Dettaglio da "Diniego" di Gabriele Morleo
in foto: Dettaglio da "Diniego" di Gabriele Morleo

Vi è un quadro dell’artista gramsciano Gabriele Morleo che, a mio giudizio, permette di comprendere con sguardo sagittale la situazione del nostro presente, i grumi di contraddizioni che lo innervano, ma poi anche l’assenza di prospettive e il frustrante senso, ovunque dilagante, di futuro assente.

Il quadro si intitola “Diniego”: raffigura il profilo di Karl Marx, riprendendo fedelmente una delle sue immagini più famose. Barba bianca, portamento austero e orgoglioso. Con, però, una novità, che è merito di Morleo avere inserito: gli occhi di Marx sono coperti da un nastro. Egli non vede, non può vedere. Il suo sguardo è interrotto. La sua arte di critico del presente e di rabdomante del futuro è annichilita.

Credo che l’opera di Morleo raffiguri plasticamente il destino di Marx nell’epoca a cinismo avanzato di cui siamo abitatori noi, figli di un io minore: noi che, con mente e cuore a capitalismo integrale, non siamo più nemmeno in grado di concepire la possibilità di un’ulteriorità nobilitante, di un “sogno di una cosa” (l’espressione è dello stesso Marx) capace di riattivare le passioni politiche oggi mutile. Noi che nemmeno siamo più capaci di vedere le contraddizioni di quella natura innaturale che è il capitalismo, che pure quotidianamente violenta le nostre esistenze.

Marx non vede, non può vedere, forse non vuole vedere: si rifiuta anche solo di posare lo sguardo sul paesaggio dell’alienazione integrale che oggi sta dominando senza contrasto nel tempo in cui le banche portano via le case agli esseri umani, nel tempo in cui anche gli uteri delle donne diventano merce in vendita (o in affitto), nel tempo in cui l’oscenità comunemente chiamata economia di mercato sta imponendosi senza più incontrare resistenze, travolgendo individui, Stati, valori, religioni.

L’opera di Morleo mostra un silenzio: mostra, a un tempo, la reazione che forse Marx avrebbe se tornasse oggi in vita e, insieme, il silenzio e la cecità che caratterizza nel nostro presente l’arsenale delle “armi della critica”; armi oggi spuntate, inoffensive, quando non direttamente inesistenti. Armi lasciate sul campo o – è il caso delle sinistre oggi vendute al capitale – direttamente messe al servizio di quello che, fino all’altro ieri, era il nemico.

Perché, in effetti, tra i non pochi drammi del nostro oggi v’è anche questo: quanti avrebbero tutte le buone ragioni per stare con Marx e per prendere di mira la civiltà dei consumi, con le sue infinite patologie, gli hanno voltato le spalle, l’hanno dichiarato morto. Hanno venduto cuore e testa al capitale, che pure quotidianamente li tratta come vite di scarto, come avanzi privi di ogni valore nel regno dell’apartheid planetaria. Anche questo Marx si rifiuta oggi di vedere.