Post in collaborazione con Fanpage.it
di Vincenzo Marino (ha collaborato Arianna Ciccone)

1. Ha usato i tre mesi di governo in chiave elettorale

Gli 80 euro sono l’esempio più lampante. Cosa sarebbe stato del suo 40% se non avesse potuto far leva sulla ‘cultura di governo’, sul ‘bisogno di stabilità' e sui provvedimenti che nei primi 80 giorni ha potuto lanciare – e usare come arma elettorale?

2. Mancava un vero competitor


Nella sfida tra i leader è stato facilmente individuato come quello più credibile, l’unico letteralmente votabile, cosa sulla quale è stato notevolmente agevolato dalla concorrenza – Grillo non era candidato, Berlusconi non era candidabile, centro e centrodestra sono in profondissima crisi.

3. Ha avuto l'appoggio del sistema mediatico


I media non gli hanno fatto mancare un certo sostegno, o quantomeno non ne hanno aggredito selvaggiamente condotta politica e operato di governo. Dai grandi giornali alla sovraesposizione televisiva, Renzi ha oggettivamente goduto di un certo vantaggio rispetto ai competitori.

4. Ha giocato la carta del frame “speranza vs rabbia”

Renzi si è posto come unica alternativa a un ‘salto nel buio' e alla ‘rabbia', etichetta della quale Grillo non è riuscito a disfarsi – ma che anzi ha alimentato con la violenza di alcune sue affermazioni. L’elemento della ‘paura'- cavalcato dai media e favorito dal MoVimento – potrebbe essere stato determinante, Renzi si è presentato come “rifugio”.

5. Ha spazzato via la vecchia dirigenza

Dalla vittoria alle primarie di dicembre i vecchi dirigenti di partito si sono visti raramente sui media, sostituiti da facce giovani e molte donne. La cosa ha aiutato non poco a far passare il messaggio del ricambio generazionale, del rinnovamento interno e in generale della famosa ‘rottamazione’.

6. Ha preso voti da tutte le parti

Renzi ha sedotto l’elettorato di destra con il gioco delle riforme, la sua non-ostilità a Berlusconi e la non-discendenza dalla storia del PCI. Pur virando verso il centro, e intercettando il voto degli ex montiani, è riuscito a tenersi vicina quella parte di sinistra che ha deciso di votare il "meno peggio”, l'ultimo baluardo, quello che poteva farli finalmente vincere.

7. Ha puntato sulle preferenze

Anche dal punto di vista simbolico: le cinque capoliste erano tutte giovani, tutte donne, e tutte elette al Parlamento Europeo con risultati particolarmente positivi.

8. È stato il primo leader del centrosinistra a capire cosa significa “comunicazione”

Lontani i tempi de “la comunicazione non serve a niente”, Renzi ha sfruttato le proprie capacità comunicative e lanciato una campagna diversa dallo stile al quale il Partito Democratico ci ha da sempre abituati. Questa sua predisposizione naturale gli ha permesso di essere piuttosto duttile e interpretare il ruolo del rottamatore indomito (ggente) e del difensore dello status quo (ka$ta) con una certa facilità.