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Muore Gianni Vattimo, parla il suo compagno Simone Caminada: “È stato tradito dagli amici”

Il compagno degli ultimi 14 anni di vita di Gianni Vattimo parla del suo rapporto con il filosofo e della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, accusato e poi condannato per la sua presunta circonvenzione d’incapace proprio ai danni di Gianni Vattimo.
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A cura di Gianluca Orrù
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Simone Caminada
Simone Caminada

La camera ardente è stata allestita al primo piano del palazzo del Rettorato dell'Università di Torino. È una giornata di sole e Simone Caminada passeggia avanti e indietro, parla con tutti quelli che sono venuti per l'ultimo saluto al Professor Gianni Vattimo, il filosofo del pensiero debole.

Caminada è "l'amico, il fratello, il compagno" di Vattimo da 14 anni, dal secondo mandato da parlamentare europeo del Professore. Hanno vissuto insieme fino all'ultimo nella casa di Via Po. "Il carro funebre ha fatto solo pochi metri da casa fino a qui" racconta a Fanpage.it

"Gianni aveva tanta giovinezza nel cuore – racconta Simone Caminada – e Torino perde un padre autoironico, perde una persona che parlava sì coi grandi, da Fidel Castro a Papa Francesco a Chomsky, ma perde qualcuno che parlava anche con le persone più sconosciute del mondo".

Gianni Vattimo
Gianni Vattimo

L'aula magna del Rettorato è solenne, al centro la bara di Vattimo e tutto intorno i cimeli della sua carriera universitaria: il libretto da studente, la tesi firmata dal professor Pareyson, uno dei suoi grandi maestri, i primi incarichi da assistente, poi da professore ordinario.

Tra le persone che vanno e vengono ci sono ex allievi, la città ne è piena, vecchie conoscenze della politica, colleghi filosofi da altre nazioni e anche ex collaboratrici come Tania, una signora dai capelli bianchi che per un certo periodo ha frequentato la casa. Seguiva il professore e se ne prendeva cura. Lei racconta un aneddoto che riguarda la fede di Gianni Vattimo.

"Pregava ogni sera con il rosario che gli aveva regalato il Papa – racconta Tania – e una volta mi disse che, anche se Simone non voleva, che pregava anche per lui, per la faccenda che lo aveva coinvolto". Questo è uno dei tanti ricordi che riaffiorano in giornate come queste.

Gianni Vattimo da giovane
Gianni Vattimo da giovane

La faccenda che ha coinvolto Simone Caminada e il suo rapporto con Gianni Vattimo è complessa. La Procura di Torino lo accusa di circonvenzione d'incapace, nonostante il professore stesso l'abbia sempre difeso in aula e fuori e abbia continuato a vivere con lui fino all'ultimo.

La PM Giulia Rizzo svolge le indagini, chiede e ottiene il rinvio a giudizio per Caminada, e inizia un iter processuale che si concluderà nel febbraio del 2023 con una condanna in primo grado a due anni. Insieme all'accusa iniziale verso Caminada, la Procura dispone una perizia sul Professor Vattimo e nomina un amministratore di sostegno per gestire il patrimonio e i conti correnti del filosofo.

Comincia una battaglia giudiziaria sull'amministrazione di sostegno a Gianni Vattimo, che prosegue con una sentenza della Corte d'Appello Civile che nel novembre del 2021 aveva revocato la necessità di una persona esterna per amministrare i beni del Professore. A questa sentenza la Procura fa appello, ma nel giugno del 2022 la Suprema Corte di Cassazione conferma: Gianni Vattimo è, così hanno scritto i giudici, "persona lucida […] persona da sempre prodiga per carattere, ma in ogni caso capace di disporre dei propri interessi e di amministrare altresì il denaro e i beni, e di determinarsi autonomamente in merito al luogo in cui vivere e alle modalità di gestione del quotidiano".

"Non c'è l'incapace. Sono stato condannato – dice Caminada – avendo loro dimostrato che non ho commesso il fatto e mancando un incapace".

L'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Torino
L'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Torino

"Ho avuto cura di quest'uomo fino all'ultimo – racconta Simone Caminada – Siamo stati insieme, siamo stati amici, siamo stati fratelli, siamo stati compagni fino all'ultimo, non ho fatto quello che si legge sui giornali. Gli ultimi anni purtroppo lui li ha vissuti malissimo, ma più che altro perché in quelle amicizie in cui lui credeva, si è trovato monco e si è trovato tradito".

"Si è sentito tradito da persone che credeva amiche, che lo hanno portato in tribunale e hanno portato in tribunale il suo ultimo compagno. Ma al di là, senza parlare di me, ha sentito il tradimento di queste persone anche volendo cercare il bene – cioè come ‘voglio proteggere il mio amico' – perché lo hanno portato sulla bocca di tutti come un incapace. E questo è in realtà il tradimento. Non tanto il pensare che uno possa essere un approfittatore o no. Il tradimento è averlo portato all'opinione pubblica non per la sua filosofia, ma trattandolo come imbecille, come una persona incapace di volere e di intendere la vita".

La bara di Gianni Vattimo
La bara di Gianni Vattimo

Caminada, che ha dichiarato di essere l'erede universale di Gianni Vattimo, racconta l'episodio nel quale Vattimo gli ha confidato quale voleva che fosse la frase epitaffio da mettere sulla sua tomba. "Lo facevamo come un gioco – spiega – e quando gli ho chiesto che frase volesse lui mi rispose ‘Ero Debole'".

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