Donatella Rettore: “Kobra nasce per un dispetto a un amico: se oggi Elodie la cantasse, la metterebbero in galera”

A poche ore dal suo concerto a Vasto, Donatella Rettore racconta i suoi inizi, la sua ispirazione tra i cantautori. Ma anche la grande capacità di stimolare i giovani artisti, dall'incontro con La Rappresentante di Lista fino a Ditonellapiaga: "Soprattutto di lei ne sono stata felicissima perché mi sono sentita parte di questa cosa, anche perché se lo merita. Dietro c'è una grande creativa, una grande visionaria". Poi il ricordo doloroso di Sanremo 1986, l'aiuto di Marina Fiordaliso e il suo ruolo in tv, quest'anno, per commentare i concorrenti all'Ariston: "Devo dire che, non facendone parte direttamente, ascoltavo le canzoni in maniera diversa. Mi sono scoperta molto più selettiva quando partecipo, mentre fuori dal concorso cerco sempre di capire e di presentare le cose, anche se non mi piacciono, mostrandomi sempre disposta a comprendere". Qui l'intervista a Donatella Rettore.
Come vorrebbe essere ricordata tra tanti anni?
Vorrei che ognuno avesse un suo ricordo personale per carità. Non pretendo di essere ricordata in un modo univoco. Ognuno ha la sua canzone da amare o da vivere in modo diverso. L'unica cosa che non accetterei è l'essere dimenticata completamente.
Ritorniamo all'attualità: come sta trascorrendo quest'estate?
Con i concerti. Quando non sono in concerto parlo molto poco e ascolto molto, forse anche troppo. In realtà ho bisogno di fare un riepilogo di quello che è stato fatto, di quello che ci è piaciuto di più o di meno per capire dove stiamo andando. E se stiamo andando a sbattere.
C'è una cosa che le è piaciuta di meno ultimamente?
Ieri ho ascoltato due o tre volte l'ultimo disco mio, e l'ho anche criticato perché lo trovo un po' troppo perfettino: è curato fin nei minimi particolari. Io sono una che detesta le cose perfette, perché se non c'è un difetto, non c'è neanche un pregio. Non c'è una caratteristica distintiva, manca qualche piccolo errore di valutazione. Invece è tutto fin troppo preciso e magico, non c'è una sbavatura. Invece qualcosa di "storto" deve esserci: è il difetto a dare la personalità.
Quanto è importante questo aspetto, soprattutto in questo momento in cui il suono si sta uniformando?
Suona tutto un po' uguale. Sto apprezzando invece apprezzo molto Emma nella sua nuova direzione, che mi assomiglia molto.
Lei negli ultimi anni, anche grazie al lavoro di analisi e di osservazione, ha collaborato con alcuni giovani artisti come Tancredi, Ditonellapiaga, La Sad, La Rappresentante di Lista.
È una cosa che mi fa piacere. Penso a Tancredi, ma anche a Ditonellapiaga, infatti suoneremo insieme a Vasto. Sono molto felice della collaborazione con La Rappresentante di Lista. Però poi penso purtroppo alla separazione dei Coma_Cose con cui potevamo fare belle cose.
Questo suo spendersi anche per la natura artistica di altri progetti come l'ha aiutata nella sua carriera?
Credo sia legato tutto agli stimoli che la musica dà, in questo periodo di piattume, bisogna crearseli questi stimoli. Invece, questa storia dell'intelligenza artificiale, solo a nominarla mi infastidisce.
Cosa le pesa di più?
Vederla come una soluzione. L'intelligenza è stata creata da essere umani, da un gruppo con una determinata personalità, che però non si può estendere ai 5 miliardi di persone sulla terra. Quello non può diventare il manifesto di tutti.
Secondo l'inchiesta sull'apprendimento dei modelli generativi di musica, 173 sue canzoni sono state usate per addestrare le intelligenze artificiali.
Vediamo se riusciranno a scrivere un'altra "Splendido splendente". O se trovano un altro slogan come "Il cobra non è un serpente". Io non mi sento ancora clonata.
Come la fa sentire sapere che stanno utilizzando la sua arte per clonare magari anche la sua voce?
Ci sono delle voci ricreate che sono inclonabili, ma non credo che ci riescano con me, perché io cambio spesso e sono molto umorale. Per riuscirci dovrebbero clonarmi anche l'anima e l'intestino, non solo le corde vocali. Il canto e la composizione non sono un processo meccanico.
Assolutamente.
Non è clonabilie la sola cassa toracica. L'essere umano è molto complesso e non può essere rimpiazzato da una macchina perfetta, proprio perché l'essere umano per sua natura non è perfetto. Adesso, tu canti una canzone, poi c'è la tecnologia che te la aggiusta. Toglie e limita l'imperfezione, che alcune volte rende perfetta una canzone. Mi ricordo la prima volta che sentiì il termine campionare.
Ovvero?
Buttai per terra uno dei primi prodotti apple che servivano a campionare la mia voce. Mi dissero che avrebbero potuto modificarla in migliaia di modi, presi il pc e buttai tutto per terra.
Crede ci sarà un limite all'uso di tutto questo?
L'algoritmo finirà per esplodere. Io non compro dischi da un po' di anni, mi si è rotto il lettore CD e non riesco a trovare in Veneto un lettore del genere. Mi è passata la voglia di comprare dischi, spesso ascolto la musica online.
E la radio?
Ascolto molto Radio Cecchetto, è viva e vivace, è diversa diversa da tutte le altre. Sappiamo che c'è una guida dietro. Le altre invece non mostrano chi canta sul display, tra una canzone e l'altra parlano di come si cucinano le bistecche o di come si fa la mozzarella in carrozza, o raccontano l'ultimo viaggio fatto in Thailandia. Abbiate rispetto di dire che la canzone è stata scritta da Tizio e Caio e cantata da un altro. Almeno dire chi.
Che rapporto ha con la TV e con le trasmissioni a cui partecipa?
L'ho frequentata fin da piccola. Ero una bambina molto sveglia, ho cominciato da ragazzina, a dodici anni. Facevo la seconda media e c'era Fausto Leali che cantava "A chi". C'erano trasmissioni dedicate ai ragazzi che erano bellissime, ma che non fanno più. Oggi i ragazzi vengono trattati molto male e non ci sono spazi per loro. Non ci sono scuole di calcio accessibili perché costano tantissimo. Lo Stato non si preoccupa di trovare talenti tra le persone che non sono abbienti e non possono permettersi certe spese. Nel calcio italiano vanno avanti e vengono fuori solamente quelli che hanno la possibilità di pagare.
Quest'anno ha avuto anche la possibilità di commentare il Festival dall'esterno. Com'è stato commentare una manifestazione musicale in questo ruolo?
Devo dire che, non facendone parte direttamente, ascoltavo le canzoni in maniera diversa. Mi sono scoperta molto più selettiva quando partecipo, mentre fuori dal concorso cerco sempre di capire e di presentare le cose, anche se non mi piacciono, mostrandomi sempre disposta a comprendere.
E quelle volte in cui, invece, la partecipante era lei e da fuori non l'hanno capita, come ha reagito?
La gente quando parla di me si arrocca sempre sulle proprie posizioni, cercando di farmi fuori. Adesso me ne frego.
C'è stata una volta in cui ci è rimasta più male delle altre?
Sì, nell'86. Ormai sono passati quarant'anni. Ho capito molto da quell'esperienza e da come ne sono uscita con le ossa maciullate. Io sono figlia unica, avevo mia madre che stava male e c'è stato mio padre che mi chiedeva di tornare a casa. Mi dissero che se mia madre fosse morta, sarei potuta ritornare, altrimenti sarei dovuta rimanere fino alla fine.
Come ha affrontato quella realizzazione?
Può capire in che stato ero, ho avuto il coraggio solo di rivelarlo a Marina Fiordaliso che mi è stata molto vicino in quel momento, come i Righeira. Ma non solo, Marina è una persona che mi è sempre vicina, e quando sono arrabbiata mi dice: "Invece di lamentarti, esci con un camion e metti sotto tutti quelli che ti fanno perdere la passione". (ride n.d.r)
È stata una delle autrici italiane più importanti a rivendicare la firma sui propri brani e la propria capacità autoriale. Quanto è stato difficile in quell'epoca?
Difficilissimo, dava fastidio tantissimo. Mi dicevano che visto che scrivevo determinate cose, non mi sarei potuta vestire in una determinata maniera. Io rivendico tutte le mie scelte, anche quelle estetiche.
Sente che è ancora attuale come problema?
Ancora adesso succede. E non so perché, ma specialmente i compagni cantautori sono quelli più maschilisti. È un dato di fatto.
Una cosa che la rende felice?
Ma mi ha resa felice tantissimo negli ultimi anni il successo de La Rappresentante di Lista, ma anche di La Sad e di Ditonellapiaga. Soprattutto di lei ne sono stata felicissima perché mi sono sentita parte di questa cosa, se lo merita. Dietro c'è una grande creativa, una grande visionaria.
Cosa sente di avere ancora dentro in questo momento?
Il mio desiderio è di chiudere la canzone che ho iniziato. Sta venendo molto bene ed è stata, diciamo, un tocco di fioretto, una scelta precisa. Però voglio affinare bene il testo, renderlo perfetto prima di incidere. È un bel pezzo, un testo che fa sanguinare.
Potrebbe essere un brano indirizzato anche a Sanremo?
Dipende. Io a Sanremo non sono mai stata scartata, quando capivo che chi faceva il Festival non avrebbe compreso il mio mondo, oppure perché mi hanno invitata e non mi sono presentata io, non credendo nel pezzo. Una volta vollero a Sanremo mi chiesero di portare "Kobra", ma non aveva senso portarla lì quando poteva diventare un tormentone estivo. C'era il Disco per l'Estate, io andai lì e il brano sbaragliò la concorrenza: ma c'era anche il Festivalbar e La Gondola D'Oro. Se avessi portato "Kobra" a Sanremo forse non avrei vinto.
Come nascono canzoni storiche come "Kobra", o "Lamette"? Qual è il suo approccio?
Come dicono tutti gli stilisti, le cose che affascinano nascono dalla strada, dalla vita. Non è un caso che la parola "Kobra" sia un chiaro doppio senso nata da uno scambio di battute con un mio amico lucano, che mi diceva che al Nord non c'era la stessa passione del Sud Italia. Io la scrissi per fargli un dispetto (ride n.d.r) e dopo tutti questi anni che sono passati mi dice che gli devo dare il diritto d'autore.
Cosa ricorda di quel periodo?
Tantissime canzoni, anche per Loretta Goggi: quello dal '76 all'86 era un periodo pieno di stimoli. Quelli sono i veri anni '80. Ed è stato importante anche per noi cantautrici, perché finalmente eravamo libere e potevamo cantare. È stato veramente liberatorio, adesso, invece, stiamo standardizzando tutto. Probabilmente se Elodie cantasse in questo momento "Kobra" la metterebbero in galera per lo stato di prigionia in cui viviamo.
Tra i successi che ha avuto, qual è il brano che l'ha sorpresa di più per il successo inaspettato?
Non mi aspettavo il primissimo successo, è stato travolgente. E dire che la canzone non mi piaceva; mi piaceva il testo che avevo scritto, ma la musica no. Si chiamava "Lailola" e io ci ho scritto il testo in italiano, parlando della liberazione sessuale. C'era questa donna che lasciava un fiocco rosso sul candore del letto. L'immagine femminile era molto chiara, ma la musica continuava a non convincermi. Però ebbe un successo enorme in tutta Europa. In Germania fu sconvolgente, rimase in classifica per tre anni.
Un risultato incredibile.
Fino a che non è uscito "Splendido Splendente" e lì sono riuscita ad arrivare al primo posto anche in Italia. In quel periodo stavo letteralmente prendendo casa nella Foresta Nera, andavo in posti in Italia e non mi riconoscevano e mi dicevo "forse la mia avventura finisce qui". Qualche mese prima, in una trasmissione in Germania incontrai Lucio Battisti. Mi disse che sapevo scrivere molto bene e mi chiese perché non ero in radio in Italia. Sembrava stupito che scrivessi così bene, ma c’erano tante altre autrici in Italia che scrivevano bene.
Qual è la canzone a cui è più legata tra quelle che ha scritto?
Ci sono tante canzoni. Quella che però mi rappresenta è "Nel viale della scuola è sempre autunno", contenuta nel mio primissimo disco che si intitola, appunto, Donatella Rettore. Come capita spesso nei primi dischi dei cantautori.
C'è un desiderio in questo momento, uno stimolo particolare che vorrebbe esaudire con questa nuova canzone?
Sviluppare questa canzone per mettere un bel punto esclamativo nella mia storia compositiva.