Dopo il disastro aereo della Ethiopian Airlines, anche l'Italia, il Regno Unito, la Francia e la Germania hanno deciso di bloccare i voli dei Boeing 737 Max, vale a dire lo stesso modello del velivolo schiantatosi domenica a pochi chilometri da Addiss Abeba, in Etiopia, facendo 179 morti tra cui 8 italiani. Lo hanno annunciato i vari enti nazionali sulla sicurezza dei voli. La decisione  segue a ruota quella che già avevano preso nelle scorse ore altri Paesi e compagnie aeree in attesa che vengano verificate tutte le misure di sicurezza del velivolo incriminato. Immediatamente dopo l'incidente, infatti, le autorità cinesi , indonesiane ed etiope avevano annunciato di aver chiuso lo spazio aereo al Boeing 737 Max. Poco dopo lo stesso avevano fatto le autorità di Australia Singapore e Malaysia oltre ad alcune compagnie aeree specifiche in modo autonomo.

L'unica a non agire immediatamente era stata l'Europa ma dopo la decisione degli stati nazionali anche l‘agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa)  ha decretato lo stop a tutti i voli dei Boeing 737 Max 8. "A scopo precauzionale  l'Agenzia ha pubblicato una direttiva in vigore dalle 19, che sospende tutte le operazioni di volo di tutti gli aeromobili Boeing modello 737-8 Max e 737-9 Max in Europa", si legge nella nota pubblicata da Easa, che aggiunge: "L'inchiesta sull'incidente avvenuto domenica è condotta dalle autorità etiopi, col supporto del National Transportation Safety Board, poiché l'aeromobile è stato progettato e costruito negli Stati Uniti ma è troppo presto per trarre conclusioni sulle cause. L'Easa ha offerto la propria assistenza a sostegno dell'indagine".

Anche se nel Regno Unito ci sono attualmente solo 5 velivoli 737 Max registrati e operativi, la decisione britannica ha spezzato il fronte comune con gli Stati Uniti e trascinato gli altri Paesi europei: un fatto che potrebbe essere un vero terremoto per la Boeing, già sotto il fuoco delle polemiche a seguito dei due incidenti mortali a distanza di cinque mesi che hanno interessato il modello di aereo. Conle decisioni nazionali di proibire lo spazio aereo al velivolo, di fatto i  Boeing 737  avranno uno spazio di manovra decisamente limitato con ripercussioni anche sugli ordini di nuovi aerei. Al momento oltre a quello già citato gli altri Paesi che hanno  decretato lo stop al velivolo sono: " Irlanda, Islanda, Sud Corea e Oman.

Al momento del disastro aereo in Etiopia in circolazione vi erano 344 Boeing 737 Max, la maggior parte nella zona Asia-Pacifico con i simboli principalmente di compagnie aeree cinesi, statunitensi e canadesi. In Italia invece, a parte Flydubai, ne è in possesso Air Italy che dopo il disastro in una nota aveva già  assicurato: "La sicurezza dei nostri passeggeri è da sempre la principale priorità. Con riguardo al B737 Max 8 e a tutti gli aeromobili operativi in flotta, la compagnia si trova in piena conformità con le disposizioni delle autorità aeronautiche e alle procedure operative e direttive del costruttore. Siamo in costante contatto con le autorità e seguiremo le direttive con l'obiettivo di garantire un servizio improntato alla massima sicurezza del volo". Per il nostro Paese lo stop entra in vigore dalle 21 di martedì.

Dal suo canto l'azienda statunitense che produce il velivolo cerca di rassicurare tutti sulla stabilita del Boeing 737 Max ricordando che l'agenzia del volo statunitense non ha preso alcun provvedimento al riguardo. "Abbiamo piena fiducia nella sicurezza del Max, la Federal Aviation Administration al momento ‘non richiede alcune azione" affermano infatti da Boeing in una nota, sottolineando che la sicurezza è la "nostra priorità". Nelle scorse ore la stessa azienda aveva annunciato di voler aggiornare il software  dei suoi 737 Max entro aprile con alcune modifiche.