15 Settembre 2021
19:20

In arrivo la riforma del catasto: ecco chi pagherà di più

Il governo Draghi punta a inserire all’interno della riforma fiscale anche quella del catasto, nonostante le indicazioni provenienti dal Parlamento avessero escluso questa ipotesi. Una revisione del sistema catastale comporterebbe quasi certamente un aumento dell’imposizione fiscale per i proprietari di alcuni immobili: vediamo per quali.
A cura di Stefano Rizzuti

Discussa da anni, se non decenni, ma mai realizzata. Stavolta potrebbe essere la volta buona per la riforma del catasto, che il governo Draghi sembra voler inserire all’interno di un’altra riforma, quella fiscale. Servirà comunque tempo, quindi è probabile che la revisione catastale venga contenuta come delega al governo. La strada è stata segnata già dall’atto di indirizzo alle amministrazioni fiscali per il triennio 2021-2023: in quel caso il ministero dell’Economia aveva inserito anche l’aggiornamento degli archivi catastali nell’ottica di una “più equa imposizione fiscale”. La riforma fiscale dovrebbe approdare nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri, ma sulla revisione del catasto l’accordo politico sembra non esserci. Anche perché il punto non è stato inserito all’interno dello schema presentato dalle commissioni Finanze del Parlamento per la riforma fiscale: sulla revisione del catasto non c’è stato accordo e si era quindi deciso di non intervenire. Indicazione di cui, però, l’esecutivo potrebbe non tenere conto. E non mancano le proteste, soprattutto quelle di chi si dice preoccupato per un probabile aumento dei costi per la casa in seguito alla riforma.

La riforma catastale: dal vano al metro quadrato

La riforma, come spiega il Corriere della Sera, nasce dal fatto che l’attuale sistema è basato su valori teorici dei canoni risalenti agli anni Ottanta. Un modello che non prende in considerazione le reali differenze tra le diverse zone delle grandi città. Ma che, soprattutto, si basa su un’unità di misura ritenuta poco precisa, ovvero quella del vano catastale. La revisione sostituirebbe questa unità con il classico metro quadrato. La riforma porterebbe a considerare i valori al metro quadrato sui prezzi e i canoni di mercato, con il nuovo valore che dipenderà da quello unitario della propria categoria in una specifica zona. Inoltre il valore del reddito andrebbe insieme a quello di mercato.

La semplificazione della categorie catastali

Altra novità è la possibile semplificazione delle categorie catastali: si ipotizza l’istituzione di solamente due grandi gruppi, in base alla destinazione d’uso: immobili ordinari e speciali. Con tutte le ulteriori sottocategorie dipendenti dalla tipologia. Diventerebbero quindi determinanti altre caratteristiche, come quelle relative alla zona e ai servizi. L’obiettivo della riforma sarebbe quello di evitare ciò che spesso accade oggi, con abitazioni d’epoca di pregio e in pieno centro città che hanno valori fiscali uguali a quelli di case nuove che hanno sì la stessa superficie, ma si trovano in periferia.

Gli immobili di pregio in centro e quelli moderni in periferia

Il punto da risolvere nella revisione del catasto è proprio quello del contrasto tra centro e periferia. Ad oggi esistono moltissimi immobili di pregio in pieno centro che hanno un basso estimo catastale solo perché antichi, mentre immobili nuovi in periferia hanno valori molto più vicini ai prezzi di mercato. Così il rischio è che il valore di un immobile in periferia sia uguale a quello di uno di lusso in centro. Per evitare questa problematica si pensa anche di inserire un nuovo parametro, considerando il valore medio del mercato degli ultimi anni. L’obiettivo è che gli immobili di pregio in centro abbiano valori più alti rispetto a quelli nuovi in periferia.

Chi pagherebbe di più con la riforma catastale

L’inevitabile conseguenza di questa riforma sarebbe quindi un aumento dell’imposizione fiscale per i proprietari di questi immobili. Per evitarlo la strada è stretta: lo si potrebbe fare con un netto taglio delle aliquote o con l’introduzione di una clausola di salvaguardia che permetta a chi pagherebbe di più di scegliere di calcolare le imposte con il sistema precedente, più conveniente. Queste soluzioni, che eviterebbero l’aumento dell’imposizione fiscale, porterebbero però meno incassi per lo Stato e le casse comunali, motivo per cui l’ipotesi sembra da escludere. Una riforma del catasto, quindi, sembra portare inevitabilmente con sé maggiori costi, almeno per i proprietari di alcuni immobili, soprattutto quelli di pregio nel centro città.

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