È iniziata all’Ergife, con l'inno di Mameli, l'Assemblea nazionale del PD. L’obiettivo è provare a dare nuova vita al partito dopo la disfatta delle elezioni politiche e soprattutto eleggere il nuovo leader. Al momento i candidati sono cinque: Nicola Zingaretti, Francesco Boccia, Matteo Richetti, Cesare Damiano e Dario Corallo. Presenti a Roma anche Marco Minniti, che ancora non ha sciolto le riserve sulla candidatura, e Maurizio Martina che, da segretario uscente, chiuderà la fase aperta dopo le dimissioni di Matteo Renzi dopo la sconfitta del 4 marzo. L’ex premier non ci sarà. Fonti dem riferiscono che “tiene in questo congresso un ruolo molto defilato, lasciando spazio agli esponenti a lui più vicini”. L’assemblea nazionale del Pd ha determinato il proprio scioglimento, aprendo il percorso congressuale. Ora si riunirà la direzione che nominerà la commissione del Congresso che dovrà poi redigere il regolamento dello stesso Congresso.

"Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità": è questo l'appello lanciato dal palco dell'assemblea Maurizio Martina, nel confermare la propria uscita di scena. "Capita che in una forza come la nostra troppo spesso non riusciamo a fare prevalere gli elementi che ci uniscono e che sono tanti e prevalenti rispetto a quelli che ci dividono", ha osservato l’ormai ex segretario "mettiamo in campo un congresso in grado di stupire l'Italia per la sua concretezza, correttezza e capacità di creare unità vera"."Nel momento in cui si apre il percorso congressuale, la mia risposta sarà nel giro di pochissime ore", ha detto ieri Marco Minniti, che svelerà la sua decisione, stando a quanto ha promesso, poche ore dopo la fine dell’assemblea nazionale . "Non passerò i prossimi tre mesi a dire come sconfiggere Zingaretti – ha detto l’ex ministro – perchè il mio obiettivo è sconfiggere Salvini, Di Maio e Toninelli".

Ancora da stabilire il giorno delle primarie. La data dovrebbe essere decisa da una commissione nominata oggi dalla direzione che si riunirà dopo l'assemblea, nel pomeriggio. Negli ultimi giorni sono aumentate le voci per accelerare l'iter: all’orizzonte ci sono le elezioni europee a maggio e ancora prima le regionali in Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Oltre all'ipotesi di una eventuale crisi di governo. Ma l'orientamento sembra quello di confermare l'ipotesi di primarie tra fine febbraio e primi di marzo. Di questa idea è anche Nicola Zingaretti, il candidato ‘forte' al momento in campo: "La data preferibile sarebbe quella dell'ultima domenica di febbraio".