Al Senato si è svolta questa mattina la votazione sulla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento sostitutivo del testo del decreto sicurezza dl Sicurezza e Immigrazione. Il testo è stato approvato con 163 Sì, 59 no e 19 astenuti. I presenti sono stati 288, i votanti 241. Secondo il ministro degli Interni Matteo Salvini adesso il decreto passerà anche alla Camera.

La fiducia è stata una conseguenza del dissenso interno al M5S sul provvedimento: in particolare i pentastellati De Falco, Nugnes, Mantero e Fattori si sono detti apertamente contrari al testo, che sono usciti dal voto al momento dello scrutinio. In questo momento il braccio di ferro nel governo giallo-verde si gioca tutto nella partita per il blocco dei termini della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, contenuto nell'emendamento al ddl anticorruzione, che il M5S ha inserito e che la Lega non approva. Luigi Di Maio lo ribadisce: "Questa mattina colazione dal ministro Bonafede per fare il punto sulle misure anti corruzione che presto saranno discusse in Parlamento: carcere per i corrotti, daspo ai corrotti, prescrizione dopo il primo grado di giudizio dei processi penali. Quest'ultima è una nostra battaglia fondamentale di giustizia". Ma per Matteo Salvini la tenuta del governo non sarebbe a rischio, anche se non gradisce il ‘ricatto' e sottolinea che le due questioni, decreto sicurezza e prescrizione, andrebbero trattate separatamente: "Manterrà uno per uno tutto gli impegni presi con gli Italiani, punto. Con buon senso e umiltà, si risolve tutto". Mentre a proposito della prescrizione aggiunge: "Io sono abituato a rispettare gli impegni presi. Nel contratto di governo c'è la riforma della giustizia e la riforma della prescrizione. L'unica cosa che non voglio è che ci siano processi eterni. La prescrizione va cambiata ma io voglio una giustizia che abbia tempi certi. Sono sicuro che troveremo una quadra". Oggi pomeriggio è previsto un nuovo vertice a cui parteciperanno entrambi i vicepremier.

Il senatore del Movimento Cinque Stelle Mantero spiega al Corriere della Sera la sua scelta controcorrente: "Dire sì al decreto sicurezza è impossibile. Credo che uscirò, non parteciperò al voto. La mia contrarietà è al provvedimento non al governo". 

"Non ce la farete a rompere il collante Lega-Movimento 5 Stelle", ribatte Massimiliano Romeo della Lega intervenendo in dichiarazione di voto, ringraziando il ministero degli Interni e tutti i segretari coinvolti e il M5s "che ha portato con emendamenti migliorativi un contributo al testo, alla faccia di chi parlava di testo blindato". 

Nelle intenzioni di voto i senatori di Liberi e Uguali preannunciano il loro ‘no': "Voi – dice la senatrice Loredana De Petris – con l'eliminazione della protezione umanitaria, con la riduzione del sistema di accoglienza, con l'induzione alla irregolarità e clandestinità non produrrete più legalità, state spingendo migliaia di persone verso un limbo di illegalità". Poi parla di "violazione sistematica dell'articolo 3 della Costituzione che è l'architrave perché riconosce l'uguaglianza" e anche "l'articolo 10" che conforma l'Italia alle leggi internazionali. Inoltre, rivolgendosi alla Lega afferma: "Avete l'interesse personale di voler aumentare le pulsioni antirazziste in questo Paese". 

Fratelli d'Italia sceglie l'astensione: "Il voto di Fratelli d'Italia sarà di astensione su questo provvedimento, scelta quasi obbligata dopo che il governo ha messo la fiducia. È come mettere il filo spinato attorno a questa maggioranza: chi è dentro deve rimanere dentro e chi è fuori non può avvicinarsi" – dice in Aula Luca Ciriani – "Non abbiamo avuto possibilità politica né tecnica di intervenire", denunciando la mancanza di dibattito parlamentare. "Voteremo contro questa fiducia", dice invece la senatrice Juliane Unterberger, capogruppo delle Autonomie.

Sul fronte dell'opposizione, anche Forza Italia non parteciperà al voto di fiducia, nonostante sia d'accordo con il provvedimento. E in Aula i senatori azzurri inscenano una protesta, sventolando dei cartelli, che vengono subito rimossi: "Sì alla sicurezza, no al governo", recitano. Il motivo della contestazione è tutto politico: "Le esplicite e reiterate minacce di Di Maio alla Lega sullo stop al decreto Sicurezza alla Camera se Salvini non darà l'ok allo stop della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, sono la prova lampante che il governo giallo-verde è anomalo e che va fermato al più presto. Non si approvano le leggi perché servono al Paese ma perché servono ai consensi dei due partiti-contraenti", ha dichiarato la senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena. "Se un provvedimento è utile a uno solo dei due partiti l'altro si ribella e non si va avanti. Una minestra impazzita dagli effetti mai riscontrati nella storia repubblicana. Noi ci auguriamo che il decreto Sicurezza, che serve ai cittadini, alla fine passi anche alla Camera e che la Lega e Salvini non cedano sulla prescrizione, materia alla base dei fondamenti della democrazia. Non possiamo neppure immaginare come la Lega potrebbe accettare un simile scambio che significherebbe tradire i suoi ideali e la sua cultura garantista su cui ha raccolto per oltre 25 anni i consensi degli italiani". 

Anche il Pd è diviso tra chi vuole abbandonare l'Aula e chi vuole votare ‘no': "Questo provvedimento è insufficiente", oggi "non possiamo dire di aver fatto un passo in avanti sui ricollocamenti europei o sulla modifica del Trattato di Dublino, perché non siamo in grado di fare una politica estera degna di questo nome, siamo più isolati", ha detto il senatore Dario Parrini, in fase di dichiarazione di voto – "Questo decreto è illiberale e in contrasto con la Costituzione in alcuni punti importanti. E si è deciso di ignorare la lettera del capo dello Stato". Inoltre, "quello che è successo con l'Agenzia spaziale è indegna e indecorosa. Anche il Pd protesta in Senato: "Decreto Salvini, #menosicurezza #piùclandestini", è la scritta sui cartelli sventolati durante il voto.