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Cambiamenti climatici

Clima, allarme di Betti (CNR): “Oceani caldi e arriva il Super Niño, il mondo non ha mai visto nulla di simile”

Gli oceani sono già a temperature record. Ora arriva il “Niño estremo” e le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Il climatologo del CNR Giulio Betti a Fanpage.it: “Entriamo in un territorio incognito mai documentato prima d’ora”.
Intervista a Giulio Betti
Climatologo del CNR
A cura di Davide Falcioni
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Fonte: Climate Reanalyzer
Fonte: Climate Reanalyzer
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Il sistema climatico terrestre sta per entrare in una fase che nessun essere umano ha mai documentato prima. Non è un'iperbole da film catastrofista di Hollywood, ma la fredda analisi dei dati che arrivano dalle boe oceaniche e dai satelliti. Mentre il mondo ancora discute dei record di calore degli ultimi anni, una nuova minaccia si profila all'orizzonte: il ritorno di un "Super El Niño".

A lanciare l'allarme – intervistato da Fanpage.it – è Giulio Betti, climatologo del CNR, che delinea uno scenario di "tempesta perfetta" in cui il riscaldamento globale antropico e i cicli naturali del pianeta si scontrano con una violenza inedita.

L’anomalia degli oceani: record senza precedenti

Prima ancora di parlare del Niño, è necessario guardare allo stato di salute dei nostri mari. Negli ultimi giorni, la temperatura superficiale degli oceani ha raggiunto nuovi picchi storici, polverizzando i record già eccezionali degli anni passati. Ma c’è un dettaglio che inquieta gli esperti: questi record si sono verificati durante fasi in cui il Niño non c’era.

"Bisogna essere consapevoli", spiega Betti, "che l’attuale record, così come quelli del 2023 e del 2024, si sono registrati durante fasi neutre o addirittura con la presenza di una debole Niña". La Niña è la controparte fredda del Niño, un fenomeno che solitamente tende a mitigare le temperature globali. Se il termometro segna picchi mai visti nonostante l'effetto "raffreddante" della Niña, cosa succederà quando arriverà il suo opposto?

Il problema non è solo in superficie. Betti sottolinea un punto cruciale spesso ignorato: "È importante distinguere tra anomalie di temperatura dell’aria e delle acque. Gli oceani hanno una grande inerzia termica e quando si scaldano lo fanno non soltanto in superficie, ma anche lungo una colonna d’acqua profonda decine o centinaia di metri". Questo significa che il calore accumulato non può sparire dall'oggi al domani, "sotto l'effetto una violenta mareggiata o da una singola ondata di freddo. Il processo è molto più lento e richiederebbe decenni di temperature inferiori alle medie in tutto il mondo per essere invertito".

Che cos’è El Niño e perché quello del 2026 fa paura

Ma cos’è tecnicamente questo fenomeno di cui sentiamo sempre più spesso parlare? "Quest'estate assisteremo al ritorno di El Niño", spiega il climatologo. "Si tratta di un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. È un fenomeno periodico che avviene all'incirca ogni 2-5 anni e si alterna alla sua controparte fredda, la Niña, che ci ha accompagnato tra il 2022 e il 2024″.

Non tutti i "Niño" sono uguali. Quello previsto per la seconda metà del 2026 non è un evento ordinario. "Quest'anno El Niño è previsto essere molto forte, un evento con un tempo di ritorno di circa 20-30 anni, quello che definiamo ‘Super El Niño'. Ne abbiamo avuti pochissimi nell'ultimo secolo: l'ultimo è stato quello del 2016, prima ancora nel 1997-98 e nel 1982-83″.

Quando si verifica un Super El Niño, l'anomalia termica nel Pacifico supera i due gradi. In un pianeta già surriscaldato, questo surplus di energia agisce come benzina sul fuoco. "L'evento andrà sviluppandosi gradualmente in estate, maturando del tutto tra novembre e febbraio. I primi segnali si avranno in tarda estate-autunno, ma gli impatti più evidenti saranno durante l'inverno e nel corso del 2027".

Benvenuti in un "territorio ignoto"

La vera preoccupazione di Betti e della comunità scientifica risiede nella combinazione tra il riscaldamento globale "di base" e la forza del fenomeno naturale. È qui che entriamo in quello che il climatologo definisce territorio incognito. "Il Super El Niño atteso si svilupperà in un mondo che non ha mai visto nulla di simile", avverte Betti. "Un mondo estremamente caldo, caratterizzato da anomalie termiche senza precedenti. Mai nessun meteorologo o climatologo al mondo, mai nessun essere umano senziente, ha visto lo sviluppo di un evento estremo di Niño all'interno di un clima già estremo, con temperature degli oceani di per sé già ai record storici".

Siamo in una situazione in cui i modelli matematici faticano a fare previsioni certe, perché mancano i precedenti storici. Siamo insomma oltre la statistica nota. "Entriamo in un territorio dove l'umanità sperimenterà un evento estremo con temperature globali mai registrate prima".

Le conseguenze: in Europa ondate di calore e precipitazioni estreme

Cosa dobbiamo aspettarci concretamente? Il Niño non è un fenomeno che riguarda solo il Pacifico; è un motore che stravolge la circolazione atmosferica di tutto il globo e che, spiega Betti, "avrà impatti diretti e indiretti pesantissimi. Può causare un ulteriore incremento delle temperature medie globali, portare precipitazioni torrenziali in alcune zone e gravi siccità in altre".

Le conseguenze del Niño – aggiunge il climatologo – saranno molto evidenti nelle zone tipicamente colpite dal fenomeno, "quindi Brasile, Perù, Australia, Stati Uniti, Canada", ma è altrettanto vero che gli effetti indiretti potrebbero riguardare anche l'Europa ed essere di tanti tipi, "ad esempio ondate di calore, precipitazioni estreme. Questi fenomeni attualmente sono del tutto imprevedibili a livello europeo, e quindi entriamo in un territorio incognito".

Gli effetti di un Niño Super si avranno anche sull'Artico, dove è previsto un ulteriore aumento delle temperature. "L'Artico – spiega ancora Betti – è già di per sé un hotspot climatico, con un aumento della temperatura molto più rapido rispetto al resto del mondo, ed è possibile che tra questo anno e il prossimo si possano registrare i minimi di estensione del ghiaccio artico estivo proprio a causa dell'effetto riscaldante del Super El Niño. Insomma, direi che siamo di fronte a una tempesta climatica perfetta".

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