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Seconda lettera di richiamo Rai a Ranucci: chiesto “pluralismo” e meno “reportage a tesi”

Una seconda lettera di richiamo dalla Rai a Ranucci, dopo quella per le dichiarazioni su Nordio. Stavolta nel mirino la puntata del 17 maggio su La Russa.
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Sigfrido Ranucci avrebbe ricevuto una seconda lettera di richiamo dalla direzione Rai, secondo quanto risulta a Fanpage.it. La prima era arrivata ad aprile, dopo le dichiarazioni rilasciate a È sempre Cartabianca sulla presunta presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio nel ranch dell'imprenditore Cipriani in Uruguay. Secondo quanto appreso da fonti vicine all'azienda, il nuovo richiamo sarebbe relativo allo stop al "reportage a tesi" e a una richiesta esplicita di "pluralismo" dopo i contenuti della puntata andata in onda domenica 17 maggio su Rai 3.

Cosa è andato in onda il 17 maggio

La puntata era costruita su tre inchieste di peso. L'apertura era affidata a Giorgio Mottola, con la collaborazione di Greta Orsi, nell'inchiesta "In nome del padre": il programma ha ricostruito con testimonianze inedite il ruolo che avrebbe avuto Ignazio La Russa nell'ascesa del primogenito Geronimo ai vertici dell'Aci, nel percorso politico avviato dal secondogenito Lorenzo Kocis e nella vicenda giudiziaria che ha riguardato il terzogenito Leonardo Apache.  Il secondo servizio, "Il braccio destro" di Luca Bertazzoni con Samuele Damilano, ha indagato la galassia digitale che gravita attorno a Fratelli d'Italia. La terza inchiesta, "Giustizia cieca", a firma di Carlo Tecce e Lorenzo Vendemiale, ha approfondito le vulnerabilità informatiche del Ministero della Giustizia, tornando sul software Ecm.

La posizione della direzione: pluralismo e inchieste "a 360 gradi"

Secondo le fonti di Fanpage.it, il direttore dell'Approfondimento Paolo Corsini avrebbe reiterato a Ranucci, già con la prima lettera, una richiesta di carattere editoriale: meno "reportage a tesi", più pluralismo, e un ritorno alle grandi inchieste su criminalità organizzata, economia e società. Una linea che, nell'interpretazione della direzione, non sarebbe in conflitto con la libertà di Report ma con le modalità con cui certe inchieste vengono costruite e presentate.

La puntata del 17 maggio avrebbe alimentato le tensioni interne, ma va detto con altrettanta chiarezza: nessuno degli elementi finora noti configura un tentativo di bloccare la messa in onda. Le puntate sono andate regolarmente in onda. Le lettere di richiamo sono strumenti interni di governance editoriale, non censure. La differenza conta, e va tenuta presente nel valutare la vicenda.

Ranucci non arretra

La posizione pubblica di Ranucci, già espressa dopo la prima lettera, è quella di chi non considera i richiami interni come questioni di governance ma come pressioni sulla libertà d'inchiesta. Dopo le contestazioni per le dichiarazioni su Nordio, il conduttore aveva dichiarato di non avere paura del ministro. È ragionevole attendersi una risposta analoga anche stavolta.

La partita, in ogni caso, non si esaurisce tra Corsini e Ranucci. Con una stagione televisiva che si chiude a giugno e la prossima campagna elettorale già all'orizzonte, il posizionamento di Report è una questione che riguarda l'intera filiera del servizio pubblico.

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