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Prima serata alle 21.20: la promessa che la tv non mantiene nemmeno per la finale del GfVip

Alle 21.51, su Canale 5 va ancora in onda la Ruota della Fortuna. Il Grande Fratello Vip avrebbe dovuto iniziare alle 21.20 da palinsesto. La prima serata è una bugia che prende in giro solo gli spettatori.
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Guardate la foto sopra. L'ho scattata io al mio televisore. Erano le 21.51. Su Canale 5, ancora in onda la Ruota della Fortuna. La finale del Grande Fratello Vip, secondo il palinsesto ufficiale, avrebbe dovuto iniziare alle 21.20. Trenta minuti di ritardo.

Il dibattito sulla prima serata è la bugia che ci raccontiamo ogni sera da quando le televisioni hanno deciso di fare di Affari Tuoi (sì, vale anche per Rai1 questo discorso, anche se la foto riguarda Canale5 nella fattispecie) e La Ruota della Fortuna la loro "vera" prima serata. In Gran Bretagna, in Germania, in Francia, i programmi iniziano all'orario dichiarato con uno scarto massimo di pochi minuti.

In Italia no. In Italia "prima serata" significa: più o meno quando il sacro share decide che è ora. Quel ritardo, quindi, è pianificato e venduto agli inserzionisti, inserito deliberatamente per massimizzare i ricavi nel momento in cui il maggior numero di spettatori è incollato allo schermo in attesa del programma.

Per lo spettatore, però, non c'è nessun rispetto. Pensateci: in qualsiasi altro settore, questo si chiamerebbe inadempienza. Se Trenitalia annuncia un treno alle 21.20 e il treno parte alle 21.51, senza recuperare quel ritardo, scatta il rimborso automatico. Se un medico ti fa aspettare mezz'ora in sala d'attesa senza preavviso, hai tutto il diritto di lamentarti. Se un ristorante ti fa sedere e poi sparisce per quaranta minuti, il cameriere lo chiami tu.

In televisione, invece, il contratto vale in una sola direzione. Il palinsesto è una promessa che il broadcaster non è tenuto a mantenere. Il dato che viene comunicato all'Agcom, agli inserzionisti, ai giornali è un orario di inizio che tutti sanno essere indicativo. Una finzione condivisa e istituzionalizzata.

Lo spettatore, dal canto suo, aspetta. Ha sempre aspettato. Aspetterà ancora.

È un sistema che fa comodo a tutti. Agli inserzionisti, che comprano spazi in una fascia di massima audience. Alle reti, che moltiplicano i ricavi e abbassano i costi. Alle agenzie, che gestiscono i budget. Persino ai regolatori, che evitano conflitti con attori economici rilevanti. L'unico a cui non fa comodo è allo spettatore. Che però non ha un sindacato, non ha un'associazione con potere reale di pressione, non ha voce in capitolo.

La vera domanda, allora, è un'altra e non è perché le reti ritardino i programmi. La risposta è ovvia: perché conviene e perché possono farlo.

La vera domanda è perché lo accettiamo.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. È autore di "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) e "California Milk Bar - La voragine di Secondigliano" (Rogiosi, 2023). "Un desiderio di ieri" (2025) è il suo ultimo romanzo. 
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