Il presidente "sceriffo" delle Filippine sta dando seguito alle promesse fatte in campagna elettorale, quando aveva garantito che con la sua elezione nel giro di pochi mesi sarebbe stato inflitto un durissimo colpo agli spacciatori di droga. In realtà quello che sta facendo Rodrigo Duterte è qualcosa di più di una "normale" attività di repressione del crimine: dall'inizio del suo mandato, meno di tre mesi fa, ha fatto uccidere dalle forze di polizia la bellezza di 465 persone, tra spacciatori di droga e tossicodipendenti. In media ogni giorno 15 persone sono state assassinate dalle "squadre della morte" al servizio del presidente, in una campagna di esecuzioni sommarie che dovrebbe far riflettere i paesi alleati delle Filippine, dal momento che si profila nel paese una massiccia violazione dei più elementari diritti umani e civili. Spacciatori e "tossici" sospettati infatti il più delle volte non vengono sottoposti ad alcun processo.

Duterte, tuttavia, ha sempre smentito ogni violazione dei diritti umani. Al contrario, ha rivendicato la sua ex professione di avvocato e procuratore e affermato che mai sono state effettuate esecuzioni extragiudiziali e che il rispetto della legge è sempre stato al primo posto. Ha inoltre invitato i cittadini filippini a non prendere iniziative individuali, segnalando i malviventi alla polizia. Quel che è certo è che il giro di vite tra gli spacciatori rischia di dare il via a una vera e propria guerra, tanto che i "boss" della droga hanno messo una taglia di un milione di dollari sulla testa di Duterte. In cambio il presidente ha offerto 100mila dollari a chi fornirà informazioni che consentiranno di arrestare i leader delle organizzazioni criminali.

Le foto shock degli spacciatori uccisi: "Non seguirmi, sono un pusher"

Le conseguenze di questa campagna sono facilmente prevedibili. I vigilantes hanno dimostrato di avere il grilletto facile e ucciso 465 persone, accusate di aver avuto a che fare con lo spaccio o il consumo di droga. Che ciò sia decisamente illegale lo dichiara anche Human Rights Watch, che ha denunciato la campagna di odio di Duterte sostenendo che il presidente fomenta gli omicidi sommari. Ma anche il web ha dimostrato che stanno avvenendo episodi gravissimi: su facebook sono state fatte circolare fotografie di spaciatori uccisi con accanto un cartello: "Non seguirmi, sono un pusher e la mia casa è un covo pieno di droga". Altre immagini immortalano presunti tossicodipendenti umiliati, lasciati nudi con le mani e i piedi legati, o molto più spesso brutalmente picchiati.