Dopo appena 62 giorni di carcere Chelsea Manning è di nuovo libera. L’ex analista dell’intelligence americana, conosciuta per essere la talpa di Wikileaks dopo aver passato all'organizzazione migliaia di documenti militari e diplomatici riservati, alcun dei quali ritenuti top secret, era finita nuovamente in cella nel marzo scorso dopo essersi rifiutata di testimoniare proprio contro il gruppo fondato da Julian Assange. La 32enne Manning, che ha deciso di diventare donna nel 2013,  si è rifiutata di presentarsi davanti al gran giurì dell'Eastern District della Virginia che indaga su alcuni filoni che riguardano la fuga di notizie a favore Wikileaks e per questo era finita di nuovo in cella. "Lei è convinta che testimoniare significherebbe tradire le cose in cui crede", avevano spiegato i suoi avvocati, assicurando: "È pronta a pagare le conseguenze per le cose in cui crede e non dovrebbe sorprendere nessuno il fatto che abbia il coraggio di portare avanti le sue convinzioni".

Manning, ha già scontato in carcere 7 anni dopo la condanna a 35 anni di prigione per svariati reati contro la sicurezza nazionale Usa che gli è stata inflitta proprio per aver passato documenti riservati alla rete di Julian Assange. Nel 2009 infatti aveva trafugato decine di migliaia documenti mentre svolgeva il suo incarico di analista di intelligence a Baghdad, ad esempio come un video in cui elicotteri Usa uccideva 12 civili disarmati, e li aveva passati a Wikileaks. Una volta scoperta e condannata, era stata rinchiusa in carcere dove aveva deciso di cambiare sesso. È stata liberata nel 2017 a seguito della grazia concessa dal Presidente Barack Obama e da allora è diventata una attivista.

Un percorso che l'ha portata a rifiutare qualsiasi collaborazione con la giustizia a proposito di Wikileaks. Sempre secondo i suoi legali, questo potrebbe portarle nuovi guai a breve termine. Manning è già stata raggiunta da un nuovo ordine di comparizione e in molti altri casi in esame si è già parlato di una sua possibile presenza in aula come testimone. Ad ogni rifiuto scatterebbero di nuovo gli arresti.