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25 Marzo 2017
22:00

Ecco perché attaccano la scuola e ci vogliono ignoranti

Il tradizionale sistema pubblico di istruzione del secondo Novecento non era esente da difetti, eppure ha consentito a un considerevole numero di giovani di emanciparsi. Ma oggi la stabilità dell’ordine capitalista si regge sull’ignoranza di massa, da ciò dipende il costante attacco alla scuola…
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Il filosofo dissidente

La stabilità dell’ordine instabile del capitalismo flessibile si regge sull’ignoranza di massa e, dunque, sulla descolarizzazione: secondo il teorema di Mandeville, “nessuno si sottomette volentieri ai propri eguali e se un cavallo sapesse tutto quello che sa un uomo non vorrei certo essere il suo cavaliere”. Il tradizionale sistema pubblico di istruzione del secondo Novecento non era certo esente da difetti e da lacune, talvolta macroscopici, ma, non di meno, permise a un considerevole numero di giovani delle estrazioni sociali più diverse di formarsi e di emanciparsi, là dove la loro condizione sociale, in altri momenti storici, li avrebbe condannati a una situazione di completa assenza di istruzione e di educazione.

Mediante l’annichilimento aziendalistico della scuola e della formazione, viene oggi meno questa valenza emancipativa. In un futuro non remoto, le cui avvisaglie sono già tutte nel presente, il Servo precarizzato e riplebeizzato avrà sempre meno accesso all’istruzione e alla formazione: e, quindi, sarà sempre più massicciamente oggetto di manipolazione e di subalternità, di ottundimento controllato e di impoverimento culturale. Sarà condannato a rimanere nella condizione servile per l’intera sua esistenza, senza neppure poter maturare la coscienza del proprio status.

Il sistema scolastico e formativo borghese era incardinato sui fondi pubblici dello Stato, là dove l’odierno sistema di aziendalizzazione privatistica della scuola si regge su investimenti privati, spesso provenienti da gruppi bancari che condizioneranno sempre più pesantemente gli orientamenti della ricerca e dei saperi, erogando o rimuovendo i fondi a seconda dei loro interessi niente affatto neutri o orientati alla cultura fine a se stessa.

Per questo, oggi, nel tempo della rifeudalizzazione classista e neo-oligarchica, il sistema formativo statale e borghese, nelle sue forme residue, è permanentemente sotto attacco, affinché, mediante la privatizzazione integrale e l’aziendalizzazione dell’istruzione, sia annientato ogni sapere critico relativo all’uomo come animale simbolico e sia sempre più riprecipitata nell’ignoranza e nello stato di inconsapevolezza la nuova plebe post-proletaria e post-borghese.

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Sono nato a Torino nel 1983 e insegno Storia della filosofia in Università. Mi considero allievo indipendente di Hegel e di Marx. Intellettuale dissidente e non allineato, sono al di là di destra e sinistra, convinto che occorra continuare nella lotta politica e culturale che fu di Marx e di Gramsci, in nome dell’emancipazione umana e dei diritti sociali. Resto convinto che, in ogni ambito, la via regia consista nel pensare con la propria testa, senza curarsi dell’opinione pubblica e del coro virtuoso del politicamente corretto.
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