Giornata cruciale per l'esito della guerra civile libica. Il leader del governo di unità nazionale Fayez al-Sarraj e il generale Khalifa Haftar, che controlla gran parte della Libia orientale, sono attesi oggi a Mosca per la firma di un accordo sui termini del cessate il fuoco tra le loro truppe, entrato in vigore ieri. Non si sa ancora se i due leader si incontreranno direttamente, ma di certo prenderanno parte a incontri separati con i funzionari russi e turchi. Il cessate il fuoco in Libia, voluto da Russia e Turchia, è entrato in vigore alla mezzanotte di ieri, con il plauso di Unione Europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e Lega Araba: l'accordo sembra reggere anche se non sono mancate alcune sporadiche violazioni, denunciate da entrambe le parti.

In questo quadro oggi il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte incontrerà ad Ankara il turco Erdogan, poi domani alle 9.30 vedrà il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi nel palazzo presidenziale del Cairo. Alla base del viaggio del premier la "continuità di dialogo" necessaria tra Italia e Turchia; paese, quest'ultimo, che come spiegano fonti italiane all'Ansa, è "un partner di assoluta rilevanza geo-strategica nella regione": Ankara, membro della Nato, è "interlocutore fondamentale" per le questioni di sicurezza, i flussi migratori e la politica regionale in Medio Oriente, oltre che attore di rilievo nei Balcani e in Libia. Scopo dell'Italia è quello di continuare a conservare un'influenza su un'area storicamente di suo "interesse" prioritario.

Determinante per il cessate il fuoco è stato però il ruolo di Russia e Turchia: è grazie all'iniziativa di Putin ed Erdogan che Khalifa Haftar e Fayez al Sarraj hanno accettato di far tacere le armi per lasciare spazio alla diplomazia. Dopo nove mesi di offensiva su Tripoli il generale ha accettato di fermarsi, almeno temporaneamente. Alcune ore dopo il suo rivale asserragliato a Tripoli, Sarraj, ha fatto lo stesso: l'appello lanciato da Erdogan e Putin nel loro incontro dell'8 gennaio ha sortito l'effetto sperato, confermando che la crisi libica non si può risolvere senza un'intesa Mosca-Ankara.