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3 Luglio 2021
12:58

Riforma fiscale, niente più patrimoniale: sparisce dalla proposta del Parlamento

Le commissioni Finanza di Camera e Senato hanno presentato un documento che costituirà le linee di indirizzo per la riforma fiscale, attesa entro la fine di luglio. Nella proposta parlamentare – che chiede soprattutto un abbassamento dello scaglione Irpef per il ceto medio – non c’è alcun riferimento alla patrimoniale, sparita dalla versione definitiva del documento (era, invece, contenuta nelle bozze).
A cura di Stefano Rizzuti
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Non ci sarà la patrimoniale né la tassa di successione. Dal documento presentato dalle commissioni Finanza di Camera e Senato per la riforma del Fisco viene fuori un quadro che non include tasse sul patrimonio di alcun genere. Non c’è neanche la proposta del Pd e del suo segretario Enrico Letta di aumentare la tassa di successione sui patrimoni oltre i 5 milioni di euro. La versione finale del documento è stata approvata con l’astensione di Leu e la contrarietà solamente di Fratelli d’Italia, dopo sei mesi di audizioni e lavoro in commissione. La parola patrimoniale è sparita (era presente nelle bozze), mentre viene inserito l’auspicio di ridurre l’aliquota sui redditi da capitale dall’attuale 26% a un livello “prossimo all’aliquota applicata al primo scaglione Irpef”. Si parla, invece, di flat tax per gli autonomi con ricavi inferiori ai 65mila euro.

Riforma del fisco, sparisce la patrimoniale

La scomparsa dai radar della patrimoniale viene confermata anche dalle parole di Sestino Giacomoni, di Forza Italia, che dice “vinta la battaglia culturale iniziata nel 1994. Nel nostro Paese non ci saranno patrimoniali o altre tasse di scopo, perché questo è il momento del meno tasse per tutti”. Nelle bozze, però, la patrimoniale era citata, anche se il paragrafo era lasciato in bianco. Era un “nodo da sciogliere”, si leggeva in quei documenti da cui emergeva la mancanza di un accordo politico sul tema. Il documento arriverà al governo Draghi e sarà l’indirizzo da seguire per la riforma del Fisco, attesa come ddl delega da approvare entro fine luglio. Nel testo della riforma, inoltre, non si chiede più progressività. L’obiettivo è solamente favorire “un incremento strutturale del tasso di crescita”.

Salta anche la riforma del catasto

Scomparsa anche la riforma del catasto, che avrebbe potuto portare a una rivalutazione delle case di pregio, i cui proprietari invece non pagheranno di più. Non c’è, infatti, la proposta avanzata con un emendamento presentato dai presidenti delle commissioni, Luigi Marattin di Italia Viva e Luciano D’Alfonso del Pd, che chiedevano un riordino dei valori catastali. Chi esulta, invece, è il leader della Lega, Matteo Salvini, che rimarca “la riduzione dell’Irpef soprattutto delle aliquote per il ceto medio, la difesa della flat tax per le partite Iva fino a 65mila euro e l’inversione dell’onere della prova: non è il cittadino o l’imprenditore che deve dimostrare all’Agenzia delle Entrate la propria innocenza”. Nel documento, infatti, si parla anche di un nuovo patto fiscale tra cittadini e Stato, che richiede un “cambio di paradigma nei rapporti tra amministrazione fiscale e contribuente”.

Le altre richieste sulla riforma del Fisco

La proposta delle commissioni mette in luce soprattutto una richiesta: abbassare lo scaglione Irpef per il ceto medio, ovvero per i valori tra i 28mila e i 55mila euro, oggi fissato al 38%. Per quanto riguarda gli altri temi, non poteva mancare la questione ambientale: si punta al riordino e alla semplificazione della rigenerazione energetica e sismica degli edifici privati, così come alla riduzione dei sussidi dannosi all’ambiente. Tra le altre richieste ci sono quelle di abbassare le tasse sul lavoro, ridurre l’Iva con una “semplificazione e possibile riduzione dell’aliquota ordinaria attualmente applicata”, abolire le microtasse come il superbollo, la tassa sulla laurea e la tassa sul rumore degli aerei. Ancora si chiede di superare l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive. Modifiche vengono chieste anche per l’Ires e l’Iri. Proposte che ora dovranno essere valutate da Palazzo Chigi e dal Mef.

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