La bocciatura delle previsioni di crescita contenute nella nota d'aggiornamento al Def da parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio, organismo indipendente, ha generato una scia di polemiche. Secondo L'Upb i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5 per cento) sia di quello nominale (3,1 per cento nel 2019), variabile quest'ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica.

Pertanto l'organismo ha deciso di non validare le previsioni macroeconomiche sul 2019 del quadro programmatico della nota d'aggiornamento al Def, seguendo così la stroncatura già fatta da Fondo monetario internazionale e Bankitalia. Dopo la mancata validazione "Il governo ritiene opportuno confermare le previsioni contenute nella NaDef", ha detto questa mattina il ministro dell'Economia Giovanni Tria, che ha illustrato ancora una volta nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato i punti principali del documento. "Non dobbiamo lasciare che la volatilità di breve termine dei mercati offuschi la nostra capacità di formulare valutazioni e previsioni equilibrati – ha spiegato – I rischi politici ed economici internazionali sono sempre esistiti ed è anche per questo motivo che nei documenti di programmazione si formulano previsioni prudenziali e non ottimistiche. Ma non possiamo, né non dobbiamo, basare il quadro programmatico su scenari di rischio a ribasso altrimenti stravolgiamo il significato di tale previsione". Secondo quando ha riferito il titolare del Mef, il conto delle misure della manovra prevede interventi per 36,7 miliardi nel 2019. Le coperture sono realizzate per 22 miliardi da maggior deficit e da 15 miliardi di tagli e maggiori entrate. In particolare le coperture della manovra 2019 si compongono di 6,9 miliardi di tagli e 8,1 miliardi di aumenti di entrate. Nell'anno successivo le coperture sono di 7,8 miliardi con un importo analogo di tagli e aumenti di entrate pari a 3,9 miliardi, nel 2021 4,7 i miliardi dovuti ai tagli e 5,2 miliardi alle maggiori entrate. Per quanto riguarda invece gli interventi previsti per la Flat tax, Tria ha spiegato che avranno un costo nel primo anno di soli 600 milioni, per poi salire a 1,8 milioni nel 2020 e a 2,3 milioni nel 2021: in totale ammontano a 4,7 miliardi in tre anni.

Il governo già ieri sera aveva fatto sapere di non essere disposto a fare marcia indietro. Questa mattina lo ha ribadito il ministro degli Interni Matteo Salvini, intervenuto ad Agorà su Rai Tre: "La manovra non cambia perché lo spread o Bankitalia dicono che non devo toccare la Fornero, io vado diritto. Non torniamo indietro". E ancora: "Io non devo aumentare l'Iva così lo spread è contento e non andrà a 400. Gli italiani non mi fanno domande su Bankitalia o lo spread ma sulla vita vera e questa manovra economica è l'inizio di un percorso diverso rispetto al passato: ci vediamo fra un anno e vedremo i fatti, la vita vera". 

Il ministro Riccardo Fraccaro (M5S) si è espresso sui rilievi emersi ieri da Palazzo Koch durante le audizioni in Parlamento: "La credibilità di Bankitalia è venuta meno. Ricordo le banche fallite e Bankitalia che non ha vigilato. Noi dobbiamo ricostruire la credibilità complessiva". E ha ribadito che la possibilità di cambiare la manovra "non c'è. Se noi vogliamo accettare uno Stato in cui le politiche economiche sono decise in base allo spread, in cui la finanza speculativa decide le politiche del governo. Se è cosi tanto vale dare le chiavi a Soros a Blackrock e diciamo governate voi. Gli italiani hanno votato per cambiare". A proposito delle valutazioni negative Fraccaro ha detto che queste istituzioni "hanno diritto di esprimere valutazioni, mi sembrano però valutazioni ragionieristiche. Se avessimo messo l'abolizione delle pensioni avrebbero detto ‘bene'. Sono nominati dalla politica ed hanno la mentalità di chi li ha nominati. Se come ha detto Tria non c'è sostenibilità sociale non regge comunque il sistema". 

L'Fmi oggi ha lanciato un monito: in Italia "se dovessero riemergere preoccupazioni sul mercato sulla politica di bilancio, il rischio è quello di riaccendere il legame fra banche e debito sovrano. In tale scenario, le tensioni sul mercato potrebbero diffondersi ai mercati dei bond in Europa, così come è accaduto durante la crisi dell'area euro e, in modo più limitato, in maggio". Secondo il Fondo monetario internazionale i "recenti eventi in Italia suggeriscono che il legame fra banche e debito sovrano resta un importante canale di trasmissione di rischio". E rileva che il debito pubblico italiano continua la sua traiettoria di calo. Secondo le stime del Fmi scenderà sotto il 130% nel 2019, attestandosi al 125,1% nel 2023. Previsioni che però non tengono conto delle nuove stime del governo, e si basano ‘sui piani inclusi nel budget 2018 del governo e nel Def di aprile 2018.