In casa nostra ci sono poche regole anzi non le chiamiamo regole ma buone abitudini. Ad esempio non si guarda mai la tivù mentre si mangia né prima di andare a dormire, anche se a dire il vero non guardiamo mai la tv se non per vedere con i piccolini i dvd dei cartoni che scegliamo noi grandi o per ammazzarci di serie quando loro vanno a dormire. Quindi si può dire che tv e telegiornali non li guardiamo quasi mai. Lo so, può sembrare un discorso un po' snob, qualcuno potrebbe dire radical chic, ma se essere radical chic vuol dire non ingolfare il cervello in costruzione dei nostri piccolini con la merda che galleggia in televisione allora sono un ultra radical chic. Viceversa siamo soltanto persone dotate di buon senso, una certa piccola sensibilità e un’intolleranza atavica per l’inutile chiacchiericcio televisivo ma soprattutto per le pubblicità che, secondo me, sono uno dei più grandi flagelli dell’infanzia. Facciamo anche altre cose abbastanza radical chic, come direbbe qualcuno, ma di queste ne parlerò in conclusione, così almeno avete un buon motivo per leggermi fino alla fine.

Tutto questo per dire che le regole, o buone abitudini che dir si voglia, però non sono tali se di tanto in tanto non le si infrangono e così, in questi giorni di crisi (del governo intendo, non della mia famiglia che peraltro sta benissimo), abbiamo spesso lasciato le televisione accesa per ascoltare le notizie dell’ultima ora date dal telegiornale (perché sono pur sempre un ragazzo degli anni ’90 e preferisco aggiornarmi guardando un tiggì piuttosto che farlo sul social di turno). E così è accaduto che mentre mangiavamo, abbiamo ascoltato una notizia che parlava degli incendi in Amazzonia e stranamente la piccolina piccola, che di solito non ama molto guardare la televisione a meno che non ci siano unicorni volanti Grufalò o Streghe Rosselle, scende dalla sua sediolona e si piazza davanti alla televisione che è quasi più grande di lei e che è alla sua altezza perché abbiamo traslocato da poco ed è ancora appoggiata per terra (ci siamo trasferiti in una cascina in campagna altra cosa, per alcuni, molto radical chic). Guarda le immagini degli incendi, si mette un ditino sulla bocca e poi molto dispiaciuta, guardandoci con i suoi occhioni blu, ci dice: “Poveri alberi, noooo! Perché bruciano?” e resta lì a fissarli a bocca aperta, con una espressione così dolcemente triste che avrebbe spezzato il cuore anche al Re della Notte (mi ammazzo di serie tv per l’appunto). Così, d’istinto, io e la mia ragazza ci fiondiamo su di lei per abbracciarla ma, ovviamente, la mamma arriva prima – perché le donne arrivano sempre prime – e, dopo averla presa teneramente in braccio, la consola, dicendole di non preoccuparsi. Lei però continua a chiederci perché gli alberi bruciano e cosa possiamo fare per farli smettere.

Queste sono quelle situazioni in cui qualunque genitore non vorrebbe trovarsi, perché da un lato ti dispiace moltissimo e sei addolorato per la malinconia o la tristezza della tua piccolina e faresti qualunque cosa per vederla sorridere ma dall’altro in quel momento ti vorresti trovare altrove perché non sai davvero che cosa cazzo rispondere. Perché, prendendo in prestito le parole del Che, o le dici che ha ragione ad esser triste poiché dovremmo sentire ogni ingiustizia commessa conto chiunque in qualunque parte del mondo nel profondo di noi stessi oppure, prendendo in prestito più o meno le parole del “Capitano”, ce ne dovremmo beatamente sbattere il cazzo quotidianamente e continuare a vivere le nostre vite. E comunque in entrambi i casi non cambierebbe nulla per quegli alberi: quindi, che si fa? Bè una delle soluzioni potrebbe essere urlare: “Oddio guarda c’è un unicorno volante in giardino” e correre per andare a cercare di acchiapparlo e nella fuga rilanciare: “EHI BIMBI GELATONE???” e giù urla di ludibrio e approvazione. Ma sarebbe scorretto, anche se non vi nascondo che in alcuni casi a mali estremi ci voglio estremi rimedi ed è una tattica che non solo abbiamo adoperato ma che funziona anche alla grande. D’altro canto però sono un radical chic, come direbbe qualcuno (anche se poi il mio conto in banca urla esattamente il contrario visto che oramai la narrazione di Salvini porta a pensare che gli intellettuali di sinistra siano tutti ricchi, annoiati, fancazzisti e moralisti e scusate se ho detto Salvini), sono un uomo di sinistra e sono un padre e quindi credo sia mia compito e mio dovere rispondere sempre alle domande dei nostri piccolini, anche alle più complesse, seppur in apparenza possano sembrare banali. E quantunque alle volte ad alcune domande del tipo “papone perché il cielo è blu?” mi verrebbe da rispondere “e chi cazzo sono io Alberto Angela?” mi faccio forza e cerco di dare la migliore delle mie risposte. Il problema è che spesso noi adulti non siamo in grado di dare delle buone risposte semplicemente perché noi stessi non abbiamo buone risposte: perché gli alberi bruciano? E perché nessuno fa nulla? Perché?

Potrei darle mille risposte, potrei dirle che è ingiusto, che li lasciano bruciare perché è il capitalismo baby, perché quelle terre servono a qualcuno, che è difficile spegnerli, che da qui noi non possiamo fare nulla, potrei dirle che molte persone soffrono a causa di poche persone e non è giusto, potrei dirle che a quanto dicono alcuni ricercatori “basterebbe” piantare 1.2 bilioni di alberi per trovare una soluzione al riscaldamento globale, che si dovrebbe “forestizzare” il mondo e non il contrario, potrei dirle che ci sono persone che vogliono sia fatto questo e delle altre che le hanno votate per far si che lo facessero senza poi però trarne alcune beneficio, potrei dirle che tutto questo avviene perché le persone sono stupide e cattive e alle volte i cattivi ci sembrano davvero stupidi, potrei dirle tutto questo e molto di più ma la verità è che la abbracciamo fortissimo in silenzio e non riusciamo a dirle nulla. Poi spengo la tivù, che giuro non riaccenderò mai più su nessun telegiornale fin quando non avranno almeno 24 anni, ci sediamo per terra con lei e le dico che dispiace tanto anche a me, che è una cosa tanto brutta e che però proprio non so risponderle, perché nemmeno papone e mammina conoscono la risposta, perché non sappiamo sempre tutto e di tanto in tanto sbagliamo anche noi e le dico che vorrei tanto saperle dare una risposta ma proprio non lo so, perché nemmeno io a 42 anni quasi suonati (il 17 settembre se qualcuno o qualcuna volesse fami gli auguri) riesco a capire come sia possibile che delle persona lascino bruciare la nostra unica possibilità di salvezza e sopravvivenza per un po' di poteresessoedenaro che a quanto pare vanno sempre di pari passo. Proprio non lo so.

Però – ed io credo con tutto il mio cuore che ci sia sempre un però e sia sempre il momento per una seconda possibilità – chiamando a raccolta anche il piccolino grande, le diciamo che qualcosa si può fare, che c’è sempre tempo per una seconda possibilità, che nulla è perduto fin quando tutto è finito, che nel nostro piccolo possiamo cambiare le cose e combattere il capitalismo selvaggio – "Cos'è il capitalismo papone?" "eeehhh questo te lo spiego quando diventi grande piccolina mia" – e che seppur non possiamo salvare quegli alberi lì, qualcosa di certo possiamo farla, qualcosa di molto piccolo ma è dalle piccole cose che si comincia a costruire le grandi cose, è dal primo mattoncino che si comincia a costruire una base spaziale lego, è dalla prima goccia che si riempie una bottiglia e a noi tocca, giorno dopo giorno, essere quella goccia che farà traboccare il vaso, lentamente, molto lentamente, piano piano. Ma ne vale la pena.

Così quelle immagini orribili di morte e distruzione viste al fottuto telegiornale diventano una piccola occasione per far qualcosa di buono, molto piccolo ma molto buono: una seconda possibilità. E così accade che spieghiamo alla piccolina piccola e al piccolino grande il perché usiamo sempre i tovaglioli di stoffa e non quelli di carta, perché usiamo gli stracci invece del fottutissimo panno carta, perché disegniamo sui fogli già usati da una parte e perché poi li usiamo ancora per colorarli o provare i colori, perché ci portiamo sempre le nostre borracce da riempire invece delle bottiglie di plastica, perché facciamo la spesa al mercato o al contadino e così via. Spieghiamo loro tutte quelle cose che facciamo e tutte le altre che ancora non facciamo, cose di cui avevo detto all’inizio che ne avrei parlato alla fine e che qualcuno direbbe che sono da radical chic, quando invece alla fine sono soltanto piccole azione necessarie dettate dal buon senso e chi le denigra, o le prende in giro o le sottovaluta, lo fa soltanto perché è ignorante – nel senso che ignora le cose – è stupido o più semplicemente preferisce far la scimmietta sacra per andar a dormire tranquillo e non pensarci. Certo qualcuno potrebbe dirmi che noi lo facciamo per pulirci la coscienza, così da dormir tranqulli e non pensarci,  ma da qualche parte bisognerà pur cominciare a pulire questo fottuto mondo di merda e se si debba cominciare dalle proprie coscienze, ben venga allora.

E così adesso per i piccoli, io e la mia ragazza, siamo dei supereroi che salvano gli alberi e i pesci (e francamente a parte il mio nome in codice “Alberoman” mi piace lasciarglielo credere ancora per un po', almeno fin quando non saranno adolescenti e diventerò “Pirlaman”) e accade che andare a buttare l’immondizia diventi un’avventura, raccogliere le bottiglie di plastica buttate per terra un’azione di salvataggio, e ogni volta che facciamo i nostri giri in bici al fiume o nel bosco, la piccolina piccola saluta tutti gli alberi, li accarezza e gli sussurra “che bello che sei vivo” ed io sono felice, perché per un attimo il mondo mi sembra un posto più pulito. E forse se lo facessimo tutte e tutti, piano piano, quell’attimo diventerebbe più lungo. O forse no, ma alle volte i sogni sono più forti delle azioni.

Vostro
Alberoman