I devastanti effetti del bombardamento su Ariha, nella provincia nord–occidentale di Idlib (Gettyimages)
in foto: I devastanti effetti del bombardamento su Ariha, nella provincia nord–occidentale di Idlib (Gettyimages)

Vie colme di detriti, negozi e case distrutti, veicoli consumati dal fuoco. E corpi senza vita. Riversi uno sull'altro al ciclo della strada. È la scena apocalittica dell'ultimo massacro avvenuto in Siria. Ieri pomeriggio, 29 gennaio, aerei da guerra russi hanno bombardato Kafr Latah, cittadina pochi chilometri a sud di Ariha, nella provincia nord-occidentale di Idlib. Una strage di civili: dodici persone sono rimaste uccise, tra cui tre bambini e una donna. I feriti si contano a decine.

L'ospedale di Ariha distrutto dalle bombe

Quel che resta di una stanza dell’ospedale di Ariha colpito da un raid aereo russo nella notte del 29 gennaio (Gettyimages)
in foto: Quel che resta di una stanza dell’ospedale di Ariha colpito da un raid aereo russo nella notte del 29 gennaio (Gettyimages)

Nella notte un altro ospedale è stato perso di mira dai raid aerei. A finire sotto le bombe è stato il nosocomio Al-Shami nella città di Ariha. Anche in questo caso, le prime immagini mostrano i reparti dell'ospedale avvolti dalla caligine provocata dalle esplosioni. Dopo il bombardamento, l'ospedale è stato dichiarato completamente fuori uso. Tra le vittime si contano anche cinque donne e un bambino, uccisi all'interno del loro appartamento che si trova accanto all'ospedale. I feriti sarebbero una quarantina, tra cui il direttore della struttura medica. La Russia ha negato la responsabilità del raid sull'ospedale di Ariha. Il ministero della Difesa russo smentisce le notizie secondo cui i suoi jet militari avrebbero colpito la casa di cura della città alla periferia sud di Idlib. Mosca definisce questa notizia "una provocazione informativa", nonostante le diverse testimonianze, video e foto diffuse in queste ore.

Maarat al-Numan riconquistata dall'esercito siriano

Le lacrime di due anziani prima di lasciare la loro casa a Maarat al–Numan
in foto: Le lacrime di due anziani prima di lasciare la loro casa a Maarat al–Numan

Nonostante le critiche di Stati Uniti e Unione Europea, l'offensiva dell’esercito governativo sul nord-ovest della Siria continua implacabile. Maarat al-Numan è stata riconquistata il 29 gennaio, dopo settimane di costanti attacchi. I soldati siriani sono entrati nella strategica città lungo l'autostrada che collega Damasco ad Aleppo. Quella che una volta accoglieva circa 100mila abitanti è adesso una città fantasma. Non c’è stata alcuna festa per le truppe di Assad al loro arrivo a Maarat al-Numan: i suoi abitanti infatti hanno abbandonato le loro case nei giorni scorsi, un vero e proprio esodo verso il confine turco di migliaia di famiglie in fuga dalla violenza. E per chi non è riuscito a scappare, il destino è stato crudele.

Ahmed Jaffal era un uomo anziano, povero e malato. Aveva rifiutato di lasciare la città, chissà forse pensando che non ne valesse la pena e la sua ora fosse ormai vicina. Jaffal se ne stava seduto al bordo di una strada quando i militari siriani lo hanno raggiunto e ucciso. Sta suscitando indignazione la foto di due soldati trionfanti calpestando il cadavere dell'anziano. Un vero e proprio crimine come lo ha definito Donatella Rovera, ricercatrice di Amnesty international con oltre vent'anni di esperienza nelle crisi mediorientali.

Prima i jet e poi le truppe: l'offensiva di Assad su Idlib

L'operazione militare condotta dal presidente Bashar al Assad per riconquistare i territori a nord-est della Siria ricalca la terribile sequenza già vista nel corso di questi nove anni di guerra. Prima i jet russi e gli elicotteri governativi, padroni assoluti del cielo siriano, terrorizzano la popolazione civile con bombardamenti indiscriminati. Non importa il numero delle vittime o se ad essere distrutti sono scuole, ospedali o mercati affollati. L'obiettivo è indurre gli abitanti ad abbandonare le loro case e lasciare il campo libero all'avanzata delle truppe. Una volta svuotate le città, i militari le riconquistano con un costo contenuto di perdite. Una strategia semplice, quanto brutale.

Per Damasco e Mosca, la presenza degli estremisti islamici nella Siria nord-occidentale è motivo più che sufficiente per attaccare indiscriminatamente i centri abitati, anche a costo di provocare stragi tra i civili, intrappolati tra due fuochi. Le formazioni di insorti, tra cui Hay'at Tahrir al-Sham (Hts), organizzazione jihadista affiliata ad Al Qaeda, sembrano intenzionate a combattere fino alla fine ricorrendo anche agli attentati suicidi. Un drone ha ripreso la scena di un kamikaze che ieri, a bordo di un’auto, si è fatto esplodere vicino ad una postazione dell’esercito siriano ad Idlib.

Le Nazioni Unite chiedono stop combattimenti

Una vittima del bombardamento a Kafr Latah in cui sono morte 10 persone (White Helmets)
in foto: Una vittima del bombardamento a Kafr Latah in cui sono morte 10 persone (White Helmets)

Di fronte all'inarrestabile escalation di violenza, l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha chiesto l'immediata cessazione delle ostilità ad Idlib e la protezione di tutti i civili e le infrastrutture pubbliche. “È profondamente angosciante – ha affermato Bachelet – che i civili vengano ancora uccisi ogni giorno in attacchi missilistici sia aerei che terrestri. Donne, uomini e bambini che semplicemente svolgono attività quotidiane a casa, sul posto di lavoro, nei mercati e nelle scuole sono uccisi e mutilati con insensata violenza”.

Mark Lowcock, sottosegretario generale per gli aiuti umanitari dell'Onu, ha chiesto lo stop dei combattimenti. Il 29 gennaio, davanti al Consiglio di sicurezza, Lowlock ha illustrato in tutta la sua drammaticità la grave situazione umanitaria. “Almeno 20.000 persone sono arrivate dal sud di Idlib negli ultimi due giorni. Circa 115.000, la scorsa settimana. Quasi 390.000 sono fuggiti negli ultimi due mesi. Molte famiglie sono sfollate più volte. Arrivano in un posto ritenuto sicuro, ma a causa delle bombe sono costretti a fuggire di nuovo”, ha dichiarato il diplomatico. “Sono traumatizzati e si sentono totalmente abbandonati dal resto del mondo. Non capiscono perché questo Consiglio – la dura critica di Lowlock – non sia in grado di fermare la carneficina della popolazione civile intrappolata in una zona di guerra. Il loro messaggio – ha concluso – è sempre lo stesso: ‘Abbiamo paura. Per favore aiutaci. Fateli smettere’”.