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La crisi abitativa innesca quella di governo in Spagna: le prospettive di Sanchez

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Pedro Sanchez si è dimesso e ha convocato le elezioni anticipate. È questa la diretta conseguenza della crisi politica che si è innescata nel Parlamento spagnolo la scorsa settimana, dopo che il governo socialista è andato sotto con i numeri e non è riuscito a far approvare due decreti on l’obiettivo contrastare la crisi abitativa, introducendo più tutele a chi è in affitto e cercando di limitare la speculazione immobiliare. Alla bocciatura di queste misure le piazze sono subito esplose e ora Sanchez vuole provare a fare leva proprio su quella frustrazione e su quel malcontento popolare per provare a vincere le elezioni e tornare al governo con una maggioranza più ampia. È una scommessa, quella del premier spagnolo, che dal 2023 governa con dei numeri risicati e un sostegno traballante. Ma è anche l’unica buona occasione che gli è rimasta: mentre la destra avanza in tutta Europa, Spagna compresa, arrivare a fine legislatura per Sanchez significherebbe rimanere mesi e mesi a lottare per ogni singolo provvedimento in Parlamento, guardando nel frattempo il consenso verso il suo partito che si riduce sempre di più. Ora, invece, convocando elezioni anticipate, può provare a puntare tutto sul momento caldo, mettendo al centro un programma socialista, che si preoccupa del diritto alla casa, alla sanità e alla scuola.

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La crisi politica e abitativa

L’ipotesi di andare a votare a novembre è emersa subito, alla fine della scorsa settimana, quando al governo sono mancati i numeri in Parlamento e non è riuscito ad approvare due  decreti contro l’emergenza abitativa. In particolare, un provvedimento proponeva di bloccare temporaneamente gli sfratti per i cittadini in difficoltà economica, ed era stato messo in campo dopo il caso di una signora di 87 anni, Maricarmen Abascal, sfrattata dall'appartamento in cui viveva a Madrid da oltre 70 anni, perché non riusciva a sostenere l’aumento da capogiro del prezzo dell’affitto. Un altro provvedimento, invece, puntava a limitare la speculazione immobiliare – che spinge sugli affitti brevi, più redditizi, a scapito di quelli a lungo termine – e a porre un tetto ai prezzi degli affitti.

In Parlamento, appunto, gli indipendentisti catalani di Junts – che avevano sostenuto Sanchez dopo le ultime elezioni del 2023 – hanno ritirato il loro appoggio al Partito Socialista e hanno votato contro queste misure, insieme ai Popolari e al partito di estrema destra Vox. Dopo qualche giorno di riflessione, mentre nel frattempo in diverse città spagnole migliaia di persone scendevano in piazza denunciando come i prezzi degli affitti siano diventati insostenibili, questa mattina Sanchez ha annunciato le sue dimissioni e le elezioni anticipate per il 29 novembre. I giornali spagnoli scrivono che il primo ministro avrebbe passato tutto il fine settimana a discutere e confrontarsi con la sua cerchia più stretta. E molti gli avrebbero fatto notare come fosse il caso di provare a capitalizzare la reazione popolare all’affossamento dei decreti sulla casa. Solo a Madrid, del resto, sono scese in piazza 70mila persone: è una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni su un tema caro ai socialisti e all’elettorato di sinistra. Una fetta di cittadinanza che negli ultimi anni non va più di tanto a votare, ma che su questo tema si è mobilitata. Un’occasione, quindi, difficilmente replicabile per il PSOE.

Cosa ha detto Sanchez nel suo discorso

Sanchez, nel suo discorso, ha detto che è arrivato il momento per il popolo spagnolo di decidere quale futuro vuole per il Paese: “È arrivato il momento in cui voi spagnoli e spagnole decidiate che futuro volete per voi e per il vostro paese, se volete unirvi all'ondata di estrema destra che regredisce ovunque governa o se volete che la Spagna continui ad essere un baluardo di apertura e giustizia sociale, se volete che il Paese retroceda o continui ad avanzare".

Ha anche rivendicato quanto fatto dal suo governo, pur ammettendo che non sia stato facile avendo dovuto – parole sue – “combattere con un Congresso molto irruente e far fronte alla peggiore opposizione della storia”. Non solo, Sanchez ha anche detto di aver dovuto lottare contro “élites economiche e sociali molto potenti, che non si presentano alle elezioni ma vogliono continuare a controllare” la Spagna. E poi ha rivendicato di aver impedito di “sacrificare lo Stato del welfare all’altare del 5% in spese militari”, come richiesto dalla Nato.

Cosa dicono i sondaggi

Dall’opposizione, il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha commentato dicendo che finalmente la Spagna potrà dire la sua e scegliere “tra la corruzione e l’onestà”. Ha poi accusato il governo di Sanchez di minare la coesione sociale del Paese, dopo aver causato danni colossali al Paese. Il leader di Vox, Santiago Abascal, invece, ha detto che Sanchez indice le elezioni mentre “Ceuta è ancora invasa” dai migranti e ha lanciato un appello alle persone affinché la Spagna cambi rotta.

Secondo uno degli ultimi sondaggi pubblicato dal quotidiano El Paìs, i Popolari sarebbero sopra il  32% contro il 26% dei Socialisti. Vox potrebbe arrivare fino al 18% e in questo caso il partito di destra e quello di estrema destra potrebbero arrivare da soli alla maggioranza. La sinistra invece è  divisa tra Sumar e Podemos, dati rispettivamente al 6 e al 3%, numeri ancora una volta troppo bassi per formare una maggioranza stabile e autonoma insieme al PSOE. Che infatti nel 2023 si è dovuto appoggiare ad altri soggetti politici, come gli indipendentisti catalani.

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