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La Global Sumud Flotilla abbordata, Israele rimane impunito: i comunicati stampa non bastano

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La Global Sumud Flotilla era partita dalle coste siciliane domenica 26 aprile. E ieri sera, appena qualche giorno dopo essere salpate, diverse barche sono state intercettate dai militari israeliani mentre navigavano in acque internazionali. Dal tracker online si vedeva perfettamente come fossero a poche decine di miglia dalle coste greche. E a oltre 900 chilometri da Gaza. Esattamente come era accaduto l’anno scorso, siamo di fronte a una chiara violazione del diritto internazionale. Solo che questa volta i militari israeliani sono andati ad abbordare la flotta umanitaria nel mezzo del Mediterraneo: per la Flotilla è un chiaro atto di pirateria, un rapimento di decine di civili che dimostra come Israele possa agire in totale impunità, ben oltre i propri confini. Sequestrando illegalmente delle persone in acque internazionali, senza subire le conseguenze delle proprie azioni.

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Da un video diffuso sui canali social degli attivisti si vede un soldato salire su una delle imbarcazioni della Flotilla in piena notte. Le immagini mostrano l’equipaggio al centro della barca, con le mani alzate per dimostrare ancora una volta l’intento pacifico della missione. E si sente un uomo che urla degli ordini, dice che nessuno si deve muovere. E poi, negli ultimi secondi del video, si vede un militare, armato, che sale a bordo.

Le violazioni del diritto internazionale

La Flotilla ha accusato le autorità israeliane di voler normalizzare un proprio controllo illegale sul Mediterraneo, alzando ancora una volta l’asticella sui livelli di impunità di Israele. In un comunicato, gli attivisti denunciano che “nessuno Stato ha il diritto di rivendicare, controllare o occupare acque internazionali. Eppure, è esattamente ciò che Israele ha fatto, estendendo il suo regime di controllo verso l'esterno, occupando il Mar Mediterraneo al largo delle coste europee”. Hanno anche raccontato che la marina militare israeliano ha intercettato le navi della missione umanitaria, disturbato le comunicazioni – compresi i canali di soccorso – e poi rapito con la forza i civili. Il comportamento dei militari israeliani è ormai cosa nota. Quello che non finisce mai di stupire, hanno anche detto gli attivisti, è il silenzio assordante di quei governi e quelle istituzioni che poi pretendono di essere riconosciuti come paladini del diritto internazionale.

La reazione del governo italiano

Va detto che diverse ore dopo l’abbordaggio i governi europei, quello italiano compreso, si sono riuniti e hanno detto la loro. Questa mattina Giorgia Meloni ha tenuto una riunione con alcuni ministri, da Tajani a Crosetto, e ha condannato il sequestro delle imbarcazioni della Flotilla, sottolineando appunto che sia avvenuto in acque internazionali, al largo delle coste greche. Poi ha chiesto al governo israeliano l’immediata liberazione di tutti gli italiani che sono stati illegalmente fermati, così come di garantire l’incolumità a bordo e di rispettare il diritto internazionale. Diversi governi europei hanno rilasciato dichiarazioni simili e anche dalla Commissione europea è arrivata una nota per chiedere a Israele di rispettare il diritto internazionale, che tutela la libertà di navigazione.

Però, se per anni e anni, i governi israeliani hanno agito calpestando questo diritto internazionale e lo hanno fatto nella sostanziale impunità delle loro azioni, perché ora un comunicato dovrebbe cambiare le cose? Che tipo di pressione può esercitare una dichiarazione scritta?

Gli equipaggi della Flotilla arrestati

Intanto ovviamente è scoppiato il caso politico, con le opposizioni che hanno chiesto un’informativa urgente in Parlamento di Meloni, Tajani e Crosetto, su questo atto di pirateria ai danni della Flotilla, intercettata a migliaia di chilometri dalle acque territoriali israeliane. Che, comunque, non sono quelle davanti a Gaza. Da quanto hanno fatto sapere alcuni legali degli attivisti, a bordo c’erano in totale 57 cittadini italiani e 24 di questi sarebbero stati arrestati nelle barche intercettate. Il ministero degli Esteri israeliano ha confermato che la marina ha fermato 175 attivisti, sequestrando una ventina di imbarcazioni. Ovviamente Israele accusa Hamas di essere dietro la Flotilla, “in collaborazione con provocatori professionisti che hanno l’obiettivo di sabotare la transizione alla seconda fase del piano di pace di Trump”. Dice anche che quello della marina è stato un intervento in conformità del diritto internazionale, perché serviva a prevenire la violazione del blocco navale su Gaza. Un blocco illegale, andrebbe ricordato. Così come andrebbe ricordato che gli attacchi preventivi non sono esattamente legali, quando non c’è alcuna minaccia imminente ed esistenziale, cosa che una flotta umanitaria chiaramente non comporta.

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