Ci vorranno mesi se non anni per la ricostruzione di Notre Dame, la cattedrale gotica simbolo di Parigi e della Francia, quasi completamente distrutta da un incendio che ne ha divorato la parte superiore in pochi minuti lunedì 15 aprile, facendo crollare il tetto, la guglia e parte della volta della navata interna. La conferma sulla tempistica prevista per il restauro dell'edificio è arrivata nel corso di una riunione d'emergenza dei ministri francesi convocata con l'obiettivo di mettere subito in piedi un piano di ristrutturazione. Il titolare del ministero della Cultura, Franck Riester, ha anche spiegato che è ancora "troppo presto" per valutare la durata precisa.

"In ogni caso – ha detto – ci vorrà tanto tempo e bilanci molto importanti". Riester ha poi precisato che "i due terzi del tetto sono andati in fumo e che la guglia è crollata all'interno della cattedrale, creando un buco nella volta", e che anche "una parte delle vetrate" è andata "distrutta", mentre quelle ancora in piedi dovranno essere smontata e preservate. Quella che preoccupa è soprattutto la tenuta strutturale dell'edificio, che è stato molto indebolito dalle fiamme e che pertanto resta incerta, nonostante tutti i focolai siano stati spenti dai vigili del fuoco. Quasi tutta la parte in legno non esiste più, ma anche la parte in marmo può aver subito uno choc termico. Inoltre, all'interno della chiesa, sono ancora presenti numerose opere d'arte, tra cui i grandi quadri. Mentre, infatti i Tesori sono al sicuro grazie allo straordinario coraggio dei pompieri, e saranno presto trasferiti al Museo del Louvre, le squadre del Ministero della Cultura sono al lavoro per per valutare i danni e vedere come portare via i dipinti per poi "spolverarli, deumidificarli, tenerli in appropriati luoghi di conservazione e cominciarne il restauro".

Dunque, tempi lunghi, alcuni esperti hanno addirittura parlato di una decina di anni di interventi, e costi proibitivi, per i quali il numero uno Emmanuel Macron ha annunciato l'avvio di una colletta internazionale, oltre alla corsa alla donazione da parte dei big del lusso francesi, Bernard Arnault e Francois-Henri Pinault, che insieme hanno messo a disposizione ben 300 milioni di euro.