Enrico Forti, detto Chico
in foto: Enrico Forti, detto Chico

L'Italia chiederà la grazia per Chico Forti, il produttore italiano recluso nelle prigioni americane da ventuno anni per un omicidio di cui si professa innocente. Il governo, ha fatto sapere il sottosegretario alla presidenza, Riccardo Fraccaro, tenterà la strada della revisione del processo o del rimpatrio da detenuto. Nei prossimi mesi il governo italiano chiederà un incontro formale con il governatore della Florida e con i rappresentati diplomatici per discutere della vicenda. "Non chiedo misericordia – dice l'imprenditore Trentino condannato all'ergastolo nel 2000 – ma solo giustizia". Sono stati in molti, negli ultimi anni, a esprimere solidarietà a Chico Forti: da Fiorello a Jovanotti, da Emma Bonino e Amanda Knox, cui Forti è stato spesso paragonato come caso diplomatico."Questo caso è diventato più politico che legale", ha detto l'avvocato Joe Tacopina, difensore americano di Forti – "La cosa che può fare il governo italiano è continuare a insistere con forza per ottenere il cambiamento delle persone che hanno l'autorità di liberare Chico Forti, cercando nuove figure che possano dare un nuovo punto di vista e promuovere nuove azioni per liberare una persona innocente che è in carcere da 20 anni".

Un italiano e il sogno americano

Chico Forti, classe 1959, trentino, si distingue sin da giovane per il suo talento nel windsurf, sport che negli anni Ottanta in pochi conoscevano e che lo porta in contatto con la cultura americana. La svolta nella sua vita arriva con la vincita di una grossa somma di denaro al programma ‘Telemike'. Sarà la base di investimento per il suo ‘sogno americano'. È allora che Chico si trasferisce a Miami, dove avvia un'attività di videomaker dove diversi fruttuosi affari immobiliari. Lì, nell'ambito dell'attività di organizzazione di eventi, Chico conosce Heather Crane, modella ed ex miss America. Tra i due è subito amore, tanto che l'imprenditore chiede il divorzio dalla moglie italiana e convola a nozze con la bella americana, con cui avrà tre figli. Nel 1998, all'apice del suo successo, mentre sta trattando l'acquisto del Pike Hotel di Ibiza, il tempio del divertimento del magnate Anthony Pike.

Il processo Chico Forti: tutte le falle

Secondo quanto verrà detto al processo per l'omicidio di Dale Pike, Forti sarebbe stato in procinto di concludere l'affare a un prezzo stracciato, inferiore al valore di mercato dell'attività. Per questo l'allora 40enne Dale Pike, figlio ed erede di Tony, sarebbe volato da Sidney a Miami per discutere di quell'acquisto, che avrebbe voluto impedire. Alla compagna dell'epoca, tuttavia, manda una mail entusiastica dicendo che avrebbe partecipato a un evento musicale organizzato dall'imprenditore italiano. Una circostanza strana che mal si concilia col presunto conflitto per quella che, sempre al processo, viene presentata come una truffa e che è ritenuta il movente del delitto.

La scena del delitto: contaminazioni o depistaggi?

È solo uno degli altri elementi di illogicità della sentenza del tribunale della Florida. L'altro, infatti, riguarda l'assenza di ogni traccia di Forti sulla scena del crimine, a Sewer Beach, dove non sono presenti né DNA né impronte del presunto assassino (nemmeno sulla scheda telefonica, accuratamente ripulita, ndr). Se Chico Forti ha agito da solo, come ha fatto a non lasciare tracce biologiche di sé e soprattutto perché, volendo distrarre i sospetti da se stesso, come fa ogni assassino, ha piazzato sulla scena elementi riconducibili alla sua persona? Una scheda telefonica usata per contattare Forti e il biglietto aereo acquistato dall'italiano per Pike, erano alcuni dei pochi reperti trovati sulla spiaggia dove Dale Pike è stato abbandonato nudo e con due proiettili conficcati in testa. Anche ipotizzando che ad agire sia stato un sicario professionista, risulta quantomeno anomalo che abbia lasciato sulla scena quel tipo di tracce.

Quel film su Andrew Cunanan

Il sospetto di Forti, che ha sempre temuto l'ostilità della polizia di Miami per il documentario sulla morte di Andrew Cunanan dove metteva in discussione l'operato della polizia, è che la scena sia stata contaminata e allestita ad arte per improntare la colpevolezza del videomaker. Contro di lui, peraltro, c'è la pesantissima bugia detta in sede di interrogatorio quei giorni di febbraio del 1998, quando Forti negò di aver visto Pike e di essere andato a prenderlo in aeroporto prima che morisse. "Ho mentito per timore", dice Forti.

La sabbia e l'ultima telefonata di Chico Forti

Secondo la sua ricostruzione dei fatti, avrebbe lasciato Dale Pike nel parcheggio del Rusty Pellican poco dopo le 19, prima di andare a prendere il suocero a Fort Lauderdale. Nella zona del Pellican, il cellulare di Forti, che si attiva quando chiama la moglie, aggancia una cella vicina alla scena del delitto, altro elemento che la Polizia ha ritenuto incriminante. Questo e la sabbia ritrovata nell'auto di Forti alcuni giorni dopo verranno considerati dalla giuria la pistola fumante che inchioda Forti, nonostante le gravi lacune del caso. Lo stub test non eseguito sulle mani di Forti il giorno del delitto o il superamento da parte sua del test del poligrafo, per esempio.