazie all’intervento di attivisti, intellettuali ed amici che hanno lanciato una campagna che ha raccolto oltre 100mila firme, il ministro degli interni ha annullato la decisione. Ma il suo futuro è ancora incerto.

Irene Clennell, di 52 anni, ha avuto meno fortuna: è stata deportata la scorsa domenica a Singapore, dopo aver vissuto in Inghilterra per ben 27 anni. Clennell è madre di due figli, cittadini britannici, e nonna. È sposata con un cittadino britannico che assiste perché affetto da disabilità. Nonostante tutto questo, è stata deportata senza neanche il tempo di fare una valigia e con sole 12 sterline in tasca – e senza sapere dove andare poiché non risiede più a Singapore da quasi trent’anni. “È una cosa atroce quella che hanno fatto”, ha detto al Guardian Angela Clennell, cognata di Irene.

“È orrendo, insopportabile da pensare”, aggiunge. Tutto questo è accaduto perché Irene di recente è dovuta tornare per qualche tempo a Singapore ad occuparsi dei propri genitori in punto di morte, e ha così perso il diritto di residenza nel Regno Unito. Ma il problema del Ministero degli Interni britannico, ora, va ben oltre i singoli casi: di recente sono emersi sui media numerosi casi di cittadini europei a cui è stato intimato di lasciare il paese. Una richiesta assolutamente illegale, dato che il paese è ancora a tutti gli effetti membro dell’Unione Europea, e lo sarà almeno fino al 2019.

“Il ministero degli interni britannico non è capace di esercitare alcun tipo di discrezione”, lamenta Hilary Brown, direttore della firma legale Virgo Consultancy Services, che si è occupata del caso di Irene Clennell. C’è stato, ad esempio, il caso di Dom Wolf, cittadino tedesco di 32 anni che ha vissuto tutta la vita a Londra. Dopo il recente referendum per la Brexit, Dom ha deciso di richiedere il passaporto britannico, che gli è stato però rifiutato accompagnato da una lettera del Ministero con la richiesta di lasciare il paese.

Stessa sorte è toccata a una donna belga che ha vissuto in Inghilterra per 24 anni, e al neurologo tedesco Sam Schwarzkopf, ed esistono ancora altri casi. La linea dura imposta dal governo sul Ministero degli Interni sta causando drammi enormi per gli immigrati, che ora vivono nella paura. Nel Regno Unito risiedono 3 milioni di europei, e fino ad ora Theresa May si è rifiutata di garantire il loro diritto di residenza nel paese dopo la Brexit. Secondo il sondaggio condotto dal General Medical Council britannico, il 60% dei medici europei del sistema sanitario avrebbe già deciso di lasciare il paese nei prossimi due anni. Anche perché il paese vive sempre più frequenti aggressioni di strada agli immigrati, cresciute del 49% a seguito del referendum, e fra questi c’è stato anche il pestaggio a morte di un immigrato polacco.

Questo tipo di aggressioni contro immigrati e rifugiati sono cresciute in misura importante anche in Germania. I dati diffusi in questi giorni dal Ministero degli Interni tedesco fanno paura: 10 aggressioni al giorno in media nel 2016, 560 persone ferite tra cui 43 bambini, 3.533 aggressioni a rifugi e ostelli per migranti e rifugiati, 2.545 aggressioni a persone, 217 aggressioni a operatori dell’assistenza ai migranti. E anche in Francia hanno fatto discutere le espulsioni illegali di massa effettuate sui treni provenienti dall’Italia, a Ventimiglia, come ha riportato Fanpage.it – e le aggressioni da parte della polizia sui rifugiati che dormono all’addiaccio nelle strade di Parigi, in particolare nel quartiere La Chapelle.

Il prossimo passo sono politiche ancora più estreme. Perché dopo Theresa May e Trump, c’è anche l’Ungheria che chiede all’UE di potere detenere i rifugiati come si trattasse di criminali, mentre in Francia la xenofoba Marine Le Pen, in corsa per le vicine elezioni presidenziali, promette politiche dure contro gli immigrati. Ogni giorno l’asticella degli abusi contro gli immigrati si sposta un po’ più in là. E non sembra esserci nessuno a fermare questa escalation. Perché è l’epoca dell’odio contro gli immigrati, e non importa se sei musulmano, messicano, rifugiato siriano, europeo o italiano.

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Michele Azzu è un giornalista freelance che si occupa principalmente di lavoro, società e cultura. Scrive per L'Espresso e Fanpage.it. Ha collaborato per il Guardian. Nel 2010 ha fondato, assieme a Marco Nurra, il sito L'isola dei cassintegrati di cui è direttore. Nel 2011 ha vinto il premio di Google "Eretici Digitali" al Festival Internazionale del Giornalismo, nel 2012 il "Premio dello Zuccherificio" per il giornalismo d'inchiesta. Ha pubblicato Asinara Revolution (Bompiani, 2011), scritto insieme a Marco Nurra.
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