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15 Dicembre 2014
07:57

Paura a Sydney, uomo sequestra ostaggi in un bar: blitz della polizia, morti e feriti

Un uomo ha preso in ostaggio alcune decine di persone in un bar nel centro di Sydney: esposta anche una bandiera nera con una scritta in lingua araba. Blitz delle teste di cuoio nel bar: spari, morti e feriti.
A cura di Davide Falcioni
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Ore 19.30 – Sale a tre il bilancio delle vittime di Sydney. Si tratta, secondo quanto riportano i media australiani, di due ostaggi e del sequestratore. Diversi i feriti, tre sarebbero in condizioni critiche.

Ore 17.20 – Due morti e diversi feriti.  Le due persone dichiarate morte sono il sequestratore e un ostaggio. Lo riferiscono fonti locali in base alle notizie riportate da testimoni oculari. La situazione sul posto è attualmente tranquilla ma tutta l'area continua ad essere off limits e circondata dalla polizia. Martin Place infatti rimane chiusa e pesantemente sorvegliata dagli agenti delle forze dell'ordine.

Ore 17.00 -L'assedio durato oltre sedici ore è finito. Dopo il blitz delle teste di cuoio attualmente la polizia australiana sta controllando tutto l'edificio in cerca di eventuali ordigni installati dal sequestratore. Sul posto infatti sono al lavoro robot per la ricerca di ordigni. Le forze dell'ordine non danno altre notizie sulla situazione, ma secondo testimoni oculari citati dai media locali, ci sarebbero almeno due morti tra cui il sequestratore oltre a 3 persone ferite in maniera molto grave. Tra i feriti anche un agente di polizia colpito al volto.

Ore 16.45 Sequestratore ucciso. Il blitz delle teste di cuoio è riuscito, l'assedio è concluso. La conferma arriva dalla New South Wales Police Force, la polizia australiana. A quanto riferiscono i media locali il sequestratore sarebbe stato ucciso durante il blitz della polizia nell'edificio dopo un conflitto a fuoco nel bar. Almeno quattro persone sono state portate fuori dall'edifico ferite, ma per il momento la polizia non fornisce ulteriori dettagli su quanto accaduto all'interno dopo il blitz e sulla condizione dei feriti e non è chiaro al momento la loro gravità.

Ore 16.30 – Diverse persone ferite – Secondo i media australiani almeno quattro persone sarebbero rimaste seriamente ferite dopo il blitz delle teste di cuoio della polizia nell'edificio che ospita il bar.  Sul posto i paramedici delle ambulanze sono al lavoro per soccorrere le persone ferite, in alcuni casi con interventi di rianimazione. Secondo fonti locali all'interno dell'edificio inizialmente c'erano oltre una ventina di persone e almeno una quindicina erano nel bar al momernto del blitz.

Ore 16.25 Blitz della polizia.  Secondo fonti di stampa locale, agenti della polizia australiana avrebbero fatto irruzione nell'edifico in cui l'uomo armato tiene in ostaggio alcune decine di persone a Sydney facendo scattare un blitz. A quanto si apprende altre persone sarebbero riuscite a fuggire scappando in strada subito dopo l'irruzione delle forze speciali. Sul posto si segnalano anche numerose ambulanze. Alcuni testimoni sul posto parlano di numerosi colpi di arma da fuoco e di persone ferite e sanguinanti.

Ore 15.00 – 40 ostaggi, identificato il sequestratore – Sarebbero una quarantina gli ostaggi barricati da questa mattina all'interno di un bar di Sidney: lo rivelano fonti della polizia australiana. Identificato anche il sequestratore: si chiama Man Monis, ha 50 anni ed è già noto alla polizia per aver scritto in passato frasi ingiuriose nei confronti dei militari australiani morti durante la guerra in Afghanistan. L'anno scorso era stato coinvolto nelle indagini sull'omicidio della moglie e dei due figli, mentre più di recente è stato accusato di violenze sessuali. Ama definirsi un guaritore e qualche mese fa si vantò di aver pubblicato sul suo sito internet informazioni riservato della portata di quelle rilasciate da Julian Assange con Wikileaks.

Ore 14.45 – Oltre 40 organizzazioni musulmane hanno preso le distanze dalla decisione del sequestratore di esporre una bandiera con su scritto "Non c’è Dio più grande di Allah e Maometto è il suo profeta". I gruppi musulmani hanno condannato congiuntamente il sequestro degli ostaggi in un bar nel centro di Sidney: "Respingiamo ogni tentativo di sacrificare vite innocenti da parte di qualsivoglia essere umano e di provocare la paura e il terrore nei cuori", si legge nel comunicato che definisce l’accaduto “spregevole”.

Ore 12.15 – Secondo alcuni giornali australiani gli ostaggi ancora nelle mani del sequestratore sarebbero 15: tra loro anche alcuni anziani, sia donne che uomini, mentre fortunatamente non ci sarebbe nessun bambino. Intanto proseguono i negoziati. "Abbiamo i migliori negoziatori del mondo e stiamo lavorando per assicurarci che nessuno sia ferito", ha spiegato il vice capo della polizia del New South Wales Catherine Burn. Le autorità non hanno comunque chiarito se i cinque ostaggi usciti dal locale Lindt Chocolate Cafe siano fuggiti o siano stati rilasciati.

Ore 10.30 – L'uomo è ancora barricato all'interno di un bar di Martin Place con un numero imprecisato di ostaggi: cinque, invece sono stati rilasciati a seguito di una trattativa con la polizia. Il sequestratore ha telefonato ad alcune radio locali e chiesto di poter parlare con il primo ministro Tony Abbott.

 

Ore 9.00 – L'ipotesi di un'azione organizzata da un gruppo terroristico si sta indebolendo a favore di quella del gesto isolato di un uomo. Il capo della polizia ha spiegato: "Posso confermare che c’è un solo uomo armato nell’edificio che detiene un numero imprecisato di ostaggi". Il sequestratore ha chiesto di poter parlare con il premier, Tony Abbott, che intanto ha lanciato un messaggio alla nazione: "Si tratta evidentemente di un avvenimento inquietante – ha affermato – ma tutti gli australiani devono essere rassicurati sul fatto che le forze dell’ordine e della sicurezza sono ben addestrate e agiscono in maniera professionale". Intanto alcuni ostaggi liberati riferiscono che il sequestratore avrebbe piazzato quattro bombe: due all'esterno e due all'interno del bar.

 

UPDATE ore 8.10 – Intervistato da SkyTg24 un italiano che lavora a Martin Place ha raccontato che la polizia ha imposto alle persone che lavorano nella zona di rimanere negli uffici e uscire solo in caso di necessità. Nel frattempo gli ostaggi liberati sono 5, mentre sul numero di quelli ancora sotto sequestro la polizia mantiene uno stretto riserbo.

Paura a Sydney, dove un uomo armato ha preso in ostaggio 13 persone all'interno di un bar cioccolateria del centro cittadino. A tutti gli ostaggi è stato imposto di alzare le mani e appoggiarle alle vetrine del locale, mentre su una finestra è stata issata una bandiera con una scritta bianca in lingua araba: "Non c’è Dio più grande di Allah e Maometto è il suo profeta", è scritto sul drappo. Immediato l'intervento della polizia, con un imponente dispiegamento di forze anche da parte degli uomini dei reparti speciali: bloccato tutto il centro finanziario della città e presidiato massicciamente anche l'Opera House, l'edificio più famoso di Sydney. Non sono ancora chiare le ragioni del sequestratore, né se si tratti di un gesto di un singolo o di un'organizzazione estremista islamica. Anche sul numero degli ostaggi non c'è chiarezza: c'è chi parla di diverse decine di persone.

Il capo della Polizia dello stato del New Galles Andrew Scipione ha commentato: "Posso confermare che c'è un solo uomo armato nell'edificio che detiene un numero imprecisato di ostaggi". Dopo alcune ore tre ostaggi (tra cui il barista del locale) sono stati fatti uscire dal bar e sono stati visti correre fuori da uno degli ingressi. Nel frattempo Martin Place, una delle piazze principali di Sydney, è stata chiusa alla circolazione dei civili. Le autorità inoltre hanno deviato numerosi voli destinati all'Australia per motivi precauzionali. Tony Abbott, primo ministro del paese, ha convocato il comitato per la sicurezza nazionale e – nel corso di una conferenza stampa – comunicato che al momento non è possibile stabilire se esistano ragioni politiche dietro il gesto. L'Australia fa parte della coalizione di paesi che, insieme agli Stati Uniti, ha dato vita a un intervento in Iraq e Siria contro lo Stato Islamico.

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