Essere licenziati non è sicuramente piacevole. Ancora meno se a farlo in maniera indiscriminata è un algoritmo. È quello di cui alcuni conducenti britannici di Uber hanno accusato il gigante del trasporto auto. Gli hanno fatto causa in un tribunale dell’Olanda, paese dove l’azienda conserva tutti i suoi dati. L’accusa si basa sulla presunta violazione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Ue, entrato in vigore nel 2018, che impone dei limiti alle aziende che raccolgono informazioni personali sugli utenti europei. I conducenti affermano che l’algoritmo di Uber avrebbe utilizzato questi dati per attuare un licenziamento casuale tra di loro, motivandolo con l’accusa di attività fraudolenta.

L'App Drivers & Couriers Union (ADCU), che sta sostenendo i conducenti nella sfida legala, ha dichiarato che dal 2018 ci sono stati più di 1000 casi di lavoratori di Uber accusati ingiustamente di attività fraudolenta e licenziati. “Sappiamo per certo che Uber sta utilizzando algoritmi per le decisioni riguardanti le presunte e non accertate frodi dei conducenti e la loro esclusione dall'app. Questo sta accadendo ovunque", ha dichiarato Anton Ekker, l'avvocato specializzato in tutela della privacy che rappresenta i conducenti britannici nella causa. I driver vogliono che il tribunale a cui si sono rivolti annulli l'algoritmo che secondo loro li ha fatti licenziari.

“I nostri conducenti, in questo caso, sono stati esclusi dall’app solo dopo la revisione effettuata da un nostro team di specialisti. Forniamo semplicemente i dati personali richiesti sui conducenti e le informazioni a cui i clienti hanno diritto”, ha commentato un portavoce di Uber alla Bbc.

"Un giorno sono andato a lavorare e l’app mi ha detto che non mi era permesso accedere e che avrei dovuto chiamare l'assistenza clienti", ha raccontato un ex driver che vuole mantenere l’anonimato. "Quando ho chiamato mi è stato detto che il mio account era stato disattivato perché ero impegnato in attività fraudolente, senza specificare quali. In un anno e mezzo ho chiamato Uber più di 50 volte ma nessuno mi ha mai fornito una spiegazione”.

"Qualsiasi operatore di noleggio privato a Londra che licenzia un suo dipendente è obbligato a segnalare l'autista al Transport for London (TfL). Quando il TfL ha chiesto a Uber ulteriori dettagli sui licenziamenti che aveva effettuato, l’azienda ha detto che non poteva fornire ulteriori dettagli. I driver si trovano in una posizione terribile perché non sanno come spiegare la situazione al TfL, che potrebbe revocargli la patente ", ha spiegato James Farrar,  segretario generale dell'ADCU.