Gli sfratti e il problema della casa rischiano di consegnare la Spagna alla Destra. E Pedro Sánchez lo sa

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Il tema della casa sta diventando il vero banco di prova per il governo di Pedro Sánchez in vista delle prossime elezioni in Spagna.

Le sinistre spagnole non socialiste – quelle statali e quelle indipendentiste – si sono date appuntamento questo lunedì davanti all’ospedale Gregorio Marañon di Madrid. Dove è ricoverata dalla scorsa settimana Maricarmen, la donna disabile di 87 anni sfrattata dall’appartamento in cui viveva fin d’adolescente, dalla società immobiliare Urbagestión e subito diventata il simbolo della lotta per il diritto alla casa. Sabato scorso, lo sdegno suscitato dal suo sgombero ha riempito con 300.000 persone le strade del centro della capitale, confluendo infine nella Puerta del Sol e occupandola. Come accadde quindici anni fa, il 15 maggio del 2011 (15-M), data che segna l’inizio del movimento degli Indignati che cambiò il volto della Spagna, segnalando il cammino ad analoghe esperienze in giro per il mondo come Occupy Wall Street.

Si potrebbe dire che questa è una storia di simboli, perché lo è: quello di Maricarmen, diventata improvvisamente il riferimento per molti giovani che per età potrebbero esserle nipoti e che vedono il loro futuro compromesso dall’impossibilità di accedere a un appartamento. E quello della Puerta del Sol, per ciò che questa piazza significa nell’immaginario della sinistra spagnola. Ma è anche qualcosa di molto diverso da quella memoria, che non appartiene ai ragazzi e alle ragazze che oggi occupano la piazza per ragioni puramente anagrafiche. Differente nei contenuti, perché il 15-M propugnava un emendamento all’intero sistema; oggi invece è una lotta concreta centrata sul diritto alla casa, che però questiona il modello di sviluppo su cui sono cresciute le città europee. E perché il 15-M era la messa in discussione della casta; mentre diversi dei leader di allora sono poi diventati classe politica, protagonisti nella promozione e gestione della cosa pubblica, condividendo con i socialisti la responsabilità delle politiche di governo. E perché Pedro Sánchez sa di dover reagire diversamente da come fece José Luis Rodríguez Zapatero, se non vuole consegnare, come allora, tutte le maggioranze parlamentari al Partido Popular, oggi accompagnato da Vox.

La crisi del 2008, in Spagna, fu determinata prevalentemente dalla bolla immobiliare: la politica sulla casa di José María Aznar promuoveva la proprietà dell’immobile, favorendo finanziamenti alle famiglie per l’acquisto superiori al suo valore. Con la crisi, dunque, divenne difficile pagare l’ipoteca stipulata e gli immobili, molti di proprietà delle banche, venivano sottratti all’acquirente, su cui continuava però a gravare il debito contratto. Perciò uno dei protagonisti della mobilitazione sociale di quel tempo furono le PAH, Plataformas de Afectados por la Hipoteca. Oggi, quindici anni dopo, la crisi è sugli affitti, aumentati di circa il 40% negli ultimi anni. La scarsità del patrimonio immobiliare pubblico e la proliferazione di affitti stagionali nelle città a maggior impatto turistico si aggiungono a un mercato di cui solo recentemente si è provato ad appore una qualche regolamentazione. Soprattutto, sotto il mirino, è l’azione dei fondi speculativi, che detengono grandi quantità di patrimonio immobiliare in Spagna. Urbagestión, che ha sfrattato Maricarmen, è una delle quasi 264.000 società private che posseggono circa il 4% del parco nazionale (oltre un milione di case). La maggioranza delle case in mano alle imprese è di società considerate grandi proprietarie (con dieci o più immobili)

Da tempo c’è un decreto legge del governo accantonato, che avrebbe potuto migliorare la situazione, ma le resistenze di una parte del Psoe e la contrarietà della destra catalana indipendentista (Junts) in difesa degli interessi dei piccoli proprietari ne hanno impedito l’approvazione. Ora è però la piazza a spingere per un’assunzione chiara della politica contro la speculazione e il governo spagnolo sta provando a contrattare un testo che tenga insieme la maggioranza, in primo luogo la coalizione tra socialisti e Sumar, e venga accolto positivamente dal Sindacato degli Inquilini che ha promosso le ultime mobilitazioni. Le sinistre non socialiste, riunite davanti all’ospedale dov’è Maricarmen, hanno posto le loro condizioni, minacciando altrimenti di abbandonare il governo: la fine degli sfratti, la congelazione dei prezzi, il rinnovo automatico dei contratti e la regolamentazione degli affitti stagionali. I tempi sono molto stretti: entro domani si vuole portarlo alla riunione del governo sotto forma di decreto, che necessita perciò di un voto in parlamento. Tra poche ore si saprà dunque se c’è un accordo soddisfacente tra le forze politiche democratiche, perché a nessuno sfugge che la casa sta diventando il vero banco di prova per le prossime elezioni.

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