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Il Project Freedom è stata una missione durata veramente poco. Delle oltre 1500 imbarcazioni bloccate nello stretto di Hormuz dallo scoppio della guerra, quindi da febbraio, gli Stati Uniti sarebbero riusciti a portarne fuori appena una manciata, senza contare quelle che sono state attaccate nel frattempo. E così, dopo aver annunciato questa operazione (o più che altro una prova di forza per intestarsi il controllo di Hormuz) e aver scatenato un fuoco incrociato andato avanti per oltre un giorno, Donald Trump l’ha repentinamente sospesa. Le ragioni sono diverse: da un lato sicuramente c’è stato un tentativo di lasciare spazio ai negoziati ed evitare l’escalation militare su larga scala, un rischio che nelle ultime ore era apparso concretamente dietro l’angolo, ma dall’altro forse Trump ha cercato anche di nascondere il fallimento di tutta l’operazione. E allora ha deciso di affossarla subito, rivendicando così di aver ripristinato la diplomazia.
Un accordo vicino
Già in mattinata il sito Axios scriveva che un accordo tra Stati Uniti e Iran potesse essere vicino, un memorandum d'intesa in 14 punti, articolati in appena una pagina, che avrebbe potuto mettere fine alle ostilità. Axios citava due funzionari statunitensi e altre due fonti vicine a questo dossier, specificando che Washington si aspettasse una risposta dall’Iran entro 48 ore. Scriveva che nulla fosse ancora concordato ma che tutte queste fonti assicurassero che le parti non fossero mai state così vicine a un accordo dallo scoppio del conflitto. Il contenuto non è ancora pubblico, ma sempre affidandosi ad Axios, parlerebbe di una finestra di 30 giorni di negoziati per un accordo definitivo che tenga insieme la riapertura dello stretto di Hormuz, la limitazione del programma nucleare iraniano e la rimozione delle sanzioni statunitensi.
Insomma, ci sarebbe di mezzo anche il programma nucleare iraniano, cosa che Teheran voleva inizialmente escludere da questa prima fase di negoziati. L’Iran, direbbe sempre questo memorandum, si impegnerebbe a rinunciare all’arricchimento di uranio per un periodo tra i 12 e i 15 anni, metterebbe esplicitamente una moratoria sullo sviluppo di armamenti nucleari e aprirebbe i propri impianti agli ispettori delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti, da parte loro, rimuoverebbero gradualmente tutte le sanzioni che al momento mantengono congelati miliardi di dollari iraniani.
I post di Trump e le risposte dei Pasdaran
Poche ore fa poi Trump ha scritto, in uno dei suoi post su Truth: “Supponendo che l'Iran accetti di rispettare quello che è stato concordato, il che è forse una grande supposizione, la già leggendaria ‘Epic Fury' avrà fine e il blocco, altamente efficace, consentirà allo Stretto di Hormuz di essere APERTO A TUTTI, Iran compreso. Se non dovessero accettare, inizieranno i bombardamenti e, purtroppo, saranno a un livello e con un'intensità molto più elevati rispetto a prima". I Pasdaran a loro volta hanno risposto dicendo che “con le minacce dell’aggressore neutralizzate e i nuovi protocolli in vigore, sarà garantito il traffico sicuro e stabile dello stretto di Hormuz”.
Cosa c'entra l'Arabia Saudita
Hanno commentato anche i mediatori pakistani, con il primo ministro Shehbaz Sharif che ha ringraziato Trump per aver sospeso il Project Freedom e ha rivendicato il proprio ruolo nell’arrivare a questa svolta. È interessante notare le parole esatte che ha usato, in un post su X: “La generosa risposta del presidente Trump alla richiesta avanzata dal Pakistan e da altri paesi fratelli, in particolare dal regno dell'Arabia Saudita e dal mio caro fratello, il principe ereditario e primo ministro Mohammed bin Salman, andrà molto lontano nel promuovere la pace regionale, la stabilità e la riconciliazione durante questo periodo sensibile”. Insomma, c’è anche la mediazione dell’Arabia Saudita. Tra l’altro il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ieri aveva subito chiamato il suo omologo saudita, Faisal bin Farhan, dopo una visita a Pechino, in cui aveva sempre discusso di come trovare una soluzione nel Golfo.
Al di là delle mediazioni, ora bisognerà capire intanto se questo memorandum d’intesa verrà ufficialmente controfirmato da entrambe le parti – anche perché Teheran ha detto che sta ancora valutando e che comunicherà poi risposta al papa – se i 30 giorni per i negoziati reggeranno senza che ricomincino le ostilità e poi quando le delegazioni di Iran e Stati Uniti si siederanno al tavolo faccia a faccia. Ma per questo Trump ha detto che è ancora troppo presto.
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