Tutte le novità del decreto Fiscale su tasse e multe: regole più morbide sull’evasione delle partite Iva

Il decreto Fiscale contiene novità che toccano gli ambiti più disparati. Cambiano le regole sulla rottamazione quinquies, che includerà anche le multe e gli altri debiti verso gli enti locali. Il concordato preventivo diventa più ‘gentile' nei confronti di chi è considerato un possibile evasore.
Non è andato in porto, invece, l'allargamento del blocco del telemarketing aggressivo anche alle compagnie telefoniche. Ieri il decreto ha ricevuto la fiducia dal Senato: passa alla Camera, dove da martedì inizieranno i lavori per convertirlo definitivamente in legge entro il 26 maggio. Con tempi così stretti, è già certo che il testo ufficiale non cambierà. Ecco i cambiamenti più importanti.
Niente blocco del telemarketing aggressivo per le compagnie telefoniche
La prima novità emersa dal decreto Fiscale, in realtà, è un tentativo fallito. Il centrodestra ha varato, nell'ultimo decreto Bollette, una norma che blocca il telemarketing aggressivo per via telefonica delle compagnie di luce e gas. Il problema è che quel divieto riguarda, appunto, solo le aziende del settore energetico. Così, si crea una disparità con altri ambiti. Su tutti quello delle compagnie telefoniche, che restano libere di fare chiamate e inviare messaggi con costanza.
Nel decreto Fiscale avrebbe dovuto arrivare un emendamento che estendeva quel divieto anche agli operatori di telefonia. Ma il tutto si è scontrato contro un tecnicismo (per così dire). I decreti legge devono essere ‘omogenei', nel senso che devono occuparsi di un solo argomento. E questo, che tiene già insieme questioni molto diverse, sarebbe diventato davvero troppo variegato mettendoci dentro anche la norma sul telemarketing. Così, secondo quanto è emerso da fonti di maggioranza, il Quirinale ha suggerito di rimandare. La proposta è diventata un ordine del giorno, cioè un atto non vincolante per il futuro. In sostanza, se ne riparlerà alla prossima occasione utile.
Concordato preventivo, un aiuto ai contribuenti poco affidabili
Il concordato preventivo biennale è una misura che il governo ha lanciato per permettere alle partite Iva di fare un patto con l'Agenzia delle Entrate: definiscono in anticipo quante tasse dovranno pagare nei successivi due anni; e in cambio il Fisco non fa controlli, e anche se i guadagni superano le attese l'importo da versare resta sempre lo stesso. Il meccanismo ha riscosso meno successo del previsto, nelle prime edizioni. Ora il decreto Fiscale interviene a cambiarlo.
Uno dei ‘problemi' è che quando un contribuente considerato poco affidabile dal Fisco richiede di aderire al concordato, l'Agenzia normalmente gli propone di pagare una quantità di tasse ben più alta rispetto ai redditi dichiarati negli ultimi anni. Il motivo è evidente: in base ai dati in mano alle Entrate, quel contribuente non dichiara tutto quello che incassa. Perciò, se vuole evitare controlli, deve se non altro accettare di versare più di prima.
Ora, invece, viene messo un tetto massimo a quanto il Fisco può offrire di pagare a queste partite Iva. Quelle considerate inaffidabili sono quelle che hanno una pagella fiscale con voto insufficiente, ovvero, in termini tecnici, un punteggio Isa inferiore a 8 su 10. Per chi ha un punteggio tra 6 e 8, l'Agenzia potrà stimare al massimo un reddito più alto del 30% rispetto a quello dell'anno prima. Per chi ha un punteggio sotto il 6, quindi è considerato del tutto inaffidabile dal punto di vista delle dichiarazioni, il tetto si alzerà appena al 35%.
Una mano, quindi, a quei lavoratori autonomi che dichiarano molto meno di quanto incassano. Che adesso avranno anche più tempo per decidere se aderire o meno al concordato. La scadenza, infatti, con il decreto Fiscale si sposta dal 30 settembre al 31 ottobre.
La rottamazione di multe e tasse locali
Cambia la rottamazione quinquies. Il meccanismo si potrà usare anche per saldare i debiti con gli enti locali, come la tassa sui rifiuti (Tari), l'Imu sulle seconde case, o anche le multe comminate dalla polizia locale. È necessario che questi debiti siano stati ‘affidati' dal Comune, la Regione o l'ente locale in questione all'Agenza delle Entrate-Riscossione, in un periodo tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.
Ci sono dei paletti: per le multe si potranno rottamare solo gli interessi e l'aggio accumulati nel tempo, non la somma in sé. In più, per quanto riguarda i Comuni deve essere l'amministrazione a decidere se aderire o no alla rottamazione. Ci sarà tempo per farlo fino al 30 giugno. Nelle città che aderiscono, poi, i contribuenti potranno inviare la loro domanda entro il 31 ottobre. Il debito si potrà estinguere con un unico pagamento entro il 31 gennaio 2027, oppure in fino a 54 rate bimestrali, di pari importo, con un interesso annuale del 3%.
Sempre per quanto riguarda la rottamazione, scatta un periodo di tolleranza di cinque giorni per il pagamento dell'unica rata, oppure dell'ultima rata tra quelle in cui è divisa la somma da versare. Un ulteriore margine per venire incontro a chi decide di mettersi in regola recuperando i debiti con il Fisco.
L'aumenti di stipendio per gli impiegati che recuperano l'evasione
Infine, c'è una misura rivolta al personale delle Regioni che si occupa di verificare e riscuotere i tributi: potranno ricevere un aumento di stipendio significativo in base a quanta evasione ‘recuperano'. Il compenso correlato alla performance, cioè appunto alle somme fatte emergere per il Fisco, potrà salire fino al 30%. Gli aumenti, tuttavia, si vedranno solamente "nell'ambito della contrattazione integrativa". Insomma, se ne parlerà al prossimo rinnovo del contratto.