L'attuale pensione di inabilità per gli invalidi civili totali ammonta a 286 euro. Una cifra troppo bassa per vivere dignitosamente: occorre allora rivedere l'assegno e aumentarlo. Lo ha affermato la Corte costituzionale in una sentenza, la numero 152, di cui ora vengono depositate anche le motivazioni: l'illegittimità riscontrata riguarda l'articolo 38, comma 4, della legge numero 448 del 2001, nel quale si stabilisce che i benefici incrementativi spettanti agli invalidi civili totali siano concessi ai soggetti di età pari o superiore ai 60 anni. La Corte riconosce quindi il cosiddetto "incremento al milione di lire" già a partire dai 18 anni. Non si dovrebbe più attendere, come succedeva finora, il compimento del 60esimo anno di età: "Le minorazioni fisio-psichiche, tali da importare un’invalidità totale, non sono diverse nella fase anagrafica compresa tra i 18 anni (ovvero quando sorge il diritto alla pensione di invalidità) e i 59, rispetto alla fase che consegue al raggiungimento del sessantesimo anno di età, poiché la limitazione discende, a monte, da una condizione patologica intrinseca e non dal fisiologico e sopravvenuto invecchiamento", sottolinea la Corte.

L'assegno andrebbe quindi  triplicato, arrivando a 651,51 euro. Secondo la Consulta, l'importo attuale sarebbe "innegabilmente e manifestamente insufficiente" a garantire i bisogni primari. Tuttavia, il suo adeguamento rientra comunque nella discrezionalità del legislatore. La Corte sottolinea che resta comunque "ferma la possibilità per il legislatore di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché sia garantita agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione".

Per lo Stato questo aumento si tradurrà in un costo che potrebbe andare da 200 milioni di euro fino a 1,5 miliardi. Nell'alzare l'assegno di inabilità si dovrà tenere conto del reddito del nucleo familiare dei riferimento o del beneficiario, ma ad ogni modo si tratta di cifre molto più elevate rispetto a quanto previsto nel decreto Rilancio, in cui sono stati stanziati 47 milioni di euro. Lo Stato andrebbe quindi incontro a una maggiore spesa, ma per la Consulta questa è legittimata dal fatto che si stia parlando dei "diritti incomprimibili della persona". In questo caso i vincoli di bilancio non possono prevalere.