Ghariba sfrattata con il suo cane: continua la crisi della casa mentre la Spagna si prepara al voto anticipato
Una donna trascinata fuori casa dalla polizia, il cane al guinzaglio, il figlio di nove anni e una settantina di persone radunate davanti all’edificio per tentare di fermare lo sfratto, come si vede nel video che è stato pubblicato da Retuers. Le immagini arrivano dal quartiere Camp de l’Arpa del Clot, a Barcellona, e raccontano qualcosa che ormai conosciamo già bene, una crisi ormai al centro del dibattito politico spagnolo, ed europeo. Ghariba Nahri sostiene di aver pagato regolarmente 400 euro al mese per una stanza, ma, secondo la ricostruzione riportata da La Stampa, chi le subaffittava l’alloggio avrebbe smesso di versare l’affitto alla proprietà. Lo sfratto era già stato rinviato due volte nel corso di ottobre ed è stato eseguito al terzo tentativo, il 20 ottobre. La signora viveva nell’appartamento da circa due anni, ma non figurava nel contratto d’affitto principale, motivo per cui non è riuscita a ottenere la sospensione dello sgombero, nonostante sostenesse di aver pagato regolarmente l'affitto.
Un caso simile è quello di Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata a Madrid dopo aver vissuto per 71 anni nello stesso appartamento. Grazie alla mobilitazione e alle proteste, era riuscita a ottenere la possibilità di tornare a casa, ma è morta il 7 ottobre, prima di riuscirci. A differenza di Maricarmen, la vicenda di Ghariba mette in luce anche la precarietà di chi vive in subaffitto: persone che possono pagare regolarmente la propria stanza e ritrovarsi comunque coinvolte in una procedura di sfratto per problemi nei rapporti tra chi subaffitta e il proprietario dell’immobile.
Tutto questo succede in un momento particolarmente delicato per la Spagna, a poco più di un mese dalle elezioni generali del 29 novembre. Secondo il Centro de Investigaciones Sociológicas, il 55,7% degli intervistati indica la casa come il principale problema del Paese. Un tema che oltre ad essere un'emergenza sociale, è arrivato a far far tremare i palazzi della politica, fino alla caduta del governo Sanchez, dopo 8 anni. Il 2 ottobre, il Congresso ha respinto i decreti con cui l'esecutivo cercava di intervenire sull'emergenza abitativa, tra cui misure a tutela degli inquilini. Una sconfitta parlamentare che, tre giorni dopo, ha portato Sánchez ad annunciare elezioni anticipate per il 29 novembre, rispetto al voto previsto nel 2027.
Sfratti e slogan: la casa diventa un’arma elettorale
La casa è così passata dall'essere una delle principali preoccupazioni degli spagnoli a diventare uno dei terreni decisivi dello scontro politico. Da una parte, il governo socialista ha presentato le misure respinte come strumenti necessari per garantire l'accesso a un diritto fondamentale; dall'altra, le opposizioni hanno contestato le politiche dell'esecutivo, accusandolo di non essere riuscito a risolvere il problema dopo anni al potere.
Nelle settimane di precampagna, i partiti hanno iniziato a contendersi non soltanto le possibili soluzioni all'emergenza, ma anche il diritto di raccontarla e di attribuirne le responsabilità. Il PSOE di Pedro Sánchez ha scelto di presentarsi come il difensore del diritto alla casa. Il 2 ottobre, poche ore prima della bocciatura parlamentare dei decreti sull'emergenza abitativa, il partito ha pubblicato sui propri profili social un messaggio inequivocabile: "Non un passo indietro nella difesa del diritto all'abitare". La risposta del Partito popolare è arrivata anche attraverso i social. L'11 ottobre il PP ha pubblicato un video dal titolo "3 campagne. 1 sola menzogna.", accompagnato dall'hashtag #vivienda, impostando la propria comunicazione in chiave polemica contro la narrazione socialista. Vox ha adottato toni ancora più aggressivi: la portavoce al Congresso Pepa Millán ha accusato il PSOE di aver tentato di fare della casa il centro della propria campagna, sostenendo che, in realtà, i responsabili della speculazione fossero proprio i socialisti. In questo scontro si inserisce anche Junts per Catalunya, il partito indipendentista catalano guidato da Carles Puigdemont, il cui ruolo è stato centrale nella bocciatura dei decreti. Il 2 ottobre, Junts ha votato contro entrambe le misure del governo Sánchez, unendosi a PP e Vox, sostenendo che i provvedimenti non avrebbero fermato gli sfratti né la speculazione immobiliare e avrebbero potuto ridurre l'offerta di abitazioni in affitto, facendo aumentare ulteriormente i prezzi.