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È dagli anni Novanta che le vittime di Jeffrey Epstein denunciano i suoi abusi. Per decenni però questa rete di potere e violenza è rimasta al coperto, fino a quando, con il suo suicidio in carcere e la pubblicazione degli Epstein files, non è scoppiato il caso. E da quel momento Jeffrey Epstein è diventato una sorta di creatura aliena, il suo nome si è trasformato in un’antonomasia, un sinonimo del male a cui associare crimini e nefandezze varie. Ma Jeffrey Epstein non era nulla di paranormale, era un uomo comune. Un uomo ricco e potente, sì, ma un uomo come tanti altri, che ha sfruttato a proprio vantaggio ciò che comporta essere un uomo ricco e potente nella cultura e nella società occidentale. Perché tanti altri uomini ricchi e potenti hanno abusato delle loro posizioni, del loro potere per commettere e coprire le loro violenze ai danni di donne vulnerabili, fragili, o semplicemente donne che non avrebbero mai contato nulla di fronte a tutti i mezzi e gli strumenti a disposizione dei loro aggressori. Il mondo in cui viviamo è pieno di predatori sessuali. Ed è un mondo talmente intriso di cultura dello stupro che i loro crimini vengono normalizzati. Non ci sconvolge l’idea che uomini facoltosi possano abusare del loro potere, che possano avere donne e ragazze alla loro mercé, senza doversene mai assumere la responsabilità.
Il legame tra Giuseppe Cipriani e Jeffrey Epstein
E non sconvolge nemmeno che universi di questo tipo si incontrino tra loro. C’è un collegamento tra Jeffrey Epstein e Nicole Minetti, la donna che andò a prendere in questura Ruby Rubacuori per conto di Silvio Berlusconi e che nel processo per il caso delle Olgettine – di quelle che chiamavamo le “cene eleganti” nella villa di Arcore” – ha preso una condanna di due anni e dieci mesi per favoreggiamento della prostituzione. Questo collegamento si chiama Giuseppe Cipriani Junior, erede del fondatore del famoso Harry’s Bar di Venezia, compagno di Minetti e vecchio amico e socio di Epstein.
C’è una coincidenza bizzarra in questa storia. All’inizio del 2026, mentre Nicole Minetti riceveva la grazia dal presidente della Repubblica, i media statunitensi raccontavano che anche Ghislaine Maxwell – la sodale di Epstein, condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori e altri reati sessuali – chiedeva a Donald Trump di essere graziata. Ma a lei non è stata concessa.
Tornando a Cipriani, negli Epstein files ci sono decine e decine di mail che raccontano come tra i due ci fossero rapporti d’affari, nonché di amicizia. Attorno al 2010, quindi dopo la condanna di Jeffrey Epstein per prostituzione minorile del 2008, si scambiano diversi messaggi per incontrarsi tra Londra, New York, Parigi. Entrambi hanno contatti nello stesso ambiente esclusivo e patinato, frequentano gli stessi posti. Il 13 settembre 2010 Epstein scrive a Cipriani ringraziandolo per l’ospitalità la sera prima, dicendogli che gli ha fatto piacere vedere il suo locale e soprattutto vedere i suoi figli, che ha sorriso durante tutto il tragitto di ritorno a casa.
Le mail negli Epstein files
Ma tra i due non ci sono solamente scambi amichevoli, tra due persone abituate a frequentarsi. Ci sono anche messaggi di lavoro, di affari. Come quelli che riguardano l’acquisizione di un locale a Londra, un certo Rafifi, su cui sarebbe servito un investimento iniziale di 800mila sterline. Sarebbe stato Epstein a mettere il capitale inziale e, sempre da quanto si legge in una di queste mail, Cipriani lo avrebbe dovuto ripagare insieme a un altro imprenditore, un certo Livio Bisterzo, per poi mantenerne una quota di minoranza, il 33%. Intanto Cipriani avrebbe dovuto comunque pagargli gli interessi del 10%. E non è l’unico messaggio d’affari: il 5 luglio del 2010 Epstein scrive a Cipriani dicendogli che un suo amico sta vendendo il Dukes Hotel e chiedendogli se a loro potrebbe interessare farci qualcosa.
Insomma, c’è chiaramente un legame. Che non significa che Cipriani sia in alcun modo implicato nei crimini di Epstein, né che sapesse della rete di traffico di esseri umani. Epstein era un connettore, un uomo con legami praticamente ovunque. Averlo conosciuto non trascina automaticamente nelle sue responsabilità penali. Certo è che negli anni a cui risalgono questi scambi, il finanziere newyorkese aveva già scontato una pena per prostituzione minorile. E altre mail raccontano comunque di contesti di un certo tipo. Ad esempio, nel 2013 una persona (il cui nome viene oscurato nei files) scrive ad Epstein di alcuni amici che sono andati a cena con Cipriani e altri italiani. E dice che Cipriani pensava ci fossero delle ragazze, ma alla fine erano “cheap girls” – cioè non altolocate – e quindi se ne era andato. Ce n’era una carina, si legge nella mail, ma vestita come una prostituta, unghie rosse e trucco pesante.
Uomini ricchi e potenti
Dobbiamo prendere questi scambi per quello che sono, senza forzare conclusioni che non ci sono. Però uno spunto di riflessione c’è. Se guardiamo alla vicenda di Nicole Minetti, alle cene di Arcore, e poi al caso di Jeffrey Epstein, Maxwell e quella rete di potenti e ricchi che hanno abusato per anni indisturbati di decine, forse centinaia (se non di più) di ragazze, dobbiamo chiederci se alla radice non ci siano sempre le stesse dinamiche. Che a volte sono anche più vicine a noi di quanto non potremmo pensare. Non sono nemmeno nascoste. Semplicemente sono normalizzate.
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