Uno dei minori estratto senza vita in una discarica alla periferia di Idlib, in Siria
in foto: Uno dei minori estratto senza vita in una discarica alla periferia di Idlib, in Siria

Nella Siria martoriata dalla guerra, se non sono le bombe ad uccidere i più indifesi ci pensa la miseria. In una discarica alle porte della città di Idlib, nel nord-ovest del Paese mediorientale, un gruppo di bambini cercava tra i rifiuti qualche oggetto di plastica o di latta da rivendere per poter sfamarsi. Lunedì 6 gennaio, tre di loro hanno trovato la morte, schiacciati sotto una montagna di spazzatura. I loro corpi senza vita sono stati ritrovati dai Caschi Bianchi, i volontari della protezione civile che operano nelle aree al di fuori del controllo governativo. Altri due piccoli, invece, sono stati più fortunati e sono stati estratti ancora in vita.

Per moltissimi bambini siriani, la provincia di Idlib è il luogo in cui hanno trovato rifugio assieme alle loro famiglie dopo diversi sfollamenti. Nel nord-ovest della Siria, infatti, si stima che vivano almeno 3 milioni di persone, scappate dai vari teatri di battaglia di questa interminabile guerra iniziata nel marzo 2011. Su Idlib, così come sulle province di Hama e Aleppo, da mesi è in corso l'offensiva dell’esercito governativo per riconquistare le ultime parti del Paese ancora sotto il dominio degli insorti. Nella provincia di Idlib, soprattutto, il controllo è in mano a diverse formazioni jihadiste su cui spicca Hay'at Tahrir al-Sham (Hts), affiliata ad Al Qaeda.

Barili bomba su una scuola ad Ariha: è strage di bambini

La disperazione di una volontaria dei cachi bianchi di fronte alla morte di un bimba nel bombardamento di Ariha (Wthite Helmets)
in foto: La disperazione di una volontaria dei cachi bianchi di fronte alla morte di un bimba nel bombardamento di Ariha (Wthite Helmets)

Proprio la presenza di estremisti islamici è la giustificazione di Assad, e della Russia sua alleata, per infliggere pesanti bombardamenti su aree densamente popolate. E le stragi e i massacri di civili sono diventati il triste bollettino di guerra. Domenica scorsa, nella cittadina di Ariha, a sud del capoluogo Idlib, un raid aereo ha compiuto una carneficina. Secondo gli attivisti locali, gli elicotteri di Damasco hanno sganciato barili bomba (rudimentali quanto terribili esplosivi) e sparato con le mitragliatrici su una moschea, una scuola primaria e un asilo alla periferia di Ariha. Drammatico il bilancio dei morti: almeno 14 persone uccise, tra cui 3 bimbi e una donna. Lo ha reso noto il dottor Zaher Sahlùl, presidente di MedGlobal, una Ong di medici volontari che offre gratuitamente assistenza sanitaria a rifugiati e pazienti in zone di disastro.

21 pastori uccisi a sangue freddo a Raqqa

Nella provincia di Raqqa, un tempo feudo dei fanatici del sedicente Stato islamico, il 5 gennaio sono stati rinvenuti i cadaveri di 21 pastori uccisi a sangue freddo. Un’esecuzione in piena regola avvenuta nelle campagne tra Raqqa e Deir-ez Zor. Secondo le prime testimonianze, a compiere il massacro sarebbe stato un gruppo di uomini armati appartenenti alle milizie filo iraniane che, dopo aver scacciato l'Isis, hanno il controllo della zona. Sempre secondo questa versione la strage sarebbe stata una ritorsione per la morte del generale Qassem Soleimani, ucciso venerdì scorso da un raid aereo Usa all'aeroporto di Baghdad.

Le vittime presentavano ferite di arma da fuoco e alcuni di loro erano stati sgozzati. Un modus operandi che farebbe piuttosto pensare ai fanatici dell’Isis.  Una versione sostenuta anche dai media vicini al governo siriano che indicano come autori della strage gli uomini del deposto Stato islamico.

Nazioni Unite: “Quasi 300mila siriani sfollati da Idlib da metà dicembre”

Alcuni bimbi siriani nel campo per sfollati di Kafr Dariyan allagato dalle recenti piogge (Gettyimages)
in foto: Alcuni bimbi siriani nel campo per sfollati di Kafr Dariyan allagato dalle recenti piogge (Gettyimages)

L’esodo da Idlib non si ferma e sono circa 300mila gli sfollati da metà dicembre. È l’ultimo rapporto diffuso dalle Nazioni Unite. A seguito dell’escalation di violenza nel nord-ovest della Siria sono sempre più i disperati che cercano di mettersi in salvo. “Dal 12 dicembre quasi 300.000 persone – ha detto Farhan Haq, vice portavoce del segretario generale Onu – sono sfollate dal sud di Idlib”. Le donne e i minori sono i gruppi più colpiti: secondo le stime delle Nazioni Unite, almeno 175mila, quasi la metà degli sfollati, sono bambini. “L’inverno sta aggravando la terribile situazione umanitaria – ha aggiunto Haq – le famiglie fuggono sotto la pioggia torrenziale e le temperature di notte sono vicine allo zero”.

Di fronte all'avanzata dell’esercito siriano e l'aumento delle ostilità, interi centri abitati a sud di Idlib si sono svuotati dei loro abitanti. Come Maarrat al Numan, strategica città lungo l’autostrada M5 che collega Damasco ad Aleppo, obiettivo in questi mesi di violenti bombardamenti. Francia e Regno Unito hanno convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite per discutere della situazione ad Idlib. “La situazione a Idlib sta peggiorando giorno dopo giorno”, ha dichiarato Nicolas de Rivière, l’ambasciatore francese all'Onu. “Condanniamo formalmente i bombardamenti indiscriminati da parte del regime e dei suoi alleati alle strutture civili che includono una scuola e ospedali e chiediamo che vengano fermati”, ha sottolineato il diplomatico francese. D’accordo con i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), da metà dicembre i morti tra i civili sono oltre 1.330.