“Mio figlio era sul Titan, voleva vedere il Titanic ma non è mai riemerso”: il ricordo di Christine Dawood

Il 18 giugno 2023 il sommergibile Titan venne coinvolto in un terribile incidente mentre scendeva nelle profondità dell'Oceano Atlantico settentrionale per permettere ai suoi passeggeri di vedere il relitto del Titanic inabissato sul fondo.
A bordo avrebbe dovuto esserci Christine Dawood insieme al marito Shahzada. Invece la donna cedette il posto al figlio Suleman, di soli 19 anni. "Voleva andare e io ero felice che potesse creare dei ricordi con suo padre. Non posso cambiare questo". Christine restò quindi sull'imbarcazione in superficie mentre il figlio e il marito si inabissavano.
"Dopo mesi ho riavuto i loro corpi, intendo la poltiglia che era rimasta. Sono arrivati in due piccole scatole, come quelle delle scarpe".
Shahzada e Suleman non videro mai il Titanic: a causa di una falla, il sommergibile di proprietà della OceanGate implose a 3.800 metri di profondità. A quella pressione niente può sopravvivere e solo dopo molti mesi i resti deformati dalla pressione e dall'azione del sale vennero riconsegnati a Christine.
A tre anni di distanza da quegli avvenimenti, la donna ha scelto di raccontare al Guardian il ricordo dei quattro giorni trascorsi in barca attesa dei suoi familiari, prima di sapere che non li avrebbe abbracciati mai più.
"Ho imparato a dare ascolto al dolore. A volte vado nella stanza di mio figlio, mi siedo sul letto e lascio che il dolore arrivi. E dopo un po' riesco a metterlo da parte finché non diventa di nuovo troppo forte".
"Non hanno sofferto. Un attimo prima c'erano e quello dopo non più"

Il 18 giugno 2023, il 19enne Suleman e il 48enne Shahzada persero la vita insieme ad altri tre uomini a bordo del sommergibile Titan, mentre raggiungevano i resti del Titanic. Si trovavano a 500 metri sopra il relitto quando il sommergibile implose.
In quelle ore, Christine si trovava a bordo della Polar Prince, l'imbarcazione che la OceanGate utilizzava come base nel mezzo dell'Oceano per la spedizione oceanica. La famiglia era partita il 14 giugno per la gelida Terranova, in Canada. Madre, padre e figlio restarono per giorni a bordo in attesa che le condizioni meteo fossero abbastanza buone per l'immersione.
La nave non era un granché, come ammette la stessa Christine, ma la promessa di esplorare per primi le profondità oceaniche, al pari di veri astronauti del mare, era troppo allettante per farsi troppe domande. Inoltre, la confidenza che la donna e il marito avevano acquisito con l'amministratore delegato della società proprietaria del Titan servirono a mettere a tacere i dubbi, così come la sua presenza a bordo del sommergibile. Anche Rush infatti rientra tra le cinque vittima della spedizione accanto al marito e al figlio di Christine.
Un viaggio della morte costato mezzo milione di dollari per due posti. "Con quella cifra mi sarei aspettata di comprare una casa", ha detto la donna, invece la sua si era svuotata: oggi rimane solo la figlia ventenne.
Quando le condizioni meteo migliorarono Suleman e Shahzada indossarono le mute, simili a tute spaziali, e salirono a bordo del sommergibile. Le comunicazioni tra la nave madre e il sommergibile si interruppero dopo circa 1 ora e mezza, ma l'allarme venne lanciato solo quando non ci fu la riemersione all'orario previsto.
Da quel momento, per gli occupanti della Polar Prince inizia un calvario lungo quattro giorni, una sosta nel mezzo dell'oceano a cui nessuno era preparato. "C'erano molte voci. Ho sentiti dire che l'acqua poteva finire e che forse avrebbero bevuto la condensa sulle pareti del sottomarino con delle cannucce… Non avevo bisogno di sentire queste cose, quindi ho cercato di non ascoltare. Ho cancellato tutte le notizie dal telefono. Non ero nemmeno a conoscenza del conto alla rovescia dell'ossigeno. Tutto quello che mi avevano detto i membri dell'equipaggio era che potevano resistere laggiù per quattro giorni, non di più".
Alla fine, arrivò la comunicazione ufficiale della Guardia Costiera, dopo il ritrovamento di alcune parti del sommergibile ormai ridotto in frantumi: "Tutto lascia supporre che si sia verificato un evento catastrofico a bordo del Titan".
Una parte del Titan è stata trovata a circa 500 metri dalla prua del Titanic. Secondo le ricostruzioni, lo scafo è imploso durante la discesa, probabilmente a causa di un difetto di produzione, causando la morte istantanea di tutti e cinque gli occupanti. "Quando hanno parlato di catastrofe, sapevo che Shahzada e Suleman non si erano accorti di nulla. Un attimo prima erano lì e un attimo dopo non c'erano più. Sapere che non hanno sofferto è stato fondamentale. Se ne sono andati, ma il modo in cui se ne sono andati in qualche modo rende tutto più sopportabile".
L'inchiesta sull'incidente: "Nessun permesso per portare passeggeri"
Come è emerso solo dopo, durante l'inchiesta che è nata dopo l'incidente, il Titan aveva effettuato cinque missioni all'anno tra la metà del 2021 e il 2022 e in nessuna di queste è riuscito ad avvicinarsi al Titanic, principalmente a causa del maltempo. La quinta missione è stata quella fatale, non solo per i suoi occupanti, ma anche per il ceo di OceanGate, Stockton Rush. L'uomo sin dal 2009 promuoveva le immersioni turistiche con lo slogan di "democratizzare gli abissi oceanici".
Quello su cui taceva erano le centinaia di problemi tecnici che avevano afflitto il Titan durante i due anni precedenti. Nel luglio 2022, durante la risalita, i passeggeri avevano sentito un forte boato che aveva scosso il sommergibile. Nonostante questa avvisaglia, Rush si era rifiutato di farlo ispezionare, sostenendo che le procedure di sicurezza erano troppo lente e "soffocavano l'innovazione". Il Titan è risultato non registrato per il trasporto di passeggeri.
"È morto con loro – conclude Christine – Se mi arrabbio con lui gli do potere, e mi rifiuto di farlo. Scelgo me stessa, ogni giorno, non la felicità, ma me. Se non lo facessi, non sarei qui. È molto difficile. Essere forti non significa non sentire le proprie emozioni".