Arresto Lavitola, nelle carte i messaggi anonimi a Ranucci: “Il braccio destro di Meloni vuole dare Report a Ruffo”
"Ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente. Cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute". Nelle carte dell'ordinanza che ha portato all'arresto di Valter Lavitola ci sono una serie di passaggi chiave che attestano come l'obiettivo fosse quello di non perdere il focus su di lui. E soprattutto di non perdere Report.
Siamo nel gennaio del 2025 e il clima su Ranucci è delicatissimo, con pressioni costanti da parte della Rai e della politica. Lo testimonierà la citazione in giudizio di Fratelli d'Italia per l'inchiesta "Mafia a tre teste", tensioni che di fatto proseguiranno con la Direzione Approfondimento di Paolo Corsini, che richiamerà più volte, pubblicamente e in privato, Ranucci.
Alle 17.27.42 del 18 gennaio 2025 Valter Lavitola scrive a Sigfrido Ranucci su WhatsApp: "Appena ho un po' di soldi, io faccio commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi. Vogliamo scommettere sui risultati????". Cinquantacinque secondi più tardi, alle 17.28.37, il conduttore di Report gli inoltra tre messaggi che ha appena ricevuto da un mittente non identificato.
I due scambi sono contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare depositata il 10 agosto dal gip di Roma Iole Moricca, che ha disposto il carcere per Lavitola, indagato come presunto mandante dell'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025, e per Gomes Clesio Tavares, attualmente all'estero. I messaggi sono stati recuperati dalla copia forense del telefono di Lavitola, sequestrato il 4 luglio scorso, e nel provvedimento sono riprodotti sia come screenshot sia in trascrizione.
Il primo, riportato alla lettera, dice: "Merc Ruffo ha incontrato braccio dx della Meloni x Report. Stai facendo di tutto per passargli il testimone. Porca troia Sigfrido". Il secondo, inviato nello stesso minuto, contiene un insulto omofobo che l'ordinanza stessa trascrive in forma censurata, e prosegue: "ormai sta culo e camicia con tutti loro. Merc Donz ha detto ke a settembre Report deve passare nelle mani sue xké è ‘quello giusto e comunque tu sei vekkio'". Il terzo, riportato a pagina 149, cambia registro: "Ho sentito poco fa uno di quei comunicatori lobbisti che gravitano attorno alla politica e mi ha detto, parlando del più e del meno e di Report, che il tentativo sarà quello di mettere quel signore lì e dargli un mandato in discontinuità con te".
Su un punto il provvedimento è muto. I messaggi provengono, si legge testualmente, "da utente sconosciuto", e l'ordinanza li trascrive senza scioglierne le abbreviazioni: nel testo restano i soli "Ruffo" e "Donz", preceduti in entrambi i casi da "Merc" (mercoledì). Il gip non identifica le persone cui il mittente allude, non ne verifica le affermazioni e non le colloca in alcun modo all'interno della vicenda: nessuna di esse è indagata, né compare altrove nel procedimento. Federico Ruffo, però, è tra i papabili, con Massimo Giletti, a ereditare la scrivania di Report a testimonianza di quel segno di "discontinuità" di cui si fa riferimento nei messaggi messi agli atti delle carte.
Il motivo per cui quei tre messaggi finiscono in un'ordinanza cautelare è comunque un altro, ed è esplicitato nella pagina che li introduce. Servono a fissare il contesto. Sono, scrive il giudice, messaggi che "evidenziano il clima non sereno e lo stato di preoccupazione del giornalista che è messo in guardia sulla concreta possibilità che la conduzione del programma Report sia affidata ad altro professionista; circostanza che anche il Lavitola vuole scongiurare, tenuto conto dei suoi ambiziosi progetti politici".
È la cornice dentro cui il gip colloca l'intera ricostruzione dell'accusa: quella di un progetto, coltivato da Lavitola almeno dal 2024, di portare Ranucci a candidarsi alle prossime elezioni politiche. Un progetto che, secondo il provvedimento, passava anche dal mantenimento del conduttore alla guida del programma, e che il giudice indica come movente dell'attentato. Il primo messaggio in cui compare la parola "sondaggio" nella chat tra i due – quello delle 17.27.42 – precede di meno di un minuto l'arrivo degli avvertimenti anonimi.
La settimana successiva la sequenza si ripete. Il 25 gennaio 2025, alle 13.30, Ranucci scrive a Lavitola: "Intanto la Rai ha emesso circolare per farmi fuori". Tre minuti dopo gli inoltra una nota dell'Usigrai contro una direttiva dell'amministratore delegato Giampaolo Rossi sulla responsabilità editoriale dei programmi, un intervento del senatore Walter Verini sull'autonomia dei conduttori e la circolare stessa. Poi commenta: "Arrivata circolare antiranucci", e aggiunge che "Gasparri & company hanno chiesto il controllo di Ranucci e Rossi ha eseguito".
Cinque mesi dopo, il 26 giugno 2025, davanti a un nuovo provvedimento disciplinare notificato al conduttore, scriverà la frase che il gip indica come snodo del ragionamento: "Ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente".
Nel maggio 2026 arriva la seconda lettera di richiamo a Ranucci da parte di Corsini. Nelle carte c'è, integrale, il testo di un messaggio diretto del Direttore Approfondimento al conduttore, che di fatto anticipa i contenuti del richiamo: "Il testo non lascia spazio a interpretazioni e per tale motivo si riporta integralmente, si legge nelle carte.
Dopo l'arresto degli esecutori materiali, a fine giugno, la Rai ha sospeso le repliche estive di Report. Il comitato etico dell'azienda sta esaminando i rapporti tra Ranucci e Lavitola, e nelle ultime settimane sono tornate a circolare ipotesi di un cambio alla conduzione; l'amministratore delegato Giampaolo Rossi ha ribadito che "Report è un brand della Rai, che continuerà a prescindere da chi sarà il conduttore".
È in questo quadro che le pagine dell'ordinanza pesano. Non perché provino il piano di sostituzione annunciato dal mittente sconosciuto: su quello le carte non dicono nulla, e nulla verificano. Ma perché documentano che il timore di perdere Report accompagnava Ranucci almeno dal gennaio 2025 – attraverso atti aziendali reali, dalla circolare sulla responsabilità editoriale al provvedimento disciplinare del giugno 2025, fino ai richiami della Direzione Approfondimento – e perché secondo il gip è esattamente su quel timore che Lavitola ha costruito il proprio progetto.
Resta da capire come la Rai deciderà ora sul futuro della conduzione senza che quella decisione finisca per somigliare all'esito della pressione che le carte descrivono.