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“Matrimonio iniziato alla grande”: 31enne va in viaggio di nozze alle Maldive e uno squalo gli porta via una gamba

Borja Garcia Sousa, 31enne spagnolo, ha perso una gamba dopo l’attacco di uno squalo durante la luna di miele alle Maldive. Su Instagram ha definito quanto accaduto “l’episodio più crudele e selvaggio” della sua vita, ironizzando sul matrimonio: “Abbiamo iniziato alla grande”. Poi il ringraziamento alla moglie Ana e ai suoi cari.
A cura di Biagio Chiariello
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"Un inizio intenso" della sua vita da sposato. Ha provato ad ironizzare così Borja Garcia Sousa, il 31enne spagnolo sopravvissuto all’attacco di uno squalo durante il viaggio di nozze alle Maldive, che gli è costato l’amputazione di una gamba. Lo sposino, che lavora come ginecologo all’Ospedale Universitario Dr. Balmis di Alicante, ha rotto il silenzio con un lungo messaggio pubblicato su Instagram, a distanza di un mese dal matrimonio con la moglie Ana e dopo giorni di ricovero in terapia intensiva.

L'aggressione risale all’11 aprile. Borja stava partecipando a un’escursione in mare insieme alla moglie e ad altre persone, vicino a un impianto di lavorazione del pesce al largo dell’isola di Kooddoo, dove si trova un resort turistico. È lì che lo squalo lo ha aggredito davanti agli occhi di Ana.

Le ferite riportate sono state gravissime. Dopo un primo ricovero in una struttura locale dell’atollo Ga., il 31enne è stato trasferito in elicottero all’ADK Hospital di Malé, la capitale, dove i medici sono stati costretti ad amputargli la gamba a causa dei “danni irreparabili” provocati dalla rottura dei principali vasi sanguigni e dalla prolungata assenza di afflusso di sangue.

“Il 28 aprile abbiamo celebrato il nostro primo mese di matrimonio. E cosa posso dirvi… abbiamo iniziato alla grande, vero?”, ha scritto Borja, scegliendo proprio quella data per raccontare pubblicamente quanto accaduto.

Nel suo lungo sfogo social ha definito quanto vissuto “probabilmente l’episodio più crudele e selvaggio delle nostre vite”, aggiungendo però di non aver mai smesso di credere di potercela fare:

Non abbiamo mai smesso di credere che sarebbe stato solo un ostacolo sul cammino e che, qualunque cosa fosse successa, avremmo trovato il modo di andare avanti. E ce l’abbiamo fatta”.

Borja ha speso parole piene di affetto anche per la moglie Ana: “Se c’è una cosa di cui sono certo dopo tutto questo, è che non ci poteva essere persona migliore con cui attraversare quella tempesta”. Ha poi ringraziato amici, parenti e tutte le persone che gli sono state vicine: “Tutte le mani che si sono unite, tutti i messaggi e ogni preghiera detta per me, sono sicuro che siano arrivati in paradiso con la corsia preferenziale e, in qualche modo, mi abbiano riportato indietro”.

Inutile dire che ora il suo più grande desiderio è uno solo: tornare a casa. “Non vedo l’ora di tornare in Spagna, di ridere fino a farmi male, di piangere per l’emozione, di abbracciare forte e baciare i nostri cari”.

Sull’episodio è stata comunque aperta un’indagine. Ana ha infatti presentato una denuncia formale accusando gli organizzatori dell’escursione di negligenza. Stando a quanto emerso, il gruppo si sarebbe immerso in una zona vicina a un impianto che da giorni non scaricava rifiuti di pesce: una condizione che, secondo alcune fonti locali, potrebbe aver aumentato l’aggressività degli squali presenti nell’area.

In un primo momento si era parlato della presenza di squali Spinner, molto comuni in quella zona, ma successive ricostruzioni avrebbero identificato l’animale responsabile come uno squalo tigre, tra le specie più pericolose al mondo.

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