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OPINIONI

Troppe criticità dietro al boom dei concerti in Italia: dalla logistica al caro biglietti, il prezzo lo pagano i fan

Dagli stadi sold out alla crisi dei live club: come i maxi-concerti stanno trasformando il mercato, il pubblico e le città italiane: caro biglietti, problemi logistici per i residenti e il rito collettivo per i superfan.
Maxi Concerti, 2026
Maxi Concerti, 2026

Vasco Rossi, Tiziano Ferro, ma anche Max Pezzali, Cesare Cremonini, Ultimo, Geolier, Irama, Ligabue, Zucchero e Gigi D'Alessio: tutti questi artisti, nell'estate del 2026, raccolgono in grandi arene e stadi centinaia di migliaia di spettatori paganti. Un aspetto che, confrontato con ciò che avveniva solo dieci anni fa e riportato dai dati ufficiali SIAE relativi ai concerti italiani con più ingressi nel secondo trimestre del 2016, pone in evidenza la rapida proliferazione dei maxi-concerti. Nel 2016, infatti, furono solamente quattro gli artisti in grado di dominare il mercato degli stadi e delle grandi arene in quel periodo di riferimento. Al primo posto si classificò Laura Pausini, registrando oltre 57mila presenze in un'unica data, mentre Vasco Rossi, con la sua residency allo stadio Olimpico di Roma, ottenne l'accesso aggregato più elevato, totalizzando oltre 205mila spettatori. A chiudere il vertice della classifica c'erano i Modà, con 54mila ingressi allo stadio Meazza di Milano, e le storiche tappe negli stadi di Roma e Milano dei Pooh, in occasione della loro prima tournée d'addio.

Come sono cambiati i concerti nelle grandi arene negli ultimi 10 anni

A un decennio di distanza, la pluralità di artisti capaci di tenere un numero crescente di appuntamenti in grandi arene e stadi certifica un andamento in forte espansione per l'industria della musica live, comparto che ha recentemente superato il miliardo di euro di fatturato complessivo. Osservando le elaborazioni statistiche, emerge come l'incremento del 98% degli spettacoli non si riferisca unicamente alle grandi arene, bensì rifletta l'aumento dell'offerta globale dei concerti di musica pop, rock e leggera in Italia rispetto all'era pre-pandemica del 2019. In tale contesto di crescita, il segmento dei Grandi Live, costituito dagli spettacoli con affluenza superiore ai cinquemila spettatori, attrae proporzionalmente una quota sempre maggiore della spesa pro-capite del pubblico. Questo processo innalza parallelamente l'investimento necessario per raggiungere le grandi aree metropolitane di aggregazione, come Milano, Roma, Bologna e Napoli. Inoltre, il costo medio dei concerti, che le associazioni di categoria, come Assoconcerti, calcolano tra i 45 e i 46 euro, rappresenta una media aritmetica che appare distante dalla realtà economica dei settori più ambiti all'interno di questi eventi su larga scala.

Questo scenario assume un carattere totalizzante per il pubblico, che vede ridursi la possibilità economica di diversificare la propria fruizione di musica live. Sul fronte opposto, si registra il perdurare delle difficoltà dei live club, i quali affrontano una progressiva contrazione del loro bacino d'utenza. Per questo motivo, nei primi mesi del 2026 l'associazione KeepOn Live, in sinergia con Arci e Assomusica, ha promosso la mappatura nazionale indipendente "Spazi che suonano". L'iniziativa mira a costituire il primo vero atlante dei live club in Italia, fornendo anche uno strumento per indagare e quantificare formalmente le chiusure. In attesa dell'elaborazione di questi dati, è possibile osservare come il settore delle discoteche offra una chiara indicazione delle criticità che stanno avendo gli spazi d'aggregazione musicale inferiori alle 5mila persone. Secondo il report di "Discoteche in via d'estinzione: crisi della socialità giovanile e crollo di un'economia invisibile" di Confederazione Imprese Italia, negli ultimi 14 anni, hanno cessato definitivamente l'attività oltre 2.100 locali da ballo. Questo ha portato le strutture attive a passare da circa 3.500 nel 2010 a poco più di 1.400 tra il 2025 e l'inizio del 2026.

La ricostruzione di un rito collettivo musicale nelle grandi arene

Le dinamiche di aggregazione, i limiti strutturali e l'evoluzione del pubblico convergono in questo nuovo modello di intrattenimento su larga scala. Ma soprattutto evidenzia la comparsa di un moderno modello di fan che sta ridefinendo l'esperienza promossa dal mercato della musica live. Il report Luminate Year-End Music Report 2024/2025 indica che i superfan costituiscono ormai il 20 per cento degli ascoltatori complessivi. Tale segmento demografico risulta determinante sotto il profilo economico, spendendo in media il 66% in più per gli eventi dal vivo rispetto a un ascoltatore comune, e investe il 105% in più nell'acquisto di merchandisign all'artista. La partecipazione all'evento, strutturata su estetica ed esperienza comunitaria, diviene quindi fondamentale. È un'esperienza collettiva riscontrabile nei numeri raccolti dal "raduno" di Ultimo, dai recenti appuntamenti di Geolier negli stadi italiani, dal ritorno di Cesare Cremonini e dal sempre presente Vasco Rossi. Si delinea una strategia incentrata su un numero più ridotto di date ma con un'affluenza massiva, che garantisce un forte senso di compartecipazione emotiva e restituisce i tratti del rito collettivo musicale, anche attraverso la comunicazione dell'artista.

Tuttavia, questa espansione non ha limitato criticità organizzative e logistiche evidenti. Infatti, confrontandosi con la dimensione delle grandi produzioni italiane, emerge l'inadeguatezza strutturale di storici impianti sportivi convertiti alla musica, come lo stadio San Siro di Milano, lo stadio Olimpico di Roma, lo stadio Diego Armando Maradona di Napoli e il Dall'Ara di Bologna. Questi, infatti, non rispecchiano i più moderni standard europei di settore, soprattutto nel confronto europeo e nordamericano. Per ovviare ai limiti architettonici degli stadi, l'industria ha indirizzato gli investimenti verso la conversione di vaste aree all'aperto, trasformando ex scali ferroviari, ma anche impianti ippici, quali l'area La Maura e l'Ippodromo Snai di Milano, la RCF Arena di Reggio Emilia e l'Ippodromo di Agnano. Questa ricollocazione ha suscitato costanti allarmi per la sicurezza e l'impatto ambientale, sollevando anche polemiche mediatiche. Basti ricordare gli avvisi di natura microsismica emessi dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a seguito del concerto di Travis Scott al Circo Massimo nell'agosto del 2023, nonché le vibrazioni registrate dai sismografi dell'Osservatorio Vesuviano nell'area dei Campi Flegrei in occasione dei concerti-record tenuti da Geolier all'Ippodromo di Agnano nel luglio 2025.

Come i fan possono fruire dei grandi concerti e gli esposti legali dei residenti della zona San Siro

Spostandosi sul piano della fruizione diretta dei fan, l'accesso a stadi e grandi arene implica un costante logoramento per gli spettatori, tra lunghe attese, rischio di ridotta visibilità da settori distanti e un'arretratezza cronica riguardo all'inclusività per le persone con disabilità, un parametro normativo sostanzialmente invariato dal 1989. Ma è necessario concentrare l'attenzione anche su ciò che avviene a chi vive in quelle aree. Basti pensare agli esposti legali del Coordinamento Tutela Parco Ovest, organismo che rappresenta i residenti della zona San Siro, che hanno mostrato come la concomitanza tra le partite di calcio di Serie A e i concerti in quella zona alterasse la mobilità per oltre 150 giorni all'anno. La vertenza si è poi tradotta, dopo la sede giudiziaria, in un intervento amministrativo senza precedenti: con la Delibera di Giunta n. 802/2023 e successivi atti di indirizzo, il Comune di Milano ha imposto un tetto massimo per gli eventi estivi. L'amministrazione ha fissato a 34 il numero limite complessivo di grandi concerti autorizzabili per il sistema stadio e ippodromi, di cui un massimo di 19 per lo stadio San Siro.

Ciò sembra oscurare anche un altro capitolo di questa storia, legato alla sicurezza del pubblico. Infatti, la presenza di un pubblico così folto altera, e non poco, l'accesso per i mezzi di soccorso non solo all'interno dell'arena, ma anche la disponibilità di vie di fuga che consentano un rapido accesso ai plessi ospedalieri più vicini per raggiungere i plessi ospedalieri più vicini. Senza dimenticare le limitazioni della viabilità: un esempio perfetto può essere quello del Circo Massimo. Infatti, per un concerto o evento nello spettacolare spazio archeologico, scattano chiusure progressive. Da Via dei Cerchi, a Via del Circo Massimo, Piazzale Ugo La Malfa, Via della Greca, Via dell'Ara Massima di Ercole nelle ore precedenti all'evento, fino alla possibilità di chiusura momentanea di strade come Via di San Gregorio o il Lungotevere Aventino, limitando e non poco i percorsi in quella zona della città.

Come questo fenomeno influenza la fascia intermedia della musica live

Infine, è interessante capire come la proliferazione di pochi artisti per concerti nelle grandi arene stiano influenzando e non poco il mercato per coloro che non rientrano in questa sfera. Infatti, la complessa ricerca di un equilibrio strutturale sembra al momento penalizzare la fascia intermedia del mercato. L'attenzione quasi esclusiva riservata alle grandi arene sta generando un rigido collo di bottiglia per gli artisti in fase di crescita consolidata, ovvero quelli con un richiamo compreso tra le 500 e le 1000 presenze. Se la maggiore redditività dei primi spingerà ulteriormente gli investimenti a favore della conversione di giganteschi spazi all'aperto, il divario economico e di visibilità tra i circuiti minori e l‘oligopolio dei maxi-concerti è destinato ad ampliarsi drasticamente.

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Giornalista professionista dal 2022. Editor dell’area Musica e Cultura di Fanpage.it da settembre 2020. Ha collaborato con quotidiani come La Stampa e portali web come Footbola. Ha frequentato tra il 2018 e il 2020 il Master in Giornalismo Giorgio Bocca dell’Università di Torino. 
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