L'Amazzonia continua a bruciare. Non si fermano gli incendi nella foresta pluviale più grande del mondo, oltre che polmone verde dell'umanità intera, che è diventata ormai una vera e propria emergenza internazionale. Dopo gli appelli di personalità dello spettacolo e della politica mondiale, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, accusato da quest'ultimo di "mentire e non fare nulla per portare la situazione sotto controllo", ha deciso di intervenire inviando l'esercito a domare le fiamme. "La foresta amazzonica è parte essenziale della storia del Brasile", ha detto nel corso di un'intervista in tv, cercando di rassicurare i suoi cittadini che nelle scorse ore sono scesi in piazza per protestare contro le scelte ambientali del governo. Ma ciò di cui è maggiormente preoccupato Bolsonaro sono le eventuali sanzioni che potrebbero arrivare dalla comunità internazionale.

Proprio oggi, sabato 24 agosto, si riunisce il G7 in Francia e proprio Macron aveva annunciato che uno dei punti all'ordine del giorno sarebbe stata l'esplosiva situazione che si sta verificando in Sud America. "Gli incendi forestali avvengono in tutto il mondo – si è difeso il presidente brasiliano, che nei giorni passati aveva accusato le Ong che lavorano al fianco degli indigeni di aver fatto scoppiare i roghi – e non possono essere utilizzati come pretesto per sanzioni internazionali. Siamo consapevoli che dobbiamo proteggere l'Amazzonia e stiamo agendo per combattere la deforestazione illegale", ha affermato, dopo aver autorizzato il dispiegamento delle forze armate contro gli incendi. Ha infine aggiunto di essere a capo di un governo di "tolleranza zero contro la criminalità e il settore ambientale non è differente". Appello al presidente anche dalla Conferenza episcopale brasiliana."Alzare la voce per l'Amazzonia è ormai indispensabile – hanno detto i vescovi -. E' urgente che i Governi dei Paesi amazzonici, specialmente il Brasile, adottino provvedimenti seri per salvare una regione determinante per l'equilibrio ecologico del pianeta, l'Amazzonia appunto. Non è il momento di deliri e debacle nei giudizi e nei discorsi".

Dunque, la pressione internazionale su Bolsonaro è alle stelle, anche perché la foresta amazzonica è fondamentale per la vita di tutti, fornendo il 20 per cento di tutto l'ossigeno che respiriamo. Sotto accusa soprattutto la politica di deforestazione del Brasile, che dal luglio 2018 a oggi è aumentata del 278%, incrementando il numero degli allevamenti e abbassando il prezzo della carne di cui cresce l'offerta, mentre contemporaneamente anche la percentuale degli incendi è salita dell’83%. Tuttavia, a sostegno di Bolsonaro è intervenuto l'omologo statunitense, Donald Trump. "Ho appena parlato con il presidente Jair Bolsonaro – ha twittato l'inquilino della Casa Bianca – Le nostre prospettive commerciali sono entusiasmanti e il nostro legame è forte, forse più di sempre. Gli ho detto che se gli Usa possono aiutare il Brasile con gli incendi dell'Amazzonia, siamo pronti ad assisterli".